Maldive: industria e allevamento in isole e lagune disabitate

Il governo ha presentato una riforma della Legge sulle isole disabitate. Fra gli obiettivi bilanciare l’autorità dello Stato centrale con interessi delle comunità locali. Il presidente Muizzu apre a investitori nazionali ed esteri. Fra le criticità l’accentramento di poteri e la tutela dell’ambiente.

di Maria Casadei

Milano (AsiaNews) - Il governo delle Maldive ha presentato al Parlamento un disegno di legge che propone di modificare l’Uninhabited Islands Act (la Legge sulle isole disabitate), in vigore da 28 anni. La riforma attribuisce al presidente un ruolo centrale nella definizione dell’utilizzo delle isole e delle lagune disabitate dell’arcipelago, introducendo nuove disposizioni che regolano le procedure di assegnazione, la durata delle concessioni e i canoni di locazione.

Tra le principali novità figura la possibilità di concedere in locazione isole e lagune disabitate per finalità diverse da quelle turistiche, aprendo la strada ad attività industriali ed economiche, agricole, ittiche, sociali e governative. Mentre le isole destinate al turismo e allo sviluppo industriale saranno assegnate direttamente dal governo centrale, quelle destinate ad altri usi, saranno gestite e amministrate dai consigli insulari locali. Le lagune, invece, saranno affidate al ministero competente. Proprio l’inclusione delle lagune rappresenta una delle innovazioni più significative della proposta, poiché erano finora escluse dal quadro normativo vigente.

Un altro aspetto rilevante della riforma riguarda una maggiore trasparenza e una più chiara definizione del ruolo e delle responsabilità della governance locale. Il disegno di legge introduce infatti disposizioni specifiche che disciplinano i rapporti tra i consigli locali e le isole e le lagune poste sotto il controllo del governo. L’obiettivo dichiarato è quello di bilanciare l’autorità dello Stato centrale con gli interessi delle comunità locali.

Con questo disegno di legge, l’esecutivo guidato dal presidente Mohamed Muizzu apre inoltre il settore agli investitori sia nazionali sia esteri. Le isole disabitate destinate a scopi commerciali potranno essere concesse in locazione a società e privati registrati alle Maldive, nonché a soggetti stranieri che hanno un’attività nel Paese, mentre per gli altri utilizzi le assegnazioni saranno riservate a cittadini, imprese e associazioni maldiviane. Il provvedimento definisce inoltre la durata delle concessioni, i criteri per la determinazione dei canoni di locazione e introduce un sistema di sanzioni, con l'obiettivo di garantire una gestione più ordinata e la tutela degli ecosistemi.

Se approvata, la nuova normativa sostituirà l’attuale Uninhabited Islands Act, introdotta nel 1996. Attraverso l’inclusione delle lagune e l’ampliamento delle destinazioni d’uso consentite per le isole disabitate, il governo punta a creare nuove opportunità economiche e a semplificare il sistema di gestione del patrimonio naturale del Paese. La riforma tuttavia riapre il dibattito sul crescente accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo e sul ruolo dei consigli locali nella gestione del territorio. Anche l’apertura delle isole disabitate ad attività industriali e agli investitori stranieri suscita preoccupazioni per la tutela degli ecosistemi dell’arcipelago e per la trasparenza nell’assegnazione delle concessioni. Il tema richiama alla memoria il caso di Feydhoo Finolhu, l'isola concessa nel 2016 in locazione per 50 anni a una società cinese per circa quattro milioni di dollari. L'operazione suscitò forti polemiche e critiche da parte dell'opposizione, che contestò sia il prezzo, ritenuto troppo basso, sia l'assenza di una gara pubblica. 

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