Manila (AsiaNews) - La Regione Autonoma di Bangsamoro nel Mindanao musulmano (BARMM) ha inaugurato in queste ore il suo primo Parlamento, finalizzando fra gli altri la nomina del primo ministro frutto delle elezioni del settembre scorso. Abdulraof “Sammy Gambar” Macacua è stato eletto primo capo del governo della regione autonoma, ottenendo 51 voti contro i 27 appannaggio dell'ex premier Ahod Balawag Ebrahim; la votazione si è tenuta durante la seduta inaugurale del primo Parlamento eletto del Bangsamoro, in programma oggi a Cotabato City, nel sud delle Filippine. La nomina è avvenuta tramite voto palese tra i 79 legislatori presenti, con una astensione.
In precedenza, il 69enne Macacua - ex comandante ribelle - aveva ricoperto la carica di Primo Ministro ad interim dell'Autorità di Transizione del Bangsamoro (BTA) dal 2025 fino al passaggio al primo Parlamento con pieni poteri. Egli è succeduto ad Ebrahim, leader ad interim della BARMM dal 22 febbraio 2019 al 3 marzo 2025. Il Parlamento dovrà ora procedere all'elezione del proprio presidente, alla formazione dell'esecutivo e alla nomina di due vice-premier.
Nuovo capitolo
Questa fase segna la transizione dall'Autorità di Transizione del Bangsamoro (BTA) - organo provvisorio - al primo Parlamento eletto, a seguito delle elezioni parlamentari inaugurali della regione, tenutesi il 14 settembre 2026. Sheikh Muslim Guiamaden, il Wali del Bangsamoro - figura che riveste un ruolo cerimoniale e di garante morale della BARMM - ha aperto la seduta e presieduto alle procedure iniziali. L’assemblea, composta da 80 seggi, si è insediata pur mancando una maggioranza precostituita.
Tra i suoi membri figurano esponenti di vari schieramenti, come il Bangsamoro Federalist Party e lo United Bangsamoro Justice Party, legato al Moro Islamic Liberation Front (MILF, di orientamento islamista) e guidato dal suo presidente Ahod "Al Haj Murad" Ebrahim. Ai membri appena eletti spetta il compito di nominare i vertici regionali, tra cui il presidente dell'Assemblea (Speaker) e il primo ministro (Chief Minister), ponendo così fine a oltre sette anni di governo transitorio gestito da figure nominate direttamente dal Presidente della Repubblica. Lo stesso Ferdinand R. Marcos Jr. ha presenziato alla seduta inaugurale.
Ai sensi della legge nazionale (Republic Act n. 11054), nota come “Bangsamoro Organic Law”, il parlamento elegge il Primo Ministro a maggioranza, con il voto favorevole di almeno 41 dei suoi 80 membri. Egli è chiamato a guidare il governo regionale e promuovere le priorità di sviluppo, sotto la supervisione del Parlamento. Nel contempo, l’assemblea si occuperà di emanare leggi regionali, approvare la spesa pubblica e monitorare i programmi governativi, inaugurando una nuova fase di governo dopo oltre sette anni di transizione sotto la Bangsamoro Transition Authority (BTA).
La BARMM è stata istituita nel 2019 in seguito alla ratifica della “Bangsamoro Organic Law”, che ha dato attuazione alle disposizioni chiave dell'Accordo globale sul Bangsamoro del 2014, siglato tra il governo e il Moro Islamic Liberation Front. Da allora, la BTA - i cui membri sono stati nominati dal capo dello Stato - ha supervisionato la creazione delle istituzioni e del quadro giuridico necessari per un regolare governo parlamentare nella regione di Mindanao.
