Papa: l'unica paura del cristiano sia quella di buttare via la vita

Francesco all'Angelus invita a non temere le persecuzioni, ma di sprecare l'esistenza inseguendo gli idoli dell'efficienza e del consumismo. Dal pontefice parole di vicinanza alla famiglia della giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi, a 40 anni dalla sua misteriosa scomparsa rimasta tuttora senza risposte.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La vera paura del cristiano non è quella di subire persecuzioni, ma di ritrovarsi a “buttare via la propria vita”. Lo ha detto oggi papa Francesco ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per il consueto appuntamento dell’Angelus. Tra loro questa domenica erano presenti anche i familiari e gli amici di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa in circostanze misteriose 40 anni fa e mai più ritrovata, a cui il pontefice al termine della preghiera ha voluto esprimere la propria vicinanza.

Commentando l’invito di Gesù “Non abbiate paura”, ripetuto per ben tre volte nella pagina di Vangelo proposta oggi dalla liturgia (Mt 10,26.28.31), Francesco ha ricordato che poco prima Gesù aveva parlato ai discepoli delle persecuzioni che dovranno subire per il Vangelo, “una realtà ancora attuale”. “Sembra paradossale - ha commentato - l’annuncio del Regno di Dio è un messaggio di pace e di giustizia, fondato sulla carità fraterna e sul perdono, eppure riscontra opposizioni, violenze e persecuzioni. Gesù però - ha proseguito - dice di non temere: non perché nel mondo andrà tutto bene, ma perché per il Padre siamo preziosi e nulla di ciò che è buono andrà perduto”. 

C’è, però, qualcos’altro che deve spaventarci: per spiegarlo Gesù utilizza l’immagine della Geenna che – ha ricordato il papa – era la grande discarica di Gerusalemme. “Come a dire – ha spiegato - che non bisogna tanto temere di subire incomprensioni e critiche, di perdere prestigio e vantaggi economici per restare fedeli al Vangelo, ma di sprecare l’esistenza a inseguire cose di poco conto, che non riempiono di senso oggi la vita”.

Un messaggio quanto mai attuale: “Pure oggi – ha commentato , si può essere derisi o discriminati se non si seguono certi modelli alla moda, che però mettono spesso al centro realtà di secondo piano: le cose anziché le persone, le prestazioni anziché le relazioni. Penso ai genitori, che hanno bisogno di lavorare per mantenere la famiglia, ma non possono vivere solo per il lavoro: hanno bisogno del tempo necessario per stare con i figli. Penso anche a un sacerdote o a una suora: devono impegnarsi nel loro servizio, ma senza dimenticare di dedicare tempo a stare con Gesù, altrimenti cadono nella mondanità spirituale e perdono il senso di ciò che sono. E ancora, penso a un giovane o a una giovane, che hanno mille impegni e passioni: la scuola, lo sport, vari interessi, i telefonini e i social, ma hanno bisogno di incontrare le persone e realizzare dei sogni grandi, senza perdere tempo in cose che passano e non lasciano il segno”.

Saper fare qualche rinuncia “di fronte agli idoli dell’efficienza e del consumismo, è necessario per non andare a perdersi nelle cose, che poi vengono buttate via, come si faceva allora nella Geenna. E nelle Geenne di oggi spesso finiscono le persone: pensiamo agli ultimi, spesso trattati come materiale di scarto e oggetti indesiderati”. Di qui l’invito a domandarsi: “Io, di che cosa ho paura? Di non avere quello che mi piace? Di non raggiungere i traguardi che la società impone? Del giudizio degli altri? Oppure di non piacere al Signore e di non mettere al primo posto il suo Vangelo?”. “Maria, sapiente Madre – ha concluso - ci aiuti ad essere saggi e coraggiosi nelle scelte che facciamo”.

Dopo aver recitato l’Angelus, ricordando i 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il papa ha aggiunto: “Desidero approfittare di questa circostanza per esprimere, ancora una volta, la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma, e assicurare la mia preghiera. Estendo il mio ricordo a tutte le famiglie che portano il dolore di una persona cara scomparsa”.

Citando infine le gravi violenze tra bande avvenute nei giorni scorsi nel Penitenziario femminile di Támara in Honduras, Francesco ha invitato a pregare la Vergine di Suyapa, patrona del Paese, affinché “aiuti i cuori ad aprirsi alla riconciliazione e a fare spazio a una convivenza fraterna, anche all’interno delle carceri”.

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