Xi in Egitto per blindare Suez, alternativa a Hormuz

Iniziata la visita di tre giorni di visita del presidente cinese nel Paese dei faraoni. Tra gli obiettivi rafforzare la partnership fra i due Paesi e rilanciare la presenza del dragone in Medio oriente scardinando l’egemonia Usa. L’importanza strategica del canale per aggirare il blocco dello Stretto.

Il Cairo (AsiaNews) - Rafforzare la partnership fra Pechino e il Cairo, rilanciare la presenza della Cina in Medio oriente costruendo ponti con le nazioni dell’area, anche a fronte del progressivo disimpegno statunitense, ma soprattutto rafforzare il canale di Suez quale “alternativa vitale” allo Stretto di Hormuz. Sono gli obiettivi non dichiarati al centro della tre giorni iniziata ieri del presidente cinese Xi Jinping in Egitto, in cui è previsto anche un incontro bilaterale con l’omologo e padrone di casa Abdel Fatah al-Sisi previsto per oggi. Analisti ed esperi sottolineano i due livelli della visita: se, in superficie, vi è l’opportunità di saldare i legami economici e diplomatici, in realtà lo scopo più profondo è quello di scardinare la leadership Usa, espandendo l’influenza del dragone in una regione in rapida evoluzione.

Xi punta a presentare la Cina come un fattore di stabilità nella regione, in contrapposizione agli Stati Uniti che da decenni sono coinvolti militarmente nell’area e la guerra nel Golfo contro l’Iran è solo l’ultimo di una lunga serie di conflitti. I leader di Pechino e il Cairo hanno in programma colloqui nella giornata di oggi, poi il presidente cinese dovrebbe visitare secondo programma il Grande Museo Egizio, vicino alle piramidi di Giza.

Nella tre giorni in Egitto, prima visita nel Paese del faraoni da un decennio e nella regione dal 2022 dopo il passaggio in Arabia Saudita, sono molti i temi al centro del viaggio che vuole al contempo saldare l’asse con al-Sisi, più volte in Cina negli ultimi anni. Ieri i due leader hanno celebrato i 70 anni di relazioni diplomatiche pubblicando articoli a loro firma sui principali quotidiani statali dell’Egitto. Una occasione per rilanciare e “ampliare la portata della collaborazione pragmatica” e sottolineare gli investimenti cinesi nel Paese dei faraoni, oltre a ribadire che per il Cairo l’isola “ribelle” di Taiwan è parte integrante del territorio cinese. 

Nel 2023 Pechino aveva invitato l’Egitto ad aderire al blocco dei BRICS, un raggruppamento che riunisce le principali economie emergenti fra cui Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, considerato un contrappeso alle istituzioni guidate dall’Occidente, in primis il G7. Un anno più tardi, il Cairo ha firmato accordi con Pechino per collaborare alla sua “Belt and Road Initiative”, politica di punta di Xi che mira a costruire infrastrutture energetiche e di trasporto in tutto il mondo.

La Cina ha investito oltre 10 miliardi di dollari in Egitto, realizzando un polo commerciale a est della capitale e una linea ferroviaria elettrica per merci e industrie nel Delta del Nilo. Secondo i dati governativi, il volume degli scambi commerciali annuali tra i due Paesi è stimato attorno ai 20 miliardi di dollari; un volume di affari enorme, considerando che nel 2025 gli scambi commerciali tra Stati Uniti ed Egitto ammontavano a “soli” 15,7 miliardi di dollari.

Infine, con il transito di petrolio e merci attraverso lo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico fortemente compromesse per la guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ecco che il Canale di Suez controllato dall’Egitto si pone sempre più come alternativa essenziale. “La Cina ha buoni motivi per rafforzare i legami con il Paese che controlla la rotta ancora aperta” sottolinea Muhammad Zulfikar Rakhmat, esperto di Medio oriente presso il Centro di studi economici e giuridici di Jakarta. Xi considera l’Egitto “una base per raggiungere il più ampio mondo arabo e africano, in un momento in cui gli Stati Uniti - aggiunge lo studioso - hanno meno attenzione da dedicare a quelle aree”. In quest’ottica ad agosto Cina ed Egitto hanno condotto un’esercitazione aerea di più giorni in diverse basi in tutto il Paese, con la prima in cui sono stati utilizzati mezzi di combattimento quali caccia J-16 cinesi e caccia Rafale egiziani di fabbricazione francese. 

Nel suo intervento rilanciato dai media egiziani, Xi Jinping ha dichiarato che Pechino è pronta ad approfondire la partnership strategico globale con l’Egitto. “La Cina e l’Egitto - ha sottolineato il presidente - dovrebbero creare una maggiore sinergia nelle strategie di sviluppo, impegnarsi in una cooperazione di alta qualità nell’ambito dell’iniziativa ‘Belt and Road’, sfruttare in modo pro-attivo il potenziale ed espandere la portata della collaborazione pragmatica, al fine di fornire uno slancio duraturo alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa”. Cina ed Egitto, ha proseguito, “dovrebbero difendere con vigore la pace e la stabilità mondiali, nonché l’equità e la giustizia internazionali, mettendo in pratica un vero multilateralismo” e collaborando “per dare seguito alle quattro iniziative globali in materia di sviluppo, sicurezza, civiltà e governance”.

“I due paesi dovrebbero rimanere uniti e lavorare insieme per guidare la cooperazione Cina-Paesi arabi e Cina-Africa” ha sottolineato Xi, esprimendo la disponibilità di Pechino a collaborare con la parte egiziana per “rafforzare l’effetto dimostrativo della loro consolidata cooperazione”. A ciò si aggiunge la volontà di “sfruttare la posizione unica dell’Egitto nel collegare il mondo arabo e raggiungere il continente africano” rafforzando la proposta dei “cinque quadri di cooperazione” fra la Cina e le nazioni del mondo arabo (e l’Africa). “Ciò garantirà - conclude Xi Jinping - che la cooperazione Cina-Paesi arabi e Cina-Africa stia al passo con i tempi, compia progressi costanti e abbia un futuro duraturo”.

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