Mindanao e i conflitti irrisolti
Per oltre 400 anni, Mindanao è stata teatro di conflitti di natura etnica e religiosa, protrattisi nel tempo e con gravi conseguenze su molteplici fronti: una tenace resistenza da parte delle popolazioni musulmane (Moro) e indigene contro il dominio esterno, espropriazioni territoriali e migrazioni di coloni, una sistematica emarginazione politica e il sottosviluppo delle regioni interessate. A partire dal XVI secolo, quando la Spagna colonizza Manila e le isole settentrionali, ma non riesce mai a sottomettere completamente i sultanati musulmani di Sulu e Maguindanao, né le tribù indigene dell'entroterra di Mindanao.
Durante l'occupazione Usa delle Filippine e la Seconda Guerra Mondiale, il dominio degli Stati Uniti - seguito, nel dopoguerra, da programmi migratori promossi dal governo - favorisce l'afflusso di numerosi coloni cristiani provenienti da Luzon e dalle isole Visayas verso Mindanao. Tali dinamiche portarono a frequenti espropriazioni di terre: l'arrivo dei coloni causa lo spostamento delle comunità Moro e indigene dai loro territori ancestrali e tradizionali, alimentando un profondo risentimento economico e sociale, oltre a una radicata diffidenza su base religiosa.
Verso la fine del XX secolo emergono forme moderne di insurrezione e gruppi secessionisti. Il massacro di Jabidah del 1968 e la proclamazione della legge marziale nel 1972 rafforzano la coscienza identitaria Moro, portando alla nascita di movimenti ribelli come il Fronte di Liberazione Nazionale Moro (MNLF) e, successivamente, il Fronte di Liberazione Islamico Moro (MILF).
Il conflitto a Mindanao ha causato un pesante tributo in termini di vite umane. Decenni di scontri, campagne militari e l'attività di gruppi scissionisti (tra cui il gruppo Abu Sayyaf e altre fazioni estremiste) hanno provocato centinaia di migliaia di vittime, migrazioni forzate su larga scala e condizioni di sottosviluppo. A ciò si sono aggiunti episodi di corruzione tra i funzionari governativi e il predominio di famiglie, clan ed élite dotati di grande potere politico ed economico.
Nel corso di un lungo cammino verso la pace e la prosperità, tappe fondamentali sono state l'Accordo di Tripoli del 1976, l'Accordo di pace definitivo del 1996 e l'Accordo globale sul Bangsamoro del 2014, che hanno aperto la strada a una risoluzione politica della questione. Nel 2019 è avvenuta la ratifica della Regione Autonoma Bangsamoro nel Mindanao Musulmano, che ha stabilito un quadro per l'autogoverno musulmano e una maggiore autonomia regionale.
Con l'istituzione della BARMM e l'insediamento del Parlamento, si è riaccesa la speranza in una pace e un progresso che la popolazione del Mindanao ha atteso per secoli. La sfida rimane tuttavia ardua, poiché persistono problemi di sicurezza a livello locale e la presenza di fazioni scissioniste; ciononostante, i conflitti organizzati su larga scala sono diminuiti in modo significativo, orientando la regione verso la ripresa economica e lo sviluppo istituzionale.
Secondo l'Autorità statistica delle Filippine, circa l'89%-91% della popolazione BARMM professa l'islam, con percentuali particolarmente elevate in province come Tawi-Tawi (97,2%), Sulu (95,2%) e Lanao del Sur (94,7%). La BARMM ospita inoltre una piccola minoranza cristiana (di cui circa il 5,3% cattolica). Una quota compresa tra il 20% e il 23,4% della popolazione appartiene a vari gruppi etnolinguistici Moro (come i Maranao, i Maguindanaon, i Tausug e gli Yakan). Infine, una percentuale che oscilla tra il 5% e il 12,5% segue religioni indigene o tribali (Lumad) o altri credo, che rappresentano sistemi di credenze tradizionali e gruppi religiosi minori. Numerosi leader religiosi, organizzazioni della società civile, agenzie governative e altri attori si sono fatti ripetutamente promotori della pace e della prosperità nella regione.





















