Tensioni e rivalità dietro la rottura di Algeri con gli Emirati

L’Algeria ha interrotto le relazioni diplomatiche con Abu Dhabi, concesso 48 di tempo all’ambasciatore per lasciare il Paese e chiuso lo spazio aereo. Accordi di Abramo, Sahel e Sahara occidentale hanno alimentato la frattura. Tebboune: “Ovunque mettono piede, scorre il sangue”.

Abu Dhabi (AsiaNews) - Interessi strategici differenti, rivalità regionali in diverse aree dello scacchiere africano a partire dal Sahel, escalation di azioni provocatorie retaggio di anni di tensioni irrisolte. Sono alcuni dei fattori che hanno esasperato lo scontro in atto da tempo fra Emirati Arabi Uniti (Eau) e Algeria, deflagrati in queste ore in tutta la loro portata con la decisione del governo di Algeri di rompere oltre 50 anni di legami diplomatici. Il Paese nord-africano accusa l’emirato del Golfo di attività sempre più “provocatorie e ostili” dopo anni di attriti che hanno coinvolto fra gli altri anche il Marocco e il Sahara occidentale.

Rottura delle relazioni

Gli Emirati Arabi Uniti e l'Algeria hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1976, cinque anni dopo la formazione dello Stato del Golfo. Inoltre Algeri è stata fra le prime nazioni a riconoscere la federazione intrecciando a lungo rapporti di collaborazione, tanto che anche in quest’ultima fase di tensioni e scontri legati a una crescente rivalità l’ambasciata algerina ad Abu Dhabi parlava di rapporti “storicamente radicati” e salti. Tuttavia, dietro le dichiarazioni di facciata covava una tensione che è deflagrata in tutta la sua portata con la decisione di congelare i rapporti diplomatici e impedire l’uso dello spazio aereo algerino ai velivoli battenti bandiera emiratina. 

Il ministero algerino degli Esteri ha specificato in una nota che Abu Dhabi "ha persistito nei suoi eccessi con queste azioni [ostili e provocatorie], che hanno raggiunto limiti che non possono più essere considerati accettabili o tollerabili”. “Di conseguenza, e dopo aver esaurito tutte le strade in grado di preservare le relazioni bilaterali, il governo algerino - prosegue la dichiarazione ufficiale - ha deciso, oggi [10 settembre 2026], di interrompere le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti”. Infine, le autorità algerine hanno convocato l’ambasciatore Eau Yousef Saif Khamis Subaa Al-Ali e gli hanno “concesso 48 ore per lasciare il Paese”, conclude la dichiarazione.

Il 9 settembre, giorno precedente la rottura delle relazioni, la stampa ufficiale algerina ha descritto gli Eau come il Paese “conduttore” di crisi e conflitti regionali, citando il suo sostegno finanziario ad influenti attori e reti locali (attive anche nei conflitti) in tutta l’Africa e il Medio oriente. In risposta, il ministero emiratino degli Esteri ha cercato di mantenere un approccio conciliante, ribadendo l’impegno della leadership locale a “preservare” i legami bilaterali nonostante la decisione presa dall’Algeria. Al contempo hanno espresso la “speranza” che la scelta sia “temporanea, in modo da preservare i legami fraterni tra i due popoli fraterni”, pur criticando - attraverso la voce di funzionari - il governo di Algeri perché farebbe affidamento su “vaghe insinuazioni” più che sulla diplomazia diretta. 

Anni di tensioni

La rottura delle relazioni è anche conseguenza del forte deterioramento delle relazioni negli ultimi anni, confermato dalle critiche rilanciate in più occasioni dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune verso i vertici di Abu Dhabi. Nell'ottobre dello scorso anno il capo dello Stato nord-africano ha parlato di “buone relazioni” dell’Algeria con ciascun Paese del Golfo “tranne uno”, con un riferimento implicito ma nemmeno troppo velato agli Emirati. Tebboune ha proseguito descrivendo i legami con Arabia Saudita, Kuwait, Oman e il Qatar come “fraterni” mentre accusava il “Paese senza nome” di interferire negli affari interni per destabilizzarlo. “Il problema - ha detto - è con chiunque voglia seminare il caos in casa mia per motivi dubbi” evidenziando l’ambiguità del ruolo e delle posizioni di Abu Dhabi nello scacchiere regionale e globale: partner di Washington, firmatario degli “Accordi di Abramo” che hanno sancito la normalizzazione delle relazioni con Israele ma, al tempo stesso, alleato ombra degli interessi iraniani tanto da rappresentare la “chiave” del “D-Day commerciale” del presidente Usa Donald Trump a Teheran.

