Mosca lontana dai pensieri dell’Asia centrale

L’incontro in Kirghizistan ignorato dalle agenzie di stampa russe. Il vertice del C-6 ha mostrato la volontà dei membri di proteggere gli interessi economici da sanzioni occidentali. Obiettivo: garantire il funzionamento del Corridoio di Mezzo. Legittimazione della natura dinastica del potere.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - Come osserva il politologo russo Arkadij Dubnov su Kaktus.Media, l'incontro consultivo informale tra i capi di Stato dell'Asia centrale e dell'Azerbaigian, tenuto nei giorni scorsi a Čolpon-Ata nella regione di Issyk-Kul in Kirghizistan, è stato completamente ignorato dalle agenzie di stampa federali russe, che ad eccezione di un breve servizio sulla Nezavisimaja Gazeta, non hanno dato copertura all'evento. Nessun ospite proveniente da Mosca è stato visto a Issyk-Kul in quei giorni, e di fatto la Russia non è stata nemmeno menzionata nei discorsi dei capi di Stato.

Due di questi Paesi, il Kazakistan e il Kirghizistan, sono membri dell'Unione economica eurasiatica Eaes, e insieme al Tagikistan sono anche membri dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva Csto. Si potrebbe naturalmente ipotizzare che gli obiettivi che un tempo spinsero questi Stati ad aderire alle strutture politico-economiche e militari sponsorizzate da Mosca non siano più rilevanti, afferma Dubnov. Questo è in parte vero, ma nemmeno le evidenti contraddizioni che complicano le relazioni con la Russia tra i suoi partner li costringono a ritirarsi dalle strutture ex-sovietiche dominate da Mosca. L’esperto ricorda le recenti parole del presidente kazako Kasym-Žomart Tokaev, pronunciate davanti a Vladimir Putin durante un incontro a Omsk: “Non comprendiamo la natura e le origini del conflitto militare tra Russia e Ucraina”, ma ciò non implica alcuna conclusione di natura organizzativa, come ha scritto il politologo sulla sua pagina Facebook.

Dubnov ha osservato che i partecipanti al vertice di Issyk-Kul non hanno menzionato la Russia o la sua guerra con l'Ucraina. A suo avviso, il vertice del C-6 (cinque Paesi dell'Asia centrale e l'Azerbaigian) dimostra la volontà dei partecipanti di proteggere i propri interessi economici dall'impatto delle sanzioni occidentali imposte alla Russia. In sintesi, l'obiettivo è semplice: garantire il funzionamento del Corridoio di Mezzo, che collega le diverse infrastrutture logistiche della Grande Eurasia con l'Europa, aggirando la Russia.

L'adesione dell'Azerbaigian al gruppo dei Cinque dell'Asia Centrale garantisce un contrappunto cruciale al Corridoio Centrale nel Caucaso Meridionale; come ha osservato il presidente uzbeko Šavkat Mirziyoyev, questa adesione eleva il gruppo dei cinque centrasiatici ad un “livello macro-regionale qualitativamente nuovo, che ci permetterà di consolidare l'Asia Centrale, precedentemente frammentata, insieme al nostro vicino Afghanistan”. Tokaev ha fatto eco a questo sentimento: “l'Asia Centrale sta vivendo il periodo di maggior successo della sua storia”, formando attualmente un “insieme geopolitico e geoeconomico unificato”. Al lago di Issyk-Kul si è anche discusso della graduale emersione di “un'identità pan-regionale”, e allo stesso tempo si è accuratamente evitato di insistere sulla natura turanica di questa identità, per non alienarsi il Tagikistan di lingua persiana.

Dubnov ritiene che l'incontro dei presidenti del C-6, dal punto di vista di un cronista di lunga data dello spazio post-sovietico, appaia interessante sotto molti aspetti: “In primo luogo stiamo assistendo a una certa legittimazione della natura dinastica del potere, che si è consolidata nella regione”. In Azerbaigian e Turkmenistan, i presidenti Ilham Aliev e Serdar Berdymuhamedov hanno ereditato il loro status dai rispettivi padri, da Gejdar Aliev morto nel 2003, e dall'attuale presidente-padre, Gurbanguly Berdymuhamedov. Entrambi portano il titolo di “leader nazionale” dei loro popoli, e un titolo simile è detenuto dal più anziano dei leader della regione, il presidente Emomali Rakhmon del Tagikistan, al potere dal 1992. Si prevede che anche lui, in un futuro prossimo, cederà la carica al figlio Rustam Emomali, che ha ricoperto per molti anni le cariche di sindaco di Dušanbe e di presidente della camera alta del parlamento tagiko.

Una prospettiva simile si profila in Uzbekistan, dove la figlia del presidente, Saida Mirziyoyeva, è recentemente diventata il capo dell’amministrazione paterna. Nulla minaccia la stabilità della dinastia al potere in Azerbaigian, dove la first lady Mekhrinban Alieva ricopre la carica di primo vice-presidente del Paese, e di fatto non c'è una vera opposizione ai regimi al potere in questi Paesi, che in prospettiva appaiono più saldi della stessa Russia, minacciata dalla crisi economica dei tempi di guerra, e dall’incertezza circa la successione allo zar Putin.

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