Hanoi (AsiaNews) - Quasi un centinaio di abitanti del quartiere Hồng Hà, ad Hanoi, si sono riuniti la sera del 20 settembre per discutere del progetto del grande viale paesaggistico lungo il Fiume Rosso. Quando alcuni agenti di polizia sono arrivati chiedendo ai residenti di sciogliere l’assemblea, gli abitanti hanno contestato la richiesta, dicendo che si trattava di un assembramento legale. Gli agenti si sono allontanati e la riunione è poi proseguita, ha riferito la testata vietnamita Luật Khoa, che ha raccolto testimonianze dei partecipanti e visionato video diffusi dagli abitanti.
La protesta si è svolta mentre è in corso anche la consultazione pubblica - avviata da Hanoi il 7 settembre e destinata a concludersi il 27 settembre - sul piano urbanistico del Fiume Rosso e sul tracciato del progetto, un vasto e ambizioso programma di trasformazione urbana per la capitale del Vietnam. Chiamato “Trục Đại lộ Cảnh quan Sông Hồng”, cioè “l’Asse del grande viale paesaggistico del Fiume Rosso”, dovrebbe trasformare le due rive del corso d’acqua in un corridoio verde moderno con al suo interno attività commerciali e culturali.
Il progetto interessa un’area di circa 11.418 ettari (più dell’estensione di Parigi) lungo 40 chilometri, tra i ponti Hồng Hà e Mễ Sở, e attraverso 16 quartieri e comuni. L’investimento preliminare è stimato in 736.963 miliardi di dong, circa 28 miliardi di dollari, con una realizzazione prevista tra il 2026 e il 2038.
Secondo i dati forniti dall’amministrazione cittadina, nell’area interessata dal progetto vivono oggi circa 70.474 famiglie, pari a 247.431 persone. Hanoi sostiene di voler garantire il reinsediamento di una parte di queste famiglie, avendo stimato che serviranno circa 79-85mila alloggi e lotti nelle aree di Long Biên, Lĩnh Nam e Đông Anh per spostare la popolazione.
La sorte di interi quartieri è uno dei punti più controversi del progetto. Il piano urbanistico divide gli insediamenti lungo il Fiume Rosso in tre categorie: quelli destinati al trasferimento, quelli da ricostruire e quelli che dovrebbero essere conservati e riqualificati. Durante la riunione del 20 settembre alcuni abitanti hanno ricordato di essere già stati trasferiti una volta, nel 1997, da altre zone della capitale. Un anziano ha spiegato di non voler accettare un secondo trasferimento, sostenendo che le infrastrutture del quartiere sono ormai funzionanti e che gli indennizzi previsti non permetterebbero alle famiglie di acquistare una nuova abitazione. Altri residenti hanno chiesto invece che l’attuale area abitata venga mantenuta per preservare la stabilità delle comunità.
Le preoccupazioni non sono limitate a Hồng Hà. Il 17 settembre, durante un incontro organizzato dal Dipartimento delle costruzioni di Hanoi, oltre 30 rappresentanti delle comunità locali hanno presentato più di 100 osservazioni sul progetto, esprimendo le loro preoccupazioni su diversi punti, tra cui la sicurezza dalle inondazioni, la tutela di monumenti e patrimonio culturale, i tempi di realizzazione, l’uso del suolo e soprattutto le garanzie previste alla popolazione anche durante i trasferimenti.
Le autorità hanno risposto assicurando che il principio sarà quello di garantire condizioni di vita “uguali o migliori” rispetto a quelle precedenti e, quando possibile, di privilegiare il reinsediamento nello stesso quartiere o comune. Il piano prevede circa 265 ettari di terreni destinati al reinsediamento nelle aree interessate dal progetto. Per i terreni che soddisfano i requisiti previsti, Hanoi ha inoltre previsto compensazioni monetarie pari al doppio dei valori ordinari per terreni residenziali, agricoli e non agricoli.
Sulle modalità e sui tempi del trasferimento si è aperto nelle ultime settimane un nuovo fronte di preoccupazione. Il 16 settembre l’amministrazione di Hanoi ha approvato la Decisione 127/2026, che, dopo l’entrata in vigore il 26 settembre, disciplinerà il recupero dei terreni anche nei casi in cui non sia stato ancora completato il reinsediamento definitivo della popolazione. Alcuni residenti temono quindi di dover vivere per un periodo prolungato in strutture temporanee. E ritengono che la nuova predisposizione sia in contrasto con le precedenti rassicurazioni delle autorità: il presidente del Comitato popolare di Hanoi, Vũ Đại Thắng, aveva infatti affermato a giugno che il trasferimento degli abitanti sarebbe dovuto avvenire soltanto dopo il completamento dei nuovi quartieri, dotati di tutte le infrastrutture necessarie.
Finora le autorità vietnamite hanno cercato di arginare le proteste. Già il 30 giugno la polizia di Hanoi aveva avvertito la cittadinanza di evitare di sfruttare le controversie sugli espropri per diffondere informazioni false e organizzare assembramenti. Il 20 settembre, lo stesso giorno della riunione spontanea a Hồng Hà, il giornale del ministero della Pubblica sicurezza, Công an Nhân dân, ha pubblicato un articolo intitolato “Attenzione alle tattiche di disinformazione e di incitamento allo scontro”, nel quale attribuisce a “forze ostili” il tentativo di sfruttare le preoccupazioni dei cittadini sul progetto per alimentare il confronto con le autorità.
Secondo Luật Khoa, dopo le iniziali manifestazioni dei residenti già a maggio di quest'anno, alcuni striscioni sono stati rimossi dalla protezione civile e un sito creato per fornire informazioni alla popolazione sulla procedura di consultazione non è più accessibile dal Vietnam. Mentre la consultazione pubblica entra nella sua fase finale e una nuova procedura sugli espropri si appresta a entrare in vigore, gli abitanti delle rive del Fiume Rosso chiedono soprattutto che le promesse sul reinsediamento vengano tradotte in garanzie concrete, prima che il grande progetto di trasformazione di Hanoi inizi a cambiare i quartieri in cui vivono.



















