Ašgabat (AsiaNews) - Il Turkmenistan è uno dei maggiori produttori di gas al mondo, e la sua esportazione è alla base della prosperità del Paese, ma nonostante le enormi riserve Ašgabat non è mai riuscita a trovare abbastanza acquirenti. Uno dei motivi è il sistema sottosviluppato di trasporto del gas, e un altro dipende dagli stessi turkmeni, che spesso cambiano unilateralmente i termini degli accordi, minando la fiducia dei partner. Gli accordi vengono solitamente rispettati con Paesi che acquistano grandi volumi di gas per un lungo periodo, come la Cina, ma laddove non esiste una formula rigida che vincoli Ašgabat con obblighi, esso si comporta in modo opportunistico, come è avvenuto con l’Iran e con le forniture alla Turchia, iniziate lo scorso anno e presto interrotte.
Per lo stesso motivo il Turkmenistan è cauto riguardo al gasdotto transcaspico, la cui realizzazione richiederà il coordinamento delle forniture con diversi Paesi, ma a causa di questa stessa imprevedibilità anche il Tapi, un progetto molto più rischioso attraverso l’Afghanistan e il Pakistan nel quale Ašgabat è pronta a investire quasi da sola, sta già suscitando dubbi tra i suoi partecipanti.
La Cina è il maggiore acquirente di gas turkmeno da oltre quindici anni, e ogni anno acquista fino a 40 miliardi di metri cubi di gas. Ora il Turkmenistan riceve circa 335-340 dollari per mille metri cubi di questo gas, il 30% in più rispetto al prezzo del gas russo per la Cina. Si tratta di un valore notevolmente inferiore rispetto ai prezzi di borsa: il gas sul mercato costa oggi in media circa 700 dollari per mille metri cubi, ma il prezzo spot è volatile, mentre un contratto a lungo termine garantisce un volume di vendita garantito per gli anni a venire, e quindi ricavi prevedibili, anche se il prezzo è inferiore rispetto al picco del mercato. Anche il prezzo dei contratti a lungo termine, peraltro, cambia in base al prezzo del petrolio, ma ciò avviene con ritardo; ad esempio, l'aumento del prezzo del petrolio causato dalla chiusura dello stretto di Hormuz non si riflette immediatamente nel prezzo del gas, ma dopo un ulteriore ricalcolo, utilizzando varie formule.
La Russia è da tempo un altro importante acquirente del gas turkmeno; storicamente veniva fornito a Mosca attraverso il gasdotto sovietico Centrasia, e nei primi anni dall’indipendenza Ašgabat semplicemente non aveva rotte alternative. Il prezzo del gas a quel tempo non era determinato da un indice di mercato, ma dalla negoziazione diretta: le parti concordavano un importo specifico per un determinato punto di consegna. Solo negli anni 2000 Mosca e Ašgabat hanno legato il prezzo del gas al petrolio, ma nel 2009 i prezzi del petrolio sono aumentati notevolmente, e il gas turkmeno ha iniziato a costare a Gazprom 375 dollari per mille metri cubi. Il monopolista russo del gas ha trovato questo prezzo eccessivamente alto e ha provato a riconsiderarne le condizioni, ma i turkmeni hanno rifiutato.
In generale, la Russia acquistava gas turkmeno non tanto per sé, quanto per rivenderlo all'Europa attraverso il proprio sistema di trasporto del gas. Dopo il 2022 l'Europa ha smesso in gran parte di acquistare gas dalla Russia, quindi acquistare dal Turkmenistan è diventato inutile. L'Europa vorrebbe certamente acquistare gas turkmeno direttamente, ma un gasdotto alternativo che aggiri la Russia non esiste ancora, e anche se ne venisse realizzato uno, a giudicare dall'esperienza di altri partner, Ašgabat si dimostrerebbe un negoziatore molto difficile. L'Europa promuove l'idea di un gasdotto che aggiri la Russia dalla fine degli anni 2000: esso correrebbe lungo il fondo del mar Caspio, raggiungerebbe i Paesi del Caucaso meridionale e poi, attraverso la Turchia, l'Europa. Il progetto è stato denominato Gasdotto Transcaspico, ed è stato incluso nella più ampia iniziativa del Corridoio meridionale europeo del gas. Dal 2022, quando l'Ue ha avuto nuovamente urgente bisogno di ulteriori forniture di gas, il progetto del mar Caspio è stato rilanciato. L'Azerbaigian, che rifornisce l'Europa di gas dal giacimento di Shah Deniz, non può riempire il gasdotto da solo: ha bisogno del gas turkmeno.
Sembrerebbe che questo sia esattamente ciò che il Turkmenistan sognava: nuovi clienti e minore dipendenza dalla Cina, ma Ašgabat non ha mai mostrato lo stesso interesse per questo progetto come, ad esempio, per il Tapi, il gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India, nonostante attraversi l'instabile e rischioso Afghanistan. Il problema risiede nella struttura stessa dei progetti: nel Tapi, Ašgabat è il principale proprietario del gasdotto e negozia direttamente con gli acquirenti, senza intermediari. L'imprevedibilità di Ašgabat non preoccupa solo l'Europa, e se il Turkmenistan spera davvero di diversificare le sue esportazioni, sia verso i Paesi limitrofi che verso mercati più lontani come l'Europa o il Medio Oriente, dovrà scendere a compromessi, non limitarsi a imporre le proprie condizioni. Altrimenti non avrà nessuno con cui trattare, se non la Cina.




















