Seoul contro Kiev: segreto violato sui prigionieri nord-coreani

Sale lo scontro fra l’amministrazione Lee e la presidenza ucraina sul trasferimento di due militari del Nord catturati nel gennaio 2025. Per la Corea del Sud vi erano vincoli di riservatezza, che la controparte Ucraina nega con forza. Sullo sfondo i tentativi di ripresa del dialogo con Pyongyang.

Seoul (AsiaNews) - Richiesta di spiegazioni e scuse ufficiali, nell’ambito di una inusuale disputa diplomatica che rischia di inasprire le relazioni fra la Corea del Sud e l’Ucraina. Ad innescare la controversia, divampata in tutta la sua portata nel fine settimana e che rischia di avere strascichi, la decisione di Kiev di rendere pubblico il trasferimento di due soldati nord-coreani catturati dall’esercito ucraino. Seoul, infatti, rimarca il carattere di segretezza relativo al trasferimento, un elemento negato con forza dalla controparte. I militari erano stati catturati a gennaio 2025 mentre combattevano al fianco dell’esercito russo - in base ad un accordo di collaborazione fra Vladimir Putin e Kim Jong-un - nella regione di Kursk e avevano chiesto di essere trasferiti in Corea del Sud.

In queste ore si è inasprito ancor più lo scontro fra i due governi, che forniscono versioni contrastanti sull'esistenza di un accordo per mantenere riservata l’operazione.

La tensione si era già innalzata ieri, quando dalla Casa Blu [il palazzo presidenziale sud-coreano] ha richiesto spiegazioni ufficiali e scuse a Kiev a quattro giorni dall’intervento dell’omologo ucraino alle Nazioni Unite. Intervenendo all’Assemblea generale Onu Volodymyr Zelenskyy aveva inaspettatamente reso noto il trasferimento dei prigionieri del Nord. 

Il presidente ucraino ha dichiarato che il proprio Paese aveva inviato “di recente” due prigionieri di guerra nordcoreani nel Sud, a circa 20 mesi dalla loro cattura nella regione russa di Kursk. I due facevano parte delle migliaia di soldati di Pyongyang dispiegati a sostegno della Russia, a partire dal 2024, nel conflitto contro l'Ucraina. Entrambi avevano espresso il desiderio di recarsi in Corea del Sud anziché essere rimpatriati nel Nord.

Le versioni contrastanti sono emerse all’indomani del discorso di Zelenskyy, quando Lee ha espresso sui social media il proprio disappunto per la divulgazione della notizia. “Non conosco le circostanze, ma è molto deludente” ha scritto il presidente sud-coreano su X (ex Twitter). Egli ha poi aggiunto che i due Paesi avevano concordato di non rendere pubblico il trasferimento, dato che la questione avrebbe potuto avere implicazioni significative per la diplomazia, la sicurezza e la situazione nella penisola coreana.

Un alto funzionario della presidenza sudcoreana ha inoltre dichiarato il 24 settembre che Kiev aveva informato Seoul in anticipo della probabilità che Zelenskyy menzionasse i prigionieri nel suo discorso, senza precisare in che modo ne avrebbe parlato. Il disaccordo si è acuito il giorno successivo quando Dmytro Lytvyn, consigliere presidenziale, ha negato l'esistenza di qualsiasi accordo di riservatezza. Tali dichiarazioni hanno smentito direttamente la versione di Lee, trasformando la polemica sulla divulgazione imprevista della notizia in una disputa più ampia su quanto concordato dai due governi durante mesi di consultazioni riguardanti i prigionieri di guerra.

In risposta alla smentita della parte ucraina, Seong Ghi-hong, alto funzionario della presidenza responsabile delle relazioni pubbliche, ha definito “falsa” l’affermazione dell’Ucraina, sostenendo che essa “mina gravemente la fiducia tra i due governi”. “Esprimiamo profondo rammarico - ha aggiunto Seong - per la divulgazione unilaterale, avvenuta in violazione dell’accordo... Chiediamo spiegazioni ufficiali e scuse, e stiamo valutando ulteriori misure necessarie”.

Ripercussioni col Nord

La controversia è particolarmente delicata per Lee e la sua amministrazione, che hanno adottato un approccio prudente nei confronti del Nord nel tentativo di riavviare il dialogo con Pyongyang congelato da tempo dal regime di Kim Jong-un. La decisione di Seul di mantenere riservato il trasferimento dei prigionieri di guerra potrebbe riflettere anche il timore che il caso possa complicare gli sforzi per rilanciare il dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord, un processo che l’amministrazione Lee ha cercato di favorire. “Seoul sembra aver gestito la vicenda con cautela, considerando la possibilità di una reazione negativa da parte di Pyongyang”, ha spiegato Shim Sang-min, ricercatore senior presso l’Asan Institute for Policy Studies.

La disputa diplomatica è diventata oggetto di scontro politico: il partito conservatore di opposizione People Power Party (PPP) ha accusato l’amministrazione di preoccuparsi più della reazione di Pyongyang che di informare l’opinione pubblica. “Avevano davvero così tanta paura di irritare [il leader nordcoreano] Kim Jong-un?”, ha scritto su Facebook Jeong Jeom-sig, capogruppo PPP, mettendo in discussione la determinazione del governo nel mantenere segreto il trasferimento. Pure il deputato del PPP Ahn Cheol-soo ha espresso una posizione analoga, affermando: “Se non siamo nemmeno in grado di rendere nota autonomamente la rimpatrio dei prigionieri per timore della reazione della Corea del Nord, allora questo non è un Paese”.

Lee ha replicato a tali critiche sostenendo che sarebbe irresponsabile divulgare una questione delicata di natura politica, a scapito della vita delle persone e della sicurezza nazionale. Anche il Partito Democratico di Corea, attualmente al governo, ha difeso la gestione della vicenda da parte dell'esecutivo, sottolineando la necessità di mantenere la riservatezza per tutelare i due soldati ed esortando l'opposizione a non trasformare il caso in uno scontro politico.

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