Mega-progetto indiano minaccia sul futuro del porto di Colombo

Nel mirino il Galathea Bay International Container Transshipment Port. Una infrastruttura strategica per Delhi situata a Gran Nicobar, nell’Oceano Indiano. Il successo dello Sri Lanka si basa sulla posizione strategica, ma servono piani per il futuro. Obiettivo: modernizzare ed espandere i servizi.

di Arundathie Abeysinghe

Colombo (AsiaNews) - Una minaccia incombe sui trasporti marittimi dello Sri Lanka e, in particolare, sul porto di Colombo: si tratta del Galathea Bay International Container Transshipment Port, una infrastruttura strategica per Delhi che dovrebbe sorgere sull’isola di Gran Nicobar, nell’Oceano Indiano. Secondo analisti e studiosi, esso rappresenta uno dei progetti riguardanti i mari di maggiore rilevanza strategica che sta prendendo forma nell’intera regione. 

Nonostante le prestazioni portuali con numeri da record dello Sri Lanka, sussiste una vulnerabilità strategica poiché il 45% del commercio di trasbordo - le merci vengono scaricate da un mezzo di trasporto in un luogo intermedio, per poi essere caricate su un altro mezzo e raggiungere la destinazione finale - di Colombo è legato alle merci indiane. Inoltre, il 50% delle attività di trasbordo del porto è collegato all’India.

Ecco perché la costruzione da parte dell’India di un gateway alternativo per il trasbordo rappresenta un grave svantaggio per lo Sri Lanka. Nel 2025, il porto di Colombo ha movimentato un volume record di 8,29 milioni di Unità equivalente a venti piedi (TEU), volume di traffico annuale più alto di sempre. Quasi l’81% del totale era costituito da trasbordo, il che conferma la posizione del porto della capitale come uno dei principali hub containerizzati dell’Oceano Indiano.

La posizione di Galathea Bay è particolarmente significativa in quanto si trova sull’isola di Gran Nicobar, vicino alla principale rotta marittima internazionale est-ovest; inoltre, si trova in una posizione strategica lungo la direttrice che conduce verso lo Stretto di Malacca, una via di navigazione cruciale lunga 900 km che funge da principale rotta marittima di collegamento tra gli oceani Indiano e Pacifico. Il progetto da 5,2 miliardi sta procedendo attraverso le fasi di pre-costruzione e di attuazione del partenariato pubblico-privato (PPP) e si prevede che i lavori inizino a breve. La prima fase del progetto è prevista per circa 4 milioni di TEU, con un’espansione finale che potrebbe raggiungere quota 16 milioni.

Interpellati da AsiaNews, gli esperti di questioni marittime Pradeepa Amarasekara e Sampath Attanayaka hanno dichiarato che “il successo [dello Sri Lanka] nel commercio di trasbordo è legato all’enorme volume di merci indiane che, attraverso Colombo, si collega alle reti marittime globali. L’India sta attualmente pianificando di cambiare questo quadro. Per decenni [Delhi] ha fatto ampio ricorso ai porti stranieri per il trasbordo delle merci, in particolare a Colombo e Singapore, poiché non disponeva di un impianto di trasbordo in acque profonde paragonabile, situato in una posizione strategicamente vantaggiosa. Attualmente [il governo indiano] vuole cambiare la situazione. Perché le merci indiane - si domandano - dovrebbero lasciare l’India per generare posti di lavoro, entrate e attività marittime in altri Paesi? Pertanto, l’India vuole trattenere una quota maggiore di quel valore sul proprio territorio. Galathea Bay è uno dei meccanismi attraverso i quali intende farlo”.

“Il successo di Colombo - proseguono gli esperti - si è basato sulla sua posizione strategica, sui terminali in acque profonde, su una connettività efficiente e su rapporti consolidati con le compagnie di navigazione globali, sebbene la maggior parte delle merci che transitano per Colombo non appartenga allo Sri Lanka. E pur controllando il porto, lo Sri Lanka non controlla le merci, perché sono proprio i proprietari delle merci, le compagnie di navigazione e le società di logistica a decidere in ultima istanza - concludono - dove si spostano i container, dato che le reti di trasporto marittimo possono cambiare”. 

I docenti universitari Oshantha Semasinghe e Prashanthi Dassanayaka ritengono che “sebbene Galathea possa non sottrarre milioni di container nel giro di pochi giorni, la possibilità concreta è quella di una graduale ristrutturazione delle reti di trasporto marittimo”. Se i vettori inizieranno a convogliare una maggiore quantità di merci indiane attraverso un hub di trasbordo indiano, proseguono, “svilupperanno nuove reti di collegamenti secondari, nuovi orari di navigazione, comprese le relazioni logistiche e gli accordi commerciali attorno a tale hub. Una volta che tali reti si saranno consolidate, invertire questa tendenza - avvertono - diventerà significativamente più difficile. Il pericolo non è quindi che Colombo perda improvvisamente il proprio volume d’affari, ma piuttosto che perda gradualmente la propria centralità strategica”.

Lo Sri Lanka, sottolineano gli esperti, necessita di un progetto coordinato attorno all’iniziativa ”Colombo Maritime Competitiveness Strategy 2035”, che sia seria, misurabile e coordinata a livello nazionale”. Un piano che non sia l’ennesimo documento programmatico né un comitato, ma che diventi una strategia di competitività misurabile per il 2035 focalizzata su: tempi di rotazione più rapidi per le navi, maggiori volumi di trasbordo, prezzi competitivi, maggiore produttività dei container, operazioni digitali e una connettività delle linee di collegamento resiliente.

Inoltre, è necessario modernizzare ed espandere i servizi delle compagnie di navigazione, il rifornimento di carburante, riparazioni, logistica e tecnologia marittima, attirando al contempo investimenti logistici regionali e assicurando impegni a lungo termine dei vettori. “Considerando che il trasbordo rappresenta circa quattro quinti del volume totale di container movimentati, il collegamento con l’India - concludono i docenti - non è una componente marginale dell’attività portuale, ma costituisce piuttosto uno dei pilastri della posizione di Colombo come hub regionale”.

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