Colombo (AsiaNews) - La Conferenza episcopale cattolica dello Sri Lanka (CBCSL) ha preso posizione nel dibattito suscitato nel Paese dalla del governo di elevare di due anni l’età pensionabile obbligatoria dei giudici. In una dichiarazione diffusa il 20 agosto i vescovi chiedono il ritiro dell’emendamento adottato dal Consiglio dei ministri lo scorso 27 luglio, che citava la necessità di trattenere in servizio giudici esperti in un contesto di aumento del numero dei tribunali e della prevista operatività su base regionale delle Corti d'appello.
Secondo la dichiarazione - firmata dal presidente della CBCSL, mons. Harold Anthony Perera, e dal Segretario Generale, mons. Anton Ranjith – “una magistratura indipendente e imparziale è una garanzia essenziale di giustizia, dignità umana, diritti fondamentali e bene comune di tutti i cittadini di questo Paese". Per i vescovi qualsiasi emendamento costituzionale volto ad aumentare l'età pensionabile dei giudici dovrebbe essere concepito per rafforzare ulteriormente l'indipendenza della magistratura ed essere preceduta da un'adeguata consultazione pubblica e delle parti interessate.
Anche la Chiesa anglicana dello Sri Lanka - in una dichiarazione firmata dai vescovi Dushantha Rodrigo di Colombo e Nishantha Fernando di Kurunegala – già il 20 luglio aveva affermato di aver sperato che il presidente e il Consiglio dei ministri ascoltassero le forti argomentazioni dell'Ordine degli Avvocati dello Sri Lanka, della più ampia comunità giuridica e della società civile, che hanno avvertito che una tale mossa potrebbe minare lo Stato di diritto e la fiducia del pubblico nell'indipendenza della magistratura.
Secondo la Chiesa la giustificazione del governo, che cita la necessità di smaltire l'arretrato delle cause, è indebolita dal fatto che molti posti vacanti nelle corti d'appello rimangono scoperti. "Possiamo solo concludere, pertanto, che la reale motivazione di questo emendamento manca di buona fede", afferma la dichiarazione.
Evidenziando le sue richieste di lunga data per una più ampia riforma costituzionale, inclusa l'abolizione del presidenzialismo, il rafforzamento delle istituzioni indipendenti e le risposte alle rivendicazioni delle minoranze, la Chiesa anglicana critica il governo per non aver avviato le riforme che aveva promesso. Perseguire un emendamento che non faceva parte dei dibattiti portati avanti nella campagna elettorale, "manca di legittimità morale e di correttezza costituzionale".



















