Goa sospende esame legge anti-conversioni

Dopo le obiezioni di alcuni deputati il capo del governo locale ha deciso di ritirare dall'ordine del giorno dell'Assemblea legislativa il contestato provvedimento che, come in altri Stati indiani, metteva nel mirino le "conversioni religiose indebite". Leader cattolici e di altre minoranze avevano espresso preoccupazione.

di Purushottam Nayak

Goa (AsiaNews) - Il governo di Goa ha ritirato dall'ordine del giorno del parlamento locale il controverso disegno di legge che mirava a criminalizzare alcune conversioni religiose, a seguito delle obiezioni sollevate da alcuni deputati appartenenti allo schieramento di maggioranza e delle critiche dei partiti di opposizione.

La decisione è arrivata pochi giorni dopo che il Consiglio dei Ministri dello Stato aveva approvato il Goa Prohibition of Unlawful Conversion of Religion Bill, 2026, che secondo i critici avrebbe potuto avere implicazioni di vasta portata per la libertà di religione e per l'esercizio del ministero religioso nello Stato costiero.

Il capo del governo locale Pramod Sawant avrebbe dovuto presentare il disegno di legge nel giorno di apertura della sessione monsonica dell'Assemblea legislativa di Goa. Ma poco prima dell'inizio dei lavori, ha incontrato i legislatori cattolici della maggioranza. Successivamente il governo ha deciso di non presentare il provvedimento, che è stato rimosso dall'ordine del giorno.

Il ritiro rappresenta una battuta d'arresto per una misura che il governo aveva presentato come uno sforzo per prevenire le conversioni religiose ottenute attraverso la forza, la coercizione, l'influenza indebita, l'adescamento, mezzi fraudolenti o il matrimonio. Preoccupazioni erano state espresse per il fatto che restrizioni alla conversione formulate in modo generico potessero essere utilizzate per interferire con la libertà di abbracciare, praticare e condividere la propria fede.

Tra le sue disposizioni più severe c’erano pene che potevano includere l'ergastolo e una multa minima di 50.000 rupie per i condannati per conversione. Prevedeva inoltre un risarcimento fino a 500.000 di rupie per le persone identificate come vittime.

Il disegno di legge affrontava anche le conversioni presumibilmente associate al matrimonio. Un matrimonio poteva essere dichiarato nullo qualora fosse stato accertato che era stato celebrato al solo scopo di facilitare una conversione religiosa illecita o che la conversione era stata ottenuta attraverso il matrimonio. Anche i ministri religiosi e altri soggetti coinvolti nel facilitare una presunta conversione illecita avrebbero potuto affrontare un procedimento penale. La proposta di legge prevedeva la reclusione da tre a 10 anni per i funzionari religiosi, inclusi sacerdoti, karmakandi, maulvi e mullah, nei casi rientranti nelle sue disposizioni.

Il disegno di legge prevedeva pene aggravate quando le presunte conversioni illecite coinvolgevano persone vulnerabili, tra cui minori, donne, persone con disabilità o malattie mentali e membri delle Scheduled Castes e Scheduled Tribes.

Per la comunità cattolica di Goa, la controversia ha sollevato questioni che vanno oltre la criminalizzazione della conversione coercitiva o fraudolenta, fino alla più ampia problematica di come le leggi sulla conversione possano incidere sull'ordinaria attività religiosa. I leader cattolici e altre minoranze religiose hanno da tempo sostenuto che la libertà di religione include non solo il diritto di professare privatamente la propria fede, ma anche la libertà di praticare e condividere le proprie convinzioni religiose senza indebite interferenze da parte dello Stato.

La decisione del governo di Goa di ritirare il disegno di legge dall'ordine del giorno attuale offre quindi un sollievo temporaneo alle minoranze religiose preoccupate per il possibile impatto della proposta di legge sulla libertà di coscienza e sulla pratica religiosa. Allo stesso tempo, il governo non ha però dichiarato che la proposta sia stata definitivamente abbandonata. Rimane possibile che la normativa venga rivista e presentata nuovamente all'Assemblea in una data successiva.

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