Islamabad (AsiaNews) – L’avvocata pakistana per i diritti umani Imaan Zainab Mazari-Hazir e suo marito, l’avvocato Hadi Ali Chattha, vincitori del Premio Internazionale per i Diritti Umani “Ludovic Trarieux” 2026 - prestigioso riconoscimento mondiale - sono stati condannati ciascuno a 10 anni di reclusione da un tribunale antiterrorismo (Atc), suscitando nuove preoccupazioni riguardo all’indipendenza giudiziaria, alle garanzie di un processo equo e alla protezione dei difensori dei diritti umani in Pakistan.
La sentenza è stata emessa il 29 ottobre 2026 dal giudice dell’Atc Tahir Abbas Sipra presso il carcere di Adiala a Rawalpindi, dove si è svolto il processo. I due legali sono stati condannati in un caso di violazione della sicurezza risalente al 2024, in cui erano accusati di aver rimosso le barriere stradali lungo un percorso di sicurezza prestabilito durante la visita di una squadra internazionale di cricket in Pakistan, e di aver ostacolato l’operato delle forze dell’ordine.
Secondo la sentenza, entrambi gli avvocati sono stati condannati a 10 anni di reclusione ai sensi della Sezione 7(h) della Legge antiterrorismo del 1997, oltre a pene aggiuntive di un anno e due anni ai sensi delle Sezioni 186 e 353 del Codice penale pakistano per ostruzione e uso di forza criminale contro funzionari pubblici. Le pene saranno scontate contemporaneamente. Inoltre, il tribunale ha inflitto sanzioni pecuniarie e li ha assolti da diverse altre accuse.
Legali condannati: "Siamo prigionieri di coscienza"
La coppia ha negato le accuse e ha sostenuto che il procedimento fosse una ritorsione per il loro impegno legale a difesa delle comunità emarginate, delle vittime di sparizioni forzate, dei giornalisti e degli attivisti politici. Nelle loro dichiarazioni dinanzi al tribunale, si sono definiti “prigionieri di coscienza”, sostenendo che i loro diritti costituzionali a un processo equo, al rispetto delle garanzie procedurali e alla dignità umana fossero stati violati.
In particolare, hanno contestato la decisione di svolgere il procedimento all’interno del carcere, sostenendo che l’essere tenuti in cella durante le udienze impedisse una comunicazione efficace con i propri avvocati e con il tribunale. La difesa ha inoltre impugnato il processo in carcere dinanzi all’Alta Corte di Islamabad e alla Corte Suprema.
Preoccupazione delle organizzazioni per i diritti umani
La Commissione per i diritti umani del Pakistan (Hrcp) aveva già espresso grave preoccupazione per quelle che definiva continue vessazioni nei confronti di Mazari-Hazir e Chattha, compresa la registrazione di un’altra denuncia iniziale presumibilmente inventata a loro carico. Le preoccupazioni della commissione riflettono questioni più ampie relative all’uso di procedimenti penali contro avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani.
Anche le organizzazioni internazionali hanno criticato gli ultimi sviluppi. Amnesty International, in risposta alla condanna di giovedì, ha descritto il verdetto come un atto di accusa nei confronti del sistema giudiziario pakistano e ha espresso preoccupazione riguardo al diritto della coppia a un processo pubblico ed equo.
Yasmine Ahmed, direttrice senior di Amnesty International per l’impatto regionale sui diritti umani, ha affermato che le disposizioni antiterrorismo vengono utilizzate per punire gli avvocati a causa del loro impegno a difesa dei diritti umani. L’organizzazione ha chiesto il loro immediato rilascio e l’archiviazione delle accuse.
Anche la Commissione Internazionale dei Giuristi (Icj) e altre organizzazioni giuridiche internazionali hanno ripetutamente espresso preoccupazione per le presunte vessazioni giudiziarie, le irregolarità procedurali e le restrizioni alla capacità della coppia di difendersi.
La condanna fa seguito a una precedente sentenza di 17 anni per ciascuno, emessa nel gennaio 2026 in un caso separato riguardante presunti post sui social media contro lo Stato. Il 17 settembre, la Corte Suprema ha sospeso tali condanne e ha ordinato il rilascio in attesa dell’esito dei ricorsi in appello. Tuttavia, la polizia di Islamabad li ha arrestati nuovamente nel giro di poche ore in relazione al caso di violazione della sicurezza.
La famiglia ha annunciato l’intenzione di impugnare l’ultima sentenza dinanzi alla Corte Suprema. La difesa aveva inoltre chiesto il rinvio della sentenza, sostenendo che presso i tribunali di grado superiore fossero ancora pendenti importanti ricorsi riguardanti la legittimità del procedimento.
Riconoscimento internazionale
Nel giugno 2026, Imaan Zainab Mazari-Hazir e Hadi Ali Chattha hanno ricevuto il Premio Internazionale per i Diritti Umani “Ludovic Trarieux”, uno dei più antichi riconoscimenti internazionali nel campo dei diritti umani destinati agli avvocati. Istituito nel 1984, il premio fu assegnato per la prima volta a Nelson Mandela nel 1985, mentre era detenuto sotto il regime dell’apartheid in Sudafrica.
La giuria del 2026 ha riconosciuto l’impegno professionale della coppia nella difesa delle libertà fondamentali, dello Stato di diritto e dell’accesso alla giustizia. Hadi Ali Chattha ha rappresentato persone accusate di blasfemia, vittime di violenza sessuale, di sparizioni forzate e detenuti condannati alla pena di morte. Imaan Zainab Mazari-Hazir ha fornito assistenza legale alle vittime di violenza e persecuzione, in particolare ai membri di comunità religiose ed etniche vulnerabili.
Il riconoscimento internazionale ha riportato l’attenzione sulle sfide che devono affrontare i difensori dei diritti umani in Pakistan, dove gli avvocati che rappresentano le minoranze religiose, i giornalisti e le vittime di presunti abusi da parte dello Stato subiscono spesso minacce, intimidazioni e pressioni legali.
Per la comunità pakistana impegnata nella difesa dei diritti umani, l’ultima condanna solleva questioni fondamentali riguardo alla tutela degli avvocati, alla libertà di espressione e all’indipendenza della magistratura. Essa sottolinea l’importanza di garantire che la legislazione antiterrorismo sia applicata nel rispetto delle garanzie costituzionali e degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
Il caso passa ora alle istanze giudiziarie superiori, dove i familiari della coppia sperano di impugnare le condanne e ottenere giustizia.





















