Le grandi privatizzazioni dell'Uzbekistan  

Il governo di Taškent intende disinvestire da 84 grandi aziende ed entità economiche per un valore di oltre 8 miliardi di dollari, con l'intenzione di attrarre capitali stranieri e promuovere la modernizzazione del Paese. Ma l'esperienza del passato evidenzia i rischi di corruzione e nepotismo.

di Vladimir Rozanskij

Taškent (AsiaNews) - L'Uzbekistan ha approvato un programma di privatizzazione su vasta scala, mettendo in vendita beni statali per un valore di oltre 8 miliardi di dollari: azioni e partecipazioni statali in centinaia di aziende – dai bazar alle imprese industriali, dalle banche a una compagnia aerea – saranno messe in vendita. Le autorità affermano che l'obiettivo principale non è semplicemente la svendita di beni, ma l'attrazione di investimenti per la modernizzazione e lo sviluppo a lungo termine. Esperti indipendenti ricordano le lezioni del recente passato e sottolineano i rischi di corruzione e nepotismo.

Lo Stato intende disinvestire da 84 grandi aziende ed entità economiche; Taškent ha annunciato che saranno messi all'asta 1.242 immobili e circa 8.000 ettari di terreno destinati a progetti di sviluppo urbano e commerciale. L'elenco dei beni statali destinati alla privatizzazione comprende anche istituti bancari: Turonbank era il maggiore asset finanziario dell'elenco, con il 98,9% delle sue azioni destinate all'asta pubblica, ed è prevista anche la privatizzazione di Uzpromstroibank e Asakabank. Le autorità hanno annunciato piani per ridurre il numero di banche statali entro il 2030, mantenendone circa quattro anziché nove, e per diminuire la quota statale negli attivi bancari.

Inoltre, l'Uzbekistan prevede di privatizzare completamente la compagnia assicurativa Xalq Sugurta nel prossimo futuro; lo Stato ne possiede il 100% del capitale. Saranno messe all'asta il 100% della compagnia aerea Humo Air, il 91,83% di Uzexpocentr e il 79,27% dell'International Business Center. Nel settore dei trasporti, il 90% dello stabilimento di costruzione e riparazione di vagoni passeggeri di Taškent e il 100% dello stabilimento meccanico di Andižan, entrambi parte del sistema ferroviario uzbeko, saranno messi in vendita. Infine, decine di mercati, inclusi quelli di grandi dimensioni, sono destinati all'asta pubblica: l'elenco comprende immobili ben noti della capitale come il mercato automobilistico di Sergeli, i bazar di Yangiabad, Čilanzar, Urikzor, Abu Sahiy, Aviasozlar, Navruz, Kadyševa, Korakamyš e Farkhad. Sono inclusi anche il centro commerciale Parkent Universal, il centro commerciale Bek Tupi e l'azienda Beškurgan Savdo.

Il Fondo Monetario Internazionale ha raccomandato a Taškent di accelerare il processo di privatizzazione. Secondo il rapporto del Fmi, circa l'84% delle imprese statali in Uzbekistan opera in settori competitivi in ​​cui è più difficile giustificare la presenza dello Stato. Tra questi figurano i bazar, l'agricoltura, i servizi, il turismo e l'industria farmaceutica, pertanto si consiglia alle autorità del Paese di trasferire le attività non strategiche a privati ​​per ridurre l'onere sul bilancio. L'attuale campagna di privatizzazione non è la prima nel Paese: Taškent ha intrapreso una massiccia vendita di importanti beni statali strategici con l'ascesa al potere di Šavkat Mirziyoyev, che ha assunto la presidenza 10 anni fa dopo la morte di Islam Karimov, che ha governato con il pugno di ferro per oltre un quarto di secolo ed era diffidente nei confronti degli investitori stranieri e dell'idea stessa di denazionalizzazione.

I commercianti dei mercati di Tashkent, interpellati da Azattyk Asia, affermano con cautela che la loro situazione dipende interamente dai proprietari dei bazar. Un cambio di proprietà potrebbe rendere necessaria una revisione di quelle che considerano già condizioni poco invidiabili, dove i profitti devono essere condivisi con l'amministrazione del mercato e le spese in caso di emergenza devono essere coperte di tasca propria. Un imprenditore che lavora al mercato di Beškurgan Savdo afferma di aver pagato 500 dollari per ogni bancarella e di aver ricevuto il diritto di commerciare, ma dopo un incendio nell'aprile di quest'anno, i costi per il ripristino delle bancarelle sono stati addebitati agli imprenditori. Questi costi si sono aggiunti alle tasse, alle spese di trasporto e agli interessi sui prestiti. Le autorità affermano di voler migliorare il clima degli investimenti e di attrarre capitali su larga scala, ma questi processi sono spesso ancora accompagnati da scandali, legati a pressioni coercitive o regolamentari sulle aziende straniere.

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