Il ruolo di Mosca nel ‘nuovo Caucaso’ in cerca di sovranità

Nuovi equilibri di potere: Armenia, Azerbaijan e Georgia in fase di ristrutturazione, dalla politica alle infrastrutture. Relazioni russe a “doppio senso” con Baku, Erevan e Tbilisi, l’esito finale “cruciale” per la regione. Corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud strategico per le forniture.

di Stefano Caprio

Il politologo internazionale Aleksej Naumov ha analizzato la situazione attuale del Caucaso meridionale, e le sfide che essa pone alla politica regionale russa, nel corso di un’intervista a Vestnik Kavkaza. Egli ritiene essenziale concentrare gli sforzi sulla sicurezza e sulla prosperità economica di tutti i Paesi della regione. Il Caucaso meridionale sta attraversando una profonda trasformazione globale, determinata dalla risoluzione delle conseguenze a medio termine della guerra del Karabakh e dall'impatto dei conflitti militari su larga scala nelle regioni limitrofe sull'ordine mondiale nel suo complesso. L'Azerbaigian e l'Armenia sono vicini alla firma di un trattato di pace e stanno instaurando rapporti commerciali. La Georgia si trova in una situazione di “guerra fredda” con l'Unione Europea a causa della sua riluttanza a imporre sanzioni alla Russia.

Nuovi equilibri

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha aumentato drasticamente la domanda di rotte di trasporto merci terrestri tra Oriente e Occidente. La politica estera di ciascuna delle repubbliche del Caucaso meridionale ha subito cambiamenti in linea con le nuove realtà regionali ed extra-regionali; a questo proposito, il compito di modernizzare l'approccio al Caucaso meridionale per il più grande Stato della regione, la Federazione Russa, sta diventando sempre più urgente. Gli interessi nazionali della Russia rimangono invariati: una cooperazione globale e reciprocamente vantaggiosa con i suoi storici partner e alleati strategici - Azerbaigian e Armenia - e l'ampliamento dei contatti con la Georgia nella misura in cui le autorità georgiane siano disposte ad accoglierli. Tuttavia, oggi questi interessi si realizzano in circostanze significativamente mutate, aspetto importante da considerare nello sviluppo e nel mantenimento dei legami con le repubbliche del Caucaso meridionale.

Nel Caucaso meridionale sta emergendo un nuovo equilibrio di potere: l'Azerbaigian ha ripristinato la propria integrità territoriale, l'Armenia, sotto la sua nuova leadership, sta perseguendo una politica di riconoscimento e accettazione delle realtà politiche regionali, e le recenti elezioni parlamentari hanno dimostrato che le autorità godono di un certo livello di fiducia tra l'elettorato armeno. Un processo simile è in corso in Georgia: sta crescendo la consapevolezza che la logica del conflitto è impraticabile, senza speranza e porta solo a un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. Pertanto, l'Armenia comprende di non potersi permettere un conflitto con l'Azerbaigian, e la Georgia comprende di non potersi permettere un conflitto con la Russia.

Tutti e tre i pilastri del Caucaso meridionale sono attualmente in fase di ristrutturazione, ed è importante sottolineare che “il nuovo equilibrio di potere è ancora in fase di definizione”, come osserva Naumov. Ad esempio, è in corso un dibattito cruciale sui termini del cosiddetto Corridoio Tripp (“della pace di Trump”), che gli azeri chiamano il “Corridoio di Zangezur”: Erevan vuole che operi in conformità con la legge armena, e che tutte le infrastrutture che attraverseranno l'Armenia dalla regione azera di Zangilan alla repubblica autonoma del Nakhičevan, tra cui ferrovia, autostrada, gasdotto e linea elettrica, siano soggette alla legge armena. Baku e Ankara preferiscono chiaramente termini diversi per il Tripp, e i negoziati su questo tema sono ancora in corso. A questo punto è diventato fondamentalmente chiaro che ogni Paese del Caucaso meridionale sta acquisendo una comprensione più completa della propria sovranità. Vi è una crescente esigenza di eliminare le precedenti dipendenze da centri di potere esterni, e in tutte le capitali - Baku, Erevan e Tbilisi - si stanno sviluppando politiche estere multidimensionali. In altre parole, afferma l’esperto, “la formazione di un nuovo Caucaso meridionale, la sua autodeterminazione, si sta realizzando sotto i nostri occhi… si tratta di un quadro in continua evoluzione, ma la situazione è innegabile: la sovranità sta prendendo slancio in ciascuna delle repubbliche”.

Relazioni a doppio senso

Con la fine del conflitto armeno-azero, cinque anni fa, si è spezzato il legame che univa la Russia all'Armenia in quanto parte in causa. La guerra del Karabakh era una spina nel fianco che ostacolava lo sviluppo delle relazioni russo-azere, e ora che la questione del Karabakh è finalmente e irrevocabilmente risolta, Mosca potrebbe portare la cooperazione con Baku a un livello che non era stato possibile raggiungere durante il conflitto armeno-azero. Allo stesso tempo, anche le relazioni russo-azere presentano le loro complessità; è chiaro che in entrambi i Paesi esistono ambienti non interessati a rafforzare i legami tra Mosca e Baku, che sfruttano regolarmente diverse notizie ed eventi contraddittori per ostacolare, intralciare e rallentare lo sviluppo della cooperazione tra Russia e Azerbaigian.

