La ferrovia indiana che rompe l’isolamento del Sikkim

La linea Sevoke-Rangpo collegherà per la prima volta il Sikkim alla rete ferroviaria indiana. Il progetto, che attraversa un territorio montuoso e aree protette, è strategico anche per la vicinanza al confine con la Cina. I lavori sono all’80% e dovrebbero concludersi entro dicembre 2027.

di Maria Casadei

Gangtok (AsiaNews) - La tanto attesa linea ferroviaria Sevoke-Rangpo, in discussione da oltre un decennio, collegherà la città di Sevoke, nel Bengala Occidentale, a Rangpo, nello Stato del Sikkim. Situato nell’India nord-orientale, nella regione dell’Himalaya, il Sikkim è attualmente l’unico Stato indiano non ancora collegato alla rete ferroviaria nazionale. Il progetto contribuirà quindi a ridurre l’isolamento dello Stato himalayano, facilitando gli spostamenti delle popolazioni locali e il trasporto delle merci, oggi fortemente dipendenti dai collegamenti stradali.

L’espansione della rete ferroviaria nel Sikkim è stata finora ostacolata soprattutto dalla conformazione geografica del territorio. Pendii scoscesi, valli profonde e terreni fragili e rocciosi hanno reso particolarmente complessa la costruzione di nuove infrastrutture, anche a causa del rischio di frane e di fenomeni meteorologici estremi. Durante la stagione monsonica, infatti, la National Highway 10, una delle principali vie di accesso al Sikkim dal Bengala Occidentale, è spesso soggetta a frane e danni alla carreggiata che possono interrompere la circolazione per diversi giorni. Queste interruzioni isolano intere comunità, ostacolando l’approvvigionamento di beni di prima necessità e l’accesso ai servizi sanitari. Per ricevere cure specialistiche, molti abitanti devono raggiungere strutture ospedaliere negli Stati vicini, affrontando trasferimenti particolarmente difficili quando le strade risultano impraticabili.

Il progetto risponde dunque a diverse esigenze. Da un lato, mira a migliorare i collegamenti e le condizioni di vita delle popolazioni locali, facilitando l’accesso ai servizi e la circolazione delle merci. Dall’altro, rappresenta un’infrastruttura di valore strategico per l’India, considerando la posizione del Sikkim lungo il confine con la Cina. Il nuovo collegamento ferroviario potrebbe infatti agevolare il movimento delle forze militari verso la regione, rafforzando la capacità logistica indiana nell’area himalayana.

Realizzata con un investimento stimato di circa 1,6 miliardi di euro, la linea si estenderà per circa 45 chilometri, attraversando il territorio montuoso ai piedi del Kangchenjunga e la valle del fiume Teesta. A causa della complessità del paesaggio, oltre l’85% del tracciato si svilupperà all’interno di gallerie. Il progetto, la cui realizzazione era inizialmente prevista per il 2015, ha subito diversi ritardi a causa dell’emergenza sanitaria legata al covid-19, delle difficoltà tecniche e delle autorizzazioni necessarie per intervenire in aree sensibili dal punto di vista ambientale.

Il tracciato attraversa infatti anche zone protette, tra cui il Mahananda Wildlife Sanctuary. La costruzione dell’infrastruttura ha sollevato preoccupazioni tra ambientalisti e comunità locali, soprattutto per il possibile impatto sulla fauna selvatica, sulla stabilità idrogeologica e sugli equilibri ambientali delle aree attraversate. Tra i rischi denunciati figurano i possibili incidenti ferroviari che potrebbero coinvolgere animali selvatici, come già accade su altre linee ferroviarie, e le conseguenze degli scavi per le gallerie in un territorio già esposto a frane e fenomeni erosivi. Dopo un lungo dibattito tra le autorità e le comunità locali, nel 2016 la Corte suprema indiana ha dato il via libera ai lavori, imponendo però una serie di misure: limiti di velocità per i convogli, sensori wireless per il tracciamento della fauna e il divieto di svolgere lavori durante le ore notturne per tutelare gli animali.

A settembre di quest'anno, le autorità indiane hanno dichiarato che l’80% dell’opera risulta completato, annunciandone l’ultimazione entro dicembre 2027.

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