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Crisi climatica

Articolo in evidenza

  • L'embargo di Pechino sulle terre rare e la partita sui semiconduttori

    Nei giorni scorsi la Cina ha annunciato l’introduzione dell'obbligo di una approvazione speciale governativa per l’esportazione di germanio e gallio. Due metalli fondamentali nella produzione di microchip, fibre ottiche e pannelli solari. Sullo sfondo lo scontro a tutto campo con Washington e gli equilibri - precari - nel commercio globale. Ma l’embargo può essere un’arma a doppio taglio.

  • Iraq: il cambiamento climatico minaccia anche la diversità religiosa

    Il caso di Sabei e Mandei, la cui vita è legata al corso dei fiumi: la loro sopravvivenza nel Paese è a rischio. Uno squilibrio demografico rischia di innescare un caos a livello sociale e politico, alimentando i conflitti. Il ruolo di Turchia e Iran nello sfruttamento dei fiumi. Il processo di desertificazione ha raggiunto il 70% del territorio iracheno.

  • Villaggi kazachi sepolti nella sabbia

    In una ventina di località nella regione di Aktjubinsk le dune ricoprono persino i pali della luce. Molti se ne sono andati, ma c'è anche chi non intende abbandonare le proprie case e passano la giornata a ruipulire le parti essenziali. Tra fine aprile e a novembre in questa zona le tempeste di sabbia sono usuali, ma quest’anno sono particolarmente invasive e nessuna protezione sembra sufficiente.

  • Il Vietnam senza elettricità a causa della siccità

    Nei principali bacini idroelettrici del Paese l'acqua è scesa a un livello allarmante per cui le centrali non riescono a garantire il pieno funzionamento. In difficoltà sono le aziende del settore manifatturiero ma anche pescatori e agricoltori. Il governo ha presentato un piano per lo sviluppo energetico, ma restano molti dubbi sulla reale fattibilità.

  • Lotta alla desertificazione, l'altra sfida della Cina di Xi Jinping

    Il 27% del territorio è oggi arido a causa del peggioramento della qualità del suolo, con rischi pesanti sulla sicurezza alimentare. In aumento anche le tempeste di sabbia. A un recente forum tenutosi nella Mongolia Interna, il presidente ha rilanciato l'impegno per la "Grande muraglia verde" con l'obiettivo di portare la superficie forestale al 30%. Una partita che ha riflessi anche fuori dalla Cina andandosi a intrecciare con la Belt and Road Initiative.

  • La ‘Greta del Manipur’ Licypriya Kangujam dal Papa per la fine delle violenze

    L’11enne ha trascorso cinque giorni in Italia in concomitanza con la Giornata mondiale dell’ambiente. Al pontefice la richiesta di aiuto per fermare gli scontri tra i Meitei e i gruppi tribali nello Stato del nord-est. La ragazza vuole impegnarsi per la costruzione di una scuola gratuita e aperta ai figli delle vittime di entrambe le parti in lotta: “Sarà un simbolo di pace per tutto il mondo".

  • Il Pakistan rischia una crisi alimentare come i Paesi in guerra

    L'allarme lanciato da Fao e World Food Programme. Gli effetti a lungo termine delle alluvioni della scorsa estate, da cui il Paese deve ancora riprendersi, si intrecciano con l'instabilità politico-finanziaria. La mancanza di valuta estera e il deterioramento del potere d'acquisto impediscono di importare e comprare generi alimentarli, facendo al contrario aumentare l'inflazione.

  • A Ulan Bator nel 2026 la Cop17 sulla desertificazione

    La Mongolia è nota per la sua crescente vulnerabilità al degrado del territorio: secondo alcuni dati il fenomeno colpisce il 76% della superficie del Paese. Tra le cause l'industria mineraria che continua a crescere alimentata proprio dalla domanda delle materie prime su cui si punta per la transizione ecologica. La Conferenza Onu sarà l'occasione per porre il tema della sostenibilità.

  • Papa: poniamo fine alla guerra insensata contro il creato

    Diffuso il messaggio del pontefice per la Giornata mondiale di preghiera che le Chiese celebrano insieme il 1° settembre. “Che scorrano la giustizia e la pace” il tema di quest’anno. Appello ai governi per la Cop28 di Dubai: “Si avvii una transizione rapida ed equa per porre fine all’era dei combustibili fossili”.

  • Ciclone Mocha: si temono centinaia di morti tra i Rohingya

    Venti fino a quasi 250 chilometri all'ora hanno abbattutto le torri di telecomunicazioni e raso al suolo intere abitazioni. Prima del disatro già 6 milioni di persone tra lo Stato birmano del Rakhine e il campo profughi di Cox's Bazar, in Bangladesh, avevano bisogno di assistenza umanitaria. La Chiesa locale si è attivata per inviare aiuti. Nei giorni precedenti le truppe dell'esercito hanno costretto alla fuga sotto la pioggia migliaia di civili.

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