Castel Gandolfo (AsiaNews) - Stamane, Leone XIV ha recitato l'Angelus dall'ingresso del palazzo apostolico di Castel Gandolfo, dove sta trascorrendo "qualche giorno di riposo" estivo. Il papa ha salutato gli abitanti del comune poco distante da Roma che da secoli ospita i pontefici, ma anche pellegrini e pellegrine giunti "da ogni parte del mondo".
Dopo la preghiera mariana, Prevost ha rivolto l'attenzione a "ciò che accade in diversi Paesi lacerati dalla guerra e dalla violenza". Condividendo "apprensione" per le situazioni di disperazione che attanagliano l'umanità. Senza diventare "chi soffre e muore a causa dei conflitti". "Al generoso impegno per la pace, uniamo anche la nostra costante preghiera".
Prima dell'Angelus, il papa ha parlato delle "tre piccole parabole" - e delle immagini a esse collegate - contenute nel Vangelo odierno (Mt 13,24-43). Le immagini sono "il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina".
Leone XIV ha spiegato che con esse Gesù richiama "l'arrivo del Regno di Dio", come il suo "agire nella vita degli uomini". Mettendo in guardia dal pensare a un Dio che è "figura potente", che usa la "forza" al fine di "dominare". "Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo".
Il pontefice ha parlato della tentazione di uomini e donne di attendere un segno "clamoroso" da Dio; che strappi "subito la zizzania del male". Adeguando a ciò anche l'"essere cristiani" e l'"essere Chiesa", ha aggiunto. "Il Regno di Dio [...] chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi".
Esso è lo "stile di Dio" con cui singoli e Chiesa dovrebbero abitare "la realtà". "Siamo chiamati ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio". È ciò che il card. Ratzinger nel 2010 chiamava sottomissione "alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone", ha detto.




















