Papa all'Angelus sull'Ucraina: 'Si ritrovi umanità per pace giusta e duratura'

Bergoglio al termine della preghiera mariana ha ricordato l'anniversario della guerra in Ucraina: "Quante vittime, feriti, distruzioni". Ha auspicato una "soluzione diplomatica" che porti alla pace. Rivolto uno sguardo sofferente anche alla Rep. Democratica del Congo e alla Nigeria. Vicinanza al popolo della Mongolia per l'ondata di freddo record.

di Daniele Frison

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Supplico che si ritrovi quel po’ di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura”. È al secondo anniversario dall’inizio della guerra in Ucraina, ricorso ieri (il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa ha dato il via all’invasione), che Papa Francesco ha dedicato il primo pensiero nell’intervento conclusivo dell’Angelus di oggi, seconda domenica di Quaresima. “Quante vittime, feriti, distruzioni, angustie, lacrime - ha detto -, in un periodo che sta diventando terribilmente lungo e di cui non si intravede ancora la fine”. Ricordando che gli effetti devastanti non riguardano solo “quella regione d’Europa”, ma si estendono su scala globale, con un’ondata scatenata di “paura e odio”. 

Al “martoriato popolo ucraino” il Pontefice ha rinnovato il suo “vivissimo affetto”, aggiungendo che oggetto delle sue preghiere sono “tutti”, ma in particolare le “numerosissime vittime innocenti”. Non solo di questo conflitto, ma dei “tanti popoli dilaniati dalla guerra”, ha detto Bergoglio. Papa Francesco ha inoltre chiesto di non dimenticarsi di pregare “per la Palestina, per Israele”, e di “aiutare concretamente chi soffre”, pensando alla dilagante sofferenza nel mondo e “ai bambini feriti, innocenti”.

È seguito uno sguardo sofferente rivolto ai numerosi conflitti che affliggono il continente africano, in particolare quello che vede contrapposti i ribelli del gruppo M23 e i soldati governativi nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo. “Seguo con preoccupazione l’aumento delle violenze”, ha affermato il Santo Padre, unendosi all’invito dei Vescovi “a pregare per la pace” e “auspicando la cessazione degli scontri e la ricerca di un dialogo sincero e costruttivo”. Poi, Bergoglio ha parlato dell’apprensione causata dai “sempre più frequenti rapimenti che si verificano in Nigeria”, di cui sono vittime sia religiosi che semplici cittadini e cittadine. “Esprimo al popolo nigeriano la vicinanza mia e nella preghiera, auspicando che ci si impegni affinché il dilagare di questi episodi sia arginato il più possibile”, ha detto Papa Francesco davanti a una piazza gremita.

Nell’intervento che ha seguito la recita della preghiera mariana l'ultimo pensiero di vicinanza è stato espresso dal Pontefice alla popolazione della Mongolia “colpita da un’ondata di freddo intenso, che sta provocando gravi conseguenze umanitarie”. Nel Paese si sta infatti registrando l’inverno più rigido dal 1975. Sulla cause di questo evento Francesco non ha usato mezzi termini: “Anche questo fenomeno estremo è un segno del cambiamento climatico”. Riflettendo quindi sulla presenza della crisi climatica nel mondo. “È un problema sociale, globale, che incide in profondità sulla vita di molti fratelli e sorelle, soprattutto sui più vulnerabili”, ha detto. Invitando a pregare - sia coloro presenti in San Pietro nell’odierna giornata soleggiata, sia coloro in collegamento - “per poter intraprendere scelte sagge e coraggiose per contribuire alla cura del Creato”.

Il brano del Vangelo di Marco (Mc 9, 2-10) proposto oggi, seconda domenica di Quaresima, narra l’episodio della Trasfigurazione di Gesù, alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni. Dopo aver annunciato la Passione, Gesù li prende infatti con sé. “Sale su un monte alto e lì si manifesta fisicamente in tutta la sua luce”, ha detto Papa Francesco nel commento che ha preceduto la recita dell’Angelus. Nel farlo rivela loro il “senso” di quanto hanno condiviso insieme fino a quel momento, ovvero di tutti quei “segni compiuti” - predicazioni, perdono, guarigioni - che erano “scintille di una luce più grande: la luce di Gesù”, ha spiegato Bergoglio. 

Una luce da cui “i discepoli non dovranno mai più staccare gli occhi, specialmente nei momenti di prova, come quelli ormai vicini della Passione”, ha aggiunto. Il messaggio che emerge, supportato dalla metafora usata dal Papa dei contadini che in passato “tenendo gli occhi fissi sulla meta, tracciavano solchi diritti”, è proprio quello, come cristiani, “di tenere sempre davanti agli occhi il volto luminoso di Gesù”, ha affermato il Santo Padre. “Lui è amore, lui è vita senza fine. Lungo i sentieri dell’esistenza, a volte tortuosi, cerchiamo il suo volto” è ciò che ha proposto il Pontefice dalla finestra del Palazzo Apostolico. Per farlo vengono in aiuto la preghiera, l’ascolto della Parola e i Sacramenti. Da questo un invito per il corrente tempo di Quaresima: “Coltivare sguardi aperti, diventare cercatori di luce, cercatori della luce di Gesù nella preghiera e nelle persone”.

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