Il governo indiano ha reso noto in Parlamento che il numero di contribuenti con un reddito annuo dichiarato superiore ai 100 crore di rupie (1 miliardo di rupie, pari a poco più di 10 milioni di dollari, o 9 milioni di euro al cambio attuale) è salito a 576 nell’anno fiscale 2025-26, contro i 142 registrati nel 2021-22, un numero quadruplicato in cinque anni. Il dato, tuttavia, è solo la punta più visibile di una disuguaglianza economica che resta tra le più marcate al mondo.
Il dato del ministero
La cifra è stata fornita dal ministero delle Finanze in risposta a un’interrogazione parlamentare alla Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento indiano, sul numero di miliardari presenti nel Paese. Il ministero ha innanzitutto chiarito che i dati forniti non riguardano il patrimonio complessivo di un individuo, ma il solo reddito annuo dichiarato.
Il ministero ha anche precisato un’altra lacuna informativa non trascurabile: non esistono dati ufficiali sul patrimonio aggregato stimato dei miliardari indiani, perché la Wealth Tax Act, la legge che imponeva una patrimoniale, è stata abrogata nel 2016. Chi vuole misurare la ricchezza - non solo il reddito - dei super-ricchi indiani deve dunque affidarsi a stime di soggetti privati.
Allo stesso tempo il ministero ha fornito altri dati governativi come il calo del coefficiente di Gini, che sintetizza la distribuzione di una variabile (come reddito o ricchezza) in un numero compreso tra 0 (uguaglianza perfetta) e 1 (disuguaglianza assoluta). Secondo Delhi il dato è in calo, passando da 0,266 a livello urbano e 0,314 a livello urbano nel 2022-23 a rispettivamente 0,237 e 0,284 nel 2023-24. Questi coefficienti tuttavia si basano sulla spesa per consumi, non sulla ricchezza, per cui ancora una volta fotografano una situazione parziale.
Quanti sono davvero i super-ricchi indiani
Le stime degli istituti privati disponibili convergono su una crescita rapida della fascia più alta della piramide patrimoniale indiana. Secondo uno studio di aprile della società di consulenza immobiliare Knight Frank, l’India conta oggi 207 miliardari in dollari e oltre 19.850 individui ad altissimo patrimonio netto (Ultra-High-Net-Worth Individuals, UHNWI), categoria che la società definisce come chi possiede beni per almeno 287 crore di rupie (circa 30 milioni di dollari, o 26 milioni di euro). Lo studio prevede che entro il 2031 l’India avrà 313 miliardari e oltre 25.200 UHNWI.
La Hurun Global Rich List 2026, pubblicata a marzo, colloca invece l’India al terzo posto al mondo per numero di miliardari - dopo Stati Uniti e Cina - con 308 individui, 57 nuovi ingressi nell’ultimo anno a fronte di 27 uscite. La ricchezza complessiva dei miliardari indiani censiti da Hurun è cresciuta del 10% su base annua, a circa 112.600 miliardi di rupie (poco più di 1.176 miliardi di dollari, circa 1.024 miliardi di euro). Mukesh Ambani, presidente di Reliance Industries, resta il più ricco tra gli indiani e tra gli asiatici, con un patrimonio stimato in 109 miliardi di dollari; Gautam Adani, del gruppo Adani, è secondo nonostante un calo del 14% del suo patrimonio nell’ultimo anno. Un dato che segnala un ricambio generazionale: oltre l’80% dei miliardari presenti nella lista 2026 non figurava ancora dieci anni fa, e il settore che ha prodotto più nuovi ingressi è quello sanitario-farmaceutico.
Un terzo studio, pubblicato dalla società di gestione patrimoniale 360 ONE Wealth Management, offre una fotografia più ampia e per certi versi più significativa sul piano sociale: il campione analizzato comprende 3.040 persone con un patrimonio minimo di 425 crore di rupie (circa 44 milioni di dollari, 39 milioni di euro), per una ricchezza complessiva del gruppo pari a 104mila miliardi di rupie (circa 1.087 miliardi di dollari).
Il dato più rilevante riguarda l’età: l’età mediana dei “crorepati” (i patrimoni superiori al crore di rupie) è scesa a 57 anni nel 2026, dai 63 dell’anno precedente, mentre l’età mediana della popolazione indiana nel suo complesso è salita a 29 anni. I più ricchi della generazione Z e dei millennial hanno un patrimonio medio di 5.094 crore di rupie (circa 532 milioni di dollari), superiore persino alla media della “generazione silenziosa” (gli over 80), segno che l’accumulo di ricchezza si sta concentrando in una fascia d’età sempre più ristretta e sempre più giovane, mentre il resto della popolazione invecchia.
L’altra faccia della medaglia, una disuguaglianza tra le più alte al mondo
Il balzo dei super-redditi si inserisce in una tendenza documentata da più fonti indipendenti negli ultimi anni. Il World Inequality Report 2026 colloca l’India tra i Paesi più diseguali al mondo. Secondo il rapporto, l’1% più ricco della popolazione indiana detiene il 40% della ricchezza nazionale, mentre il 10% più ricco ne detiene circa il 65%. Sul fronte del reddito, il 10% più ricco incassa circa il 58% del reddito nazionale, contro appena il 15% della metà più povera della popolazione, un divario rimasto sostanzialmente stabile tra il 2014 e il 2024. Un lavoro precedente dello stesso laboratorio di ricerca ha ricostruito un secolo di dati sulla disuguaglianza indiana concludendo che la concentrazione di ricchezza oggi nel Paese è superiore a quella registrata sotto il dominio coloniale britannico: gli autori hanno coniato per questo la definizione di “Billionaire Raj”.
A confermare la tendenza è anche il Wealth Tracker India 2026, studio pubblicato il primo aprile dal think tank no profit Centre for Financial Accountability nell’ambito della campagna “Tax The Top”: le cinque famiglie più ricche dell’India hanno visto il proprio patrimonio crescere del 400% tra il 2019 e il 2025, mentre la quota di ricchezza nazionale detenuta dalla metà più povera della popolazione è rimasta stagnante al 6,4% nel 2024.
Oxfam, che pubblica analisi annuali sul tema, offre una lettura più esplicitamente politica del fenomeno. In un rapporto del 2023 l’organizzazione stimava che l’1% più ricco possedesse oltre il 40% della ricchezza indiana, contro appena il 3% detenuto dalla metà più povera della popolazione, pari a circa 700 milioni di persone. Un altro rapporto di Oxfam, diffuso a gennaio 2025 in occasione del Forum economico di Davos, ha inoltre stimato che circa il 60% della ricchezza dei miliardari a livello mondiale non deriva da attività imprenditoriale, ma da eredità, posizioni di monopolio o rapporti di favore con il potere politico, il cosiddetto crony capitalism.
Una disuguaglianza per scelta politica
La maggior parte degli studi ritiene inoltre che la disuguaglianza non sia un dato di natura, ma il risultato di scelte politiche reversibili: in primo luogo la mancata tassazione dei grandi patrimoni, dopo l’abolizione nel 2016 della patrimoniale indiana, cui si aggiunge un sistema di tassazione indiretta che grava proporzionalmente di più sulle fasce di reddito più basse. Lo stesso World Inequality Report calcola che una tassa globale del 3% su meno di 100mila individui tra milionari e miliardari genererebbe oltre 750 miliardi di dollari l’anno, una cifra paragonabile al totale dei bilanci per l’istruzione di tutti i Paesi a basso e medio reddito del mondo.
“INDIAN MANDALA" È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA ALL'INDIA.
VUOI RICEVERLA OGNI VENERDI’ SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER A QUESTO LINK




