Secondo analisti ed esperti fra le principali fonti di tensione nelle relazioni fra Algeria ed Emirati vi è la stretta partnership strategica di Abu Dhabi col Marocco, nemesi storica di Algeri, con cui è in atto una disputa decennale sul Sahara occidentale. Il Marocco rivendica la sovranità sul territorio, mentre l’Algeria sostiene il Fronte Polisario [Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro], che lotta da tempo per uno Stato saharawi indipendente. Al riguardo, gli Emirati sono diventati il primo Paese arabo ad aprire un consolato a Laayoune, la più grande città del Sahara occidentale controllato da Rabat. L’agenzia di stampa statale WAM all’epoca aveva dichiarato che la mossa rappresentava una “espressione concreta” del sostegno di Abu Dhabi al Marocco nelle rivendicazioni territoriali di quelle che chiama “province meridionali”.

“Bagno di sangue”

Ad incrinare ulteriormente i rapporti anche gli “Accordi di Abramo” e le sue ripercussioni a livello locale, una firma cui l’Algeria si era opposta con forza. Peraltro Algeri non ha relazioni diplomatiche con Israele ed è stata critica nei confronti degli Emirati e del Marocco per la normalizzazione con lo Stato ebraico. Infine, le tensioni tra l'Algeria e gli Emirati Arabi Uniti si sono estese anche nella regione del Sahel, che l'Algeria vede come un perimetro di sicurezza. Algeri ha mostrato nel tempo un atteggiamento di crescente diffidenza riguardo la cooperazione sempre più salda degli Emirati Arabi Uniti con i Paesi del Sahel, che risalgono già al 2010 quando Abu Dhabi ha firmato una serie di accordi di sicurezza con Mali e Burkina Faso. Da qualche tempo la regione dell'Africa subsahariana da periferia è diventata epicentro della competizione geopolitica, contraddistinta da: crisi degli Stati dell’area, espansione di movimenti jihadisti e radicali islamici, arretramento delle potenze occidentali a favore di Cina, Russia, Turchia e le stesse monarchie del Golfo. In una situazione di crescente instabilità, gli Eau - come l’Arabia Saudita e il Qatar - hanno cercato di rafforzare la presenza combinando diplomazia, economia, assistenza umanitaria, sostegno nella sicurezza e partnership comune all’insegna della religione musulmana. 

In passato non sono mancate accuse alle potenze del Golfo di alimentare i conflitti in Africa, come sta avvenendo in Sudan laddove emirati e regni arabi hanno costruito una rete di interessi e relazioni incurante del sangue versato dai civili. A nulla sono valse le campagne di boicottaggio e le denunce lanciate da attivisti internazionali o dagli stessi sudanesi della diaspora, che accusano Abu Dhabi di aver sostenuto le Forze di supporto rapido (Rsf), responsabili di atrocità nella conquista di El Fasher con oltre 2mila vittime civili. Rilanciando le accuse ad Abu Dhabi di ingerenze nei Paesi dell’Africa settentrionale e Sahel, dalla Libia al Mali, il presidente algerino si è riferito agli Emirati come un “micro-Stato” che cerca di destabilizzare l’area. A luglio Tebboune ha innalzato i toni dello scontro, affermando che “ovunque mettono piede, scorre il sangue”. Per questo, ha aggiunto, “vogliamo che stiano lontani, in modo che il sangue non scorra nel nostro Paese”. Infine, egli ha tenuto a precisare che la rottura “sarebbe avvenuta molto tempo prima” se Algeri non avesse operato nel tentativo di scongiurare “ulteriori divisioni” nel mondo arabo.

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