Mosca (AsiaNews) - Il Cremlino sta incontrando sempre maggiori difficoltà nel ricostituire le proprie riserve e le entrate petrolifere sono deludenti. Tre delle sei maggiori raffinerie russe stanno riducendo o interrompendo la produzione a causa degli attacchi dei droni ucraini, secondo quanto riportato da Reuters. Il Cremlino sta attivamente accumulando carburante: il costo degli acquisti statali di benzina e diesel ha già raggiunto quasi 300 miliardi di rubli (un aumento del 30% su base annua), secondo Vedomosti.
Il governo è consapevole che Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di porre fine alla guerra, quindi il vice-premier Aleksandr Novak ha chiesto alle agenzie competenti e alle compagnie petrolifere di preparare possibili scenari in caso di un ulteriore peggioramento della situazione dei carburanti in Russia. L'analista indipendente del settore petrolifero e del gas Boris Aronstein ritiene che la Russia non sarà in grado di superare la carenza sistemica di prodotti petroliferi entro la fine dell'autunno, il che significa che la situazione peggiorerà.
La Russia si trova ad affrontare problemi non solo con la raffinazione del petrolio, ma anche con la sua produzione. Il Cremlino ha abbassato le previsioni di produzione petrolifera per il 2026 al livello più basso da oltre un decennio. Inoltre, come riporta Reuters, la Russia ha già rivisto i suoi piani di esportazione di carburante per il biennio 2026-2027 a causa della guerra.
Il conflitto richiede sempre più denaro, e il ministro delle finanze Anton Siluanov lo riconosce: “Le nostre priorità in questo momento sono i compiti di difesa, i compiti per il fronte”. Mosca sta spendendo attivamente il suo Fondo nazionale per il Benessere: dal 2019, la Russia ha speso 15mila miliardi di rubli da questo fondo. Questa “riserva”, come la chiama il ministro delle Finanze, è necessaria per far fronte agli obblighi durante i periodi di fluttuazione dei prezzi del petrolio. Il bilancio per il 2027 e i due anni successivi si basa su un prezzo di 50 dollari al barile, afferma Siluanov, e tutte le entrate derivanti dal petrolio e dal gas al di sopra del livello di riferimento calcolato a questo prezzo confluiranno direttamente nella “riserva”.
Secondo il vice-ministro delle finanze Aleksej Sazanov, le aziende russe potrebbero beneficiare di agevolazioni fiscali per le spese di difesa contro i droni, e per il ripristino delle infrastrutture dopo gli attacchi. È prevista l'introduzione di emendamenti legislativi in autunno; “sono in fase di elaborazione modifiche - aggiunge Sazanov - che consentiranno l'inclusione delle spese per la difesa delle infrastrutture e il loro ripristino dopo gli attacchi”.
Ad agosto Vladimir Putin ha firmato un decreto che consente il trasferimento temporaneo delle imprese sotto la gestione statale, qualora le loro infrastrutture non siano adeguatamente protette dai droni o non vengano ripristinate tempestivamente dopo gli attacchi. L'economista Igor Lipsits ha analizzato se le agevolazioni fiscali aiuteranno le imprese a difendersi dagli attacchi ucraini senza l'assistenza statale, e quali saranno le conseguenze di tali costi.
La popolazione dovrà pagare per tutta questa difesa aerea fornita dalle imprese. Lo Stato è tenuto a garantire la protezione del territorio, ma non ci riesce. Pertanto, le imprese private stanno ora scaricando questo onere su altre imprese private; devono difendere da sole le proprie infrastrutture e installare sistemi di sorveglianza e difesa. Si tratta di costi elevati e fino ad ora, quando dichiaravano i propri ricavi, non sapevano se includere o meno le spese militari, che non erano elencate come spese deducibili.
Questo comporterà un aumento legittimo e riconosciuto dei costi aziendali, e se i costi aumentano le imprese dovranno aumentare i prezzi dei loro prodotti, perché questi costi devono essere in qualche modo recuperati. Pertanto, la popolazione dovrà pagare per tutta questa difesa aerea presso le imprese. Il risultato finale è che la popolazione, da un lato, paga le tasse allo Stato affinché protegga il Paese, ma lo Stato non riesce a svolgere questo compito: la Russia dovrà pagare due volte per la difesa dell'economia, allo Stato e alle imprese private. I russi così pagheranno per tutti questi sistemi di difesa aerea presso le imprese, quando acquisteranno beni di fabbricazione russa.



















