Papa all'Angelus: 'Haiti cerchi il bene comune. Non dimentichiamo la Siria'

Francesco ha espresso sollievo per la liberazione di un insegnate e quattro religiosi ad Haiti, in preda alla violenza delle bande criminali. Invocata la preghiera per tutte le "popolazioni martoriate dalla guerra". Soprattutto quella siriana, piegata da 13 anni di guerra.

di Daniele Frison

Città del Vaticano (AsiaNews) - Una giornata soleggiata, un cielo sereno, hanno accolto i numerosi fedeli radunati quest’oggi, V Domenica di Quaresima, in piazza San Pietro per assistere alla preghiera dell’Angelus. Papa Francesco nell’intervento conclusivo ha dedicato un lungo commento alla difficile situazione in cui versa Haiti, Paese piegato dalle violenze provocate da un’alleanza tra bande criminali che hanno indotto le dimissioni del primo ministro Ariel Henry. Bergoglio ha espresso sollievo per la liberazione di “un insegnante e quattro dei sei religiosi”, Fratelli del Sacro Cuore, rapiti a Port-au-Prince il 23 febbraio.

I sequestri di persona purtroppo continuano, e sono ancora molte le persone rapite. “Chiedo che siano liberati al più presto gli altri due religiosi e tutte le persone ancora sotto sequestro in quell’amato Paese provato da tanta violenza”, ha affermato il Santo Padre. Il quale anche la scorsa domenica aveva rivolto l’attenzione, dalla finestra del Palazzo Apostolico, verso il Paese caraibico, invocando la preghiera “perché cessi ogni sorta di violenza”. Oggi è stato lanciato un nuovo appello rivolto a “tutti gli attori politici sociali” per “abbandonare ogni interesse particolare”, e “impegnarsi in spirito solidale nella ricerca del bene comune”, ha detto Papa Francesco. Spingendo verso l’obiettivo di dotare il Paese, con l’aiuto della comunità internazionale, “di solide istituzioni”, al fine di uscire dallo stato di emergenza attuale per “riportare l'ordine e la tranquillità sui cittadini”, ha aggiunto. 

Il Pontefice ha dedicato un pensiero anche a tutte le "popolazioni martoriate dalla guerra”, chiedendo di continuare a pregare per loro. Soprattutto quelle di “Ucraina, Palestina, Israele, Sud Sudan e Siria”. È quest’ultimo che Papa Francesco ha chiesto di non dimenticare. “Un Paese che soffre tanto per la guerra da tempo”, ha detto. Siria che da 13 anni - per il conflitto iniziato a marzo 2011 - non conosce la pace. Sono oltre 16 milioni le persone gettate in stato di bisogno in questi anni. Una tragedia a cui si aggiungono gli effetti del terremoto del 6 febbraio 2023.

Nel commento al Vangelo del giorno (Gv 12, 20-33) che ha preceduto la recita della preghiera mariana, Papa Francesco si è soffermato sul messaggio trasmesso da Gesù, da accogliere in questo cammino di avvicinamento alla Settimana Santa: che “sulla Croce vedremo la gloria sua e del Padre”, ha detto. Il brano, che narra del desiderio di “alcuni greci” di incontrare Gesù - che per questo motivo si avvicinano a Filippo -, continua con le seguenti parole del Messia: “È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato” (v. 23). Bergoglio si è addentrato nel significato di queste spiegando che “la gloria, per Dio, non corrisponde al successo umano, alla fama, alla popolarità” - a quella “gloria mondana” che “passa e non lascia la gioia nel cuore”. Corrisponde in realtà ad “amare fino a dare la vita”, ha continuato. “Glorificarsi, per Lui, vuol dire donarsi, rendersi accessibile, offrire il suo amore”.

Il luogo in cui è avvenuto questo “in modo culminante” è la Croce, definita dal Pontefice “cattedra di Dio”. Qui “Gesù ha dispiegato al massimo l’amore di Dio, rivelandone pienamente il volto di misericordia”, ha spiegato. Da ciò si trae l’insegnamento che la “gloria vera”, che non ha termine e provoca la felicità, è composta da dono e perdono, “essenza della gloria di Dio”. Questi sono criteri ai quali le persone non sono abituate perché spesso si pensa “alla gloria come a qualcosa da ricevere più che da dare”, ha detto il Santo Padre. “Allora possiamo chiederci: qual è la gloria che desidero per me, per la mia vita, che io sogno per il mio futuro?”, ha chiesto Francesco in conclusione a quanti in ascolto. Aggiungendo: “Ricordiamo infatti che, quando doniamo e perdoniamo, in noi risplende la gloria di Dio”. Per il tempo di Quaresima il Vescovo di Roma ha infine invocato la Vergine Maria, la quale “ha seguito con fede Gesù nell’ora della Passione”,  affinché “ci aiuti ad essere riflessi viventi dell’amore di Gesù”.

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