Ai massimi livelli della leadership, peraltro, tra i presidenti Vladimir Putin e Ilham Aliev è stata impartita una direttiva molto specifica, e ripetutamente espressa pubblicamente per lo sviluppo dei legami tra i due Stati. La crisi causata dall'incidente aereo dell'Azal del 25 dicembre 2024 ha complicato i rapporti, ma Mosca ha compiuto sforzi significativi per risolverla: la responsabilità dell'incidente e gli obblighi relativi alle conseguenze di questa tragedia sono stati accettati, e ogni dettaglio è stato definito. Mosca ha dimostrato di essere un attore forte che non intende accettare la responsabilità, né rifiutarsi di risolvere la situazione, e ora si aspetta che i Paesi del Caucaso meridionale agiscano di conseguenza, e si assumano la responsabilità delle proprie azioni.

Le relazioni della Russia con ciascuno dei Paesi del Caucaso meridionale sono a doppio senso, e ogni capitale, Mosca, Baku, Erevan e Tbilisi, deve impegnarsi per costruire e migliorare questi rapporti. La Russia non abbandonerà il Caucaso, perché come sottolinea il ministero degli Esteri russo nelle sue dichiarazioni, “anche la Russia è uno Stato caucasico”. Mentre i contorni del nuovo Caucaso meridionale stanno appena iniziando a delinearsi, anche il ruolo della Russia sta attraversando un periodo di ridefinizione e rimodellamento; il suo esito finale è cruciale sia per gli interessi russi nella regione, sia per quelli degli Stati regionali. La Russia è pronta a riconoscere indipendenza e competenza dei Paesi post-sovietici ed è pronta a rispettare le loro scelte e i loro percorsi politici, a condizione ovviamente che ciò non rappresenti una minaccia per la Federazione.

“L'esperienza degli ultimi decenni dimostra che considerare la Russia un nemico è assolutamente inappropriato nell'ambito della politica estera nazionale”, sottolinea Naumov, e poiché gli interessi di sicurezza della Russia vengono prima di tutto per Mosca, è ragionevole e vantaggioso stringere un'alleanza con la Russia. È importante che la Russia sia disposta ad ascoltare e a comprendere i suoi partner nel Caucaso meridionale e che sia pronta a tenere conto dei loro interessi: si impegna sempre nel dialogo, ma non compromette i propri interessi di sicurezza. La Russia è impegnata in un lungo e difficile conflitto con l'Occidente, e ha bisogno di costruire catene commerciali e logistiche non occidentali; ecco perché il Corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud, la cui costruzione si è intensificata dopo l'inizio dell'operazione militare speciale in Ucraina, è così importante. Il Caucaso meridionale è importante per la Russia non solo in termini di cooperazione bilaterale con le repubbliche, ma anche come regione di transito.

Esempio di collaborazione?

Nel mondo moderno, la logica della sicurezza prevale ormai su qualsiasi guadagno economico, e se gli interessi di sicurezza della Russia vengono tutelati e rispettati nel Caucaso meridionale, ciò andrà a vantaggio di tutte le parti coinvolte. In questo caso, la Russia investirà nei progetti in corso e si preparerà a una nuova cooperazione politica ed economica. Se il progetto Tripp, ad esempio, prevede solo l'integrazione economica senza un coinvolgimento politico attivo degli Stati Uniti nel Caucaso meridionale, potrebbe benissimo funzionare. Pertanto, l'Armenia deve dimostrare a Russia, Azerbaigian e Georgia che la sua cooperazione con l'Unione Europea e gli Stati Uniti non rappresenta una minaccia per i Paesi della regione, per l'equilibrio di potere o per la stabilità del Caucaso meridionale.

Il Caucaso meridionale, in quanto hub logistico globale, potrebbe fungere da buon esempio di cooperazione economica tra un'ampia gamma di potenze globali, ma nella realtà odierna, con l'emergere di una nuova mentalità di blocco del tipo “o sei con loro o sei con noi”, purtroppo questo sembra un'utopia. Un buon esempio di attività di uno Stato extra-regionale nel Caucaso meridionale è oggi la Cina, che non rappresenta una minaccia per gli interessi di sicurezza della Russia: l'assistenza cinese nella costruzione del porto in acque profonde di Anaklija può essere percepita dalla Russia in modo del tutto normale, perché la Cina non intende manipolare i politici georgiani attraverso questo progetto. L'Occidente invece spesso opera in modo complesso, e vi è il rischio per l'intera regione che un'eccessiva integrazione occidentale crei nuove minacce alla sicurezza. La Russia può certamente cooperare con Stati extra-regionali nel Caucaso meridionale, ma ritiene di avere un diritto di precedenza, per la storia antica e moderna, zarista e sovietica che stende la sua ombra sulla guerra attuale contro la globalizzazione, che richiede nuove forme di comunicazione a livello mondiale.

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