Cina richiama cittadini da Eswatini (l'ultimo amico africano di Taiwan)

Il ministero degli Esteri parla di "gravi rischi per la sicurezza" legati alle truffe informatiche, ma appare evidente la motivazione politica nei confronti dell'unico Stato africano che ha ancora relazioni diplomatiche con Taipei. La scorsa settimana un'altra crisi sui passaporti taiwanesi in Uganda.

Milano (AsiaNews) - Si fanno sempre più dure in Africa le pressioni di Pechino per l’isolamento di Taiwan. In questo quadro va letta la mossa della Cina che ha ordinato oggi ai propri cittadini di lasciare immediatamente l’Eswatini, citando gravi rischi per la sicurezza nel Paese. Il piccolo regno dell’Africa meridionale - precedentemente chiamato Swaziland - è l’unico Stato africano a mantenere tuttora relazioni diplomatiche formali con Taiwan.

Il ministero degli Esteri cinese ha invitato cittadini e istituzioni cinesi presenti in Eswatini a evacuare oppure a trasferirsi in aree considerate più sicure, come il Sudafrica. Tra le minacce indicate figurano la crescente criminalità informatica, le frodi online e il gioco d’azzardo illegale. Un pretesto abbastanza risibile se si considerano gli strettissimi rapporti tra la Cina e i Paesi del Sud-est asiatico indicati dai rapporti internazionali come il crocevia di questo tipo di attività. Pechino ha avvertito che i connazionali che sceglieranno di restare potrebbero correre rischi molto elevati e avere difficoltà a ricevere assistenza consolare tempestiva.

Sono solo 12 (compreso il Vaticano) gli Stati al mondo che intrattengono relazioni diplomatiche piene con Taiwan, che Pechino considera parte del proprio territorio. Nel maggio scorso il presidente taiwanese Lai Ching-te aveva compiuto una visita ufficiale a Eswatini che la Repubblica popolare cinese aveva tentato di ostacolare facendo pressioni sui Paesi vicini: le Seychelles, le Mauritius e il Madagascar avevano rifiutato di concedere lo spazio aereo e Lai aveva potuto raggiungere Mbabne solo grazie a un aereo appositamente inviato da re Maswati III. Eswatini è inoltre l’unico tra i Paesi africani escluso dalla Cina dall’esenzione dai dazi entrata in vigore il 1 maggio.

Un’altra iniziativa ostile contro Taiwan in Africa era arrivata nei giorni scorsi in Uganda dove funzionari dell’immigrazione ugandese hanno trattenuto i passaporti di tre cittadini di Taiwan all’arrivo all’aeroporto internazionale di Entebbe, chiedendo loro di esibire passaporti cinesi in base al principio della “One China”.

Sebbene siano stati autorizzati a entrare nel Paese, per alcune ore gli agenti si sono rifiutati di restituire i loro passaporti taiwanesi, sostenendo che i timbri d’ingresso dovessero essere apposti su documenti cinesi. Il rappresentante di Taiwan in Somaliland e un’associazione imprenditoriale taiwanese in Uganda hanno fornito assistenza e alla fine i documenti sono stati riconsegnati. L’episodio - verificatosi il 13 agosto - segue altri due casi simili: in uno, un cittadino taiwanese sarebbe stato addirittura respinto e rimpatriato.

In Uganda vivono una settantina di taiwanesi e operano circa 35 aziende con investimenti di Taipei. Ma Kampala sta anche rafforzando rapidamente la propria partnership militare con la Cina, che ormai va ben oltre la semplice fornitura di armi.

Ad aprile, le autorità dello Zambia avevano cancellato all’ultimo momento RightsCon, la più grande conferenza mondiale sui diritti digitali, che avrebbe riunito oltre 2.600 partecipanti da tutto il mondo. Gli organizzatori riferirono che funzionari zambiani avevano attribuito la decisione alle pressioni dei diplomatici cinesi, contrari alla partecipazione di attivisti della società civile taiwanese.

A giugno, inoltre, due delegati taiwanesi erano stati fermati per ore dalle autorità del Kenya ed espulsi dalla conferenza Our Ocean, un summit mondiale sulla salvaguardia degli oceani organizzato quest’anno a Mombasa. L’episodio è avvenuto nonostante cittadini taiwanesi avessero partecipato alle precedenti edizioni della conferenza, in altri Paesi, senza incidenti dal 2015.

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