Papa Francesco cita p. Faltas: 'Dobbiamo educare per la pace'

Oggi, dopo la recita dell'Angelus, Bergoglio ha riportato le parole del Vicario della Custodia di Terra Santa. "Non abbiamo ancora, nell'umanità intera, una educazione che fermi ogni guerra", ha affermato. Lanciato un appello a coloro che detengono il potere nei conflitti: "Guerra non è la via per risolverli".

di Daniele Frison

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Educare per la pace”. Affacciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico per la recita dell’Angelus, Papa Francesco ha citato questa mattina le parole di padre Ibrahim Faltas, Vicario della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, pronunciate oggi durante il programma televisivo A Sua immagine. “Dobbiamo educare per la pace - ha affermato -. Si vede che non abbiamo ancora, nell’umanità intera, una educazione tale che fermi ogni guerra. Preghiamo sempre per questa grazia”. Poco prima il Santo Padre aveva parlato della guerra che imperversa nel mondo come di “crimine contro l’umanità”. 

Negli appelli che hanno seguito la recita della preghiera mariana, Bergoglio ha chiesto di non dimenticarsi di “quanti soffrono la crudeltà della guerra, in tante parti del mondo”. Dedicando un pensiero speciale a chi soffre in Ucraina, Palestina e Israele. Il Pontefice ha poi ricordato che a inizio 2024 “ci siamo scambiati auguri di pace, ma le armi hanno continuato a uccidere e distruggere”: infatti, durante l’Angelus dell’1 gennaio aveva invitato quanti in ascolto a essere “tutti i giorni operatori di pace”; ma le guerre presenti nel mondo stanno continuando senza sosta.

Alla luce dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente che perdura da 100 giorni - iniziata il 7 ottobre con l’attacco di Hamas -, con la crescente tensione nel Mar Rosso e l’aumento del numero degli attori coinvolti, oggi il Papa ha chiesto di pregare affinché “quanti hanno potere su questi conflitti riflettano sul fatto che la guerra non è la via per risolverli”. La guerra non è mai la soluzione alle controversie, ai disaccordi, “perché semina morte tra i civili e distrugge città e infrastrutture”, ha continuato Bergoglio. Aggiungendo difronte ai numerosi pellegrini radunati in Piazza San Pietro che “i popoli” e “il mondo” hanno bisogno di pace.

La scena presentata dal Vangelo del giorno, l’incontro tra Gesù e i primi discepoli secondo la narrazione di Giovanni (Gv 1,35-42), “ci invita a fare memoria del nostro primo incontro con Gesù”, ha affermato il Santo Padre nell’introduzione alla preghiera mariana. Un incontro che può avvenire in tutte la fasi della vita: “da bambino, da adolescente, da giovane, da adulto, adulta”, ha continuato. Bergoglio ha invitato a chiedersi cosa significa “essere discepoli del Signore”, dopo aver spolverato questo ricordo. A partire da questa suggestione si è soffermato su tre verbi suggeriti dalla Parola, che aiutano a spiegare l’autentico senso di mettersi alla sequela di Cristo: cercare, dimorare e annunciare.

Il primo verbo, cercare, si riferisce alla domanda che Gesù rivolge ai due discepoli di Giovanni Battista che iniziano a seguirlo: “Che cosa cercate?” (v. 38). Con queste parole invita loro “a guardarsi dentro”, ha spiegato Francesco. “Il Signore non vuole fare proseliti, non vuole fare followers superficiali, ma persone che si interrogano e si lasciano interpellare dalla sua Parola”. Per questo il primo modo per essere discepoli è “avere un cuore aperto”. 

In riferimento a dimorare, il secondo verbo analizzato, il Santo Padre ha spiegato le intenzioni dei due, i quali “non cercavano notizie o informazioni su Dio, oppure segni o miracoli, ma desideravano incontrare il Messia”. Per questo motivo chiedono a Gesù dove dimora (v. 38), ricevendo come risposta: “Venite e vedrete" (v. 39). Gli pongono questa domanda perché desiderano avere la possibilità di “parlare con lui, stare con lui, ascoltarlo”. Perché la fede “non è una teoria, ma un incontro”, ha aggiunto.

L’ultimo verbo analizzato è annunciare. È ciò che avviene dopo aver vissuto “un’esperienza talmente forte” da ricordarne “per sempre l’ora”: le quattro del pomeriggio. Dopo questo incontro “i loro cuori erano così pieni di gioia che sentirono subito il bisogno di comunicare il dono ricevuto”, ha spiegato Papa Francesco, che ha poi invitato nuovamente quanti hanno assistito oggi all’Angelus a fare “memoria del nostro primo incontro col Signore”. Chiedendo a "Maria Santissima, prima discepola di Gesù", a conclusione del commento iniziale, il dono del desiderio "di cercarlo, di stare con Lui e di annunciarlo".

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