Le nuove deportazioni della Russia di oggi

Alla Duma di Mosca si discute apertamente dell'ipotesi di trasferire in Estremo Oriente o in Siberia 200-300mila cittadini che vivono nei territori “liberati” del Donbass ora inadatti alla vita. In continuità con il sistema russo-sovietico che nella sua storia ha spostato enormi masse di persone in base alle proprie esigenze.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - La recente proposta, discussa anche alla Duma di Mosca, di reinsediare gli abitanti dei “nuovi territori” nella Russia interna sta evocando associazioni con la deportazione di popoli dei tempi sovietici. L'allocazione artificiale, per così dire, della forza lavoro, i progetti di costruzione del secolo, il reclutamento organizzato: tutto questo è nello stile russo-sovietico, afferma Andrej Kolesnikov su Novaja Gazeta. Lo Stato russo ha spostato enormi masse di persone in base alle proprie esigenze, piuttosto che alla propria arroganza, alle proprie fantasie e alle proprie nozioni di “sicurezza”, e naturalmente “dare vita a queste fantasie richiedeva lavoro forzato: ferrovie che attraversavano il permafrost senza portare da nessuna parte, uno stile perennemente ‘incompiuto’, simbolo dell'irrazionalità e della perniciosa arroganza dello Stato”, commenta Kolesnikov.

Anche l'idea di deviare il corso dei fiumi, fortunatamente abbandonata alla fine degli anni '80, è ritornata improvvisamente, e il desiderio di decidere il destino delle persone si manifesta nelle circostanze più inaspettate: così il presentatore televisivo Sergej Solov’ev ha proposto di trasferire le persone dalle regioni del fronte in condizioni “normali” nell'entroterra russo, dove “c’è tanta terra libera ed edificabile”. Questa idea ha fatto tornare in mente il piano di deportazione degli ebrei sovietici, emerso negli ultimi mesi del regime di Stalin. Non esistono documenti che attestino la preparazione di un simile piano, ma l'esperienza di deportazione accumulata negli anni '40 potrebbe aver dato impulso a tali azioni, e l'isteria antisemita che si scatenò alla fine degli anni '40 e si intensificò nel 1953 dopo l'inizio del caso dei “medici assassini” insieme alle richieste “popolari” fomentate dalle autorità per reinsediare gli ebrei in qualche località dell'Estremo Oriente, con ogni probabilità preparò l'opinione pubblica a un reinsediamento di massa.

Sono stati presentati anche studi di fattibilità: il reinsediamento oggi dovrebbe essere accompagnato dall’acquisto da parte del governo di nuovi edifici per il trasferimento dei cittadini che vivono nei territori “liberati” del Donbass ora inadatti alla vita, e dall’attuazione di alcuni programmi come “L’ettaro dell’Estremo Oriente”. Si parla di 200-300mila persone a cui verrebbe chiesto di lasciare le proprie case e andare con i propri fagotti verso il nulla - presumibilmente, per coltivare proprio questo “ettaro dell'Estremo Oriente”, che in termini di comfort è ben lontano dai territori di villeggiatura.

È chiaro che le autorità russe di tutti i tempi si sono sempre preoccupate dello sviluppo delle terre rimaste sottosviluppate, la loro colonizzazione in alcuni luoghi è rimasta incompiuta e le risorse umane sono sempre state necessarie per adattare le vaste distese alla vita umana. Ed è fin troppo facile “immaginare il movimento di enormi masse di persone come se fosse un videogioco”, suggerisce Kolesnikov, poiché in realtà gli scontri militari stessi sono diventati per molti come videogiochi, e i partecipanti, siano essi pantofolai o impiegati, si sentono come dei giocatori.

Secondo le proposte di trattative del Cremlino, si deve formare in Ucraina un’ampia “zona cuscinetto” che si espanderà sempre di più, e un numero crescente di “terre storiche” verrà trasformato in zone per il reinsediamento in aree remote della Siberia e dell'Estremo Oriente. Il giornalista conclude che “i territori contano più delle persone, che possono essere ‘cambiate’, proprio come il corso di un fiume. Tutto ciò che una persona può fare è fuggire da queste grandi iniziative sulla propria piccola zattera, sempre che ne abbia una, ovviamente”.

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