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Vladimir Rozanskij

  • Le tasse per la guerra in Russia

    Nel 2025 le tariffe per i servizi comunali sono aumentate mediamente dell’8-12% e dal 1° gennaio anche l'Iva è aumentata del’1,7%. Questa corsa sta trascinando con sé un forte aumento dei prezzi dei generi di consumo, compresi i cetrioli immancabili sulla tavola dei russi. Per fermare questa spirale servirebbero riforme economiche profonde, impossibili con un bilancio statale concentrato solo sulle spese militari.

  • Zaparov rimuove il capo dei servizi di sicurezza a Bishkek

    Messo da parte il generale Tašiev, rtenuto il vero uomo forte del Paese nell'ultimo quinquennio. Secondo quanto raccontato in un'intervista dallo stesso presidente alcuni parlamentari avrebbero cominciato ad alimentare contrapposizione tra lui e il responsabile del Gnkb. la sigla locale dell'ex-Kgb, in un Paese che nell'era post-svoietica ha già vissuto diversi colpi di Stato.

  • La creatività italiana fa tappa a Ulan Bator

    Dall'arte al design, dalla moda alla cucina: nella Settimana italiana istituzioni culturali e rivenditori di produzioni italiane che lavorano in Mingolia hanno offerto la possibilità di familiarizzare con la tradizione e l'innovazione italiana nei musei e negli ambienti pubblici della città.

  • Il trono di spade della Cecenia

    Si moltiplicano in Russia le voci su una possibile transizione del potere a Groznyj. Ramzan Kadyrov vorrebbe imporre uno dei suoi figli alla successione, ma il limite di età per la presidenza è di 30 anni con la figlia maggiore che ne ha 27 e il maschio più adulto solo 20. ma tra gli altri candidati sullo sfondo c'è anche il generale 52enne Apti Alaudinov, comandante della brigata Akhmat e molto inserito nelle alte sfere moscovite

  • La persecuzione degli ecologisti in Siberia

    Il racconto del sito Sibir.Realii sulle battaglie di Aleksandr Sosnov e Albina Fateeva contro lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e gli affari degli oligarchi. Iniziative per le quali hanno dovuto subire le visite dei servizi speciali dell'Fsb e altre minacce. Fino alla scelta di emigrare il Armenia per proteggere il figlio quindicenne.

  • Manifestazioni anche in Russia nel conflitto armeno tra Chiesa e Stato

    Nella città di Armavir un migliaio di armeni sono scesi in piazza con la fascia rossa al braccio per sostenere i vescovi e sacerdoti incarcerati nello scontro tra Pašinyan e la Chiesa apostolica. Iniziative a cui Mosca guarda con simpatia, preoccupata dalle iniziative filo-occidentali dell'attuale governo di Erevan che mettono in discussione il ruolo della Russia come tradizionale Paese-tutore.

  • Il potenziale dell'Asia centrale e l'interesse degli Stati Uniti

    Mai quanto oggi gli americani si sforzano di dimostrare ai centrasiatici quanto la collaborazione reciproca può compensare l’inevitabile irritazione di Russia e Cina. L’impostazione dell’attuale amministrazione Trump sta mettendo da parte le questioni ideologiche, per concentrarsi sui vantaggi economici, trovando una sintonia molto maggiore con i “satrapi” storici della regione.

  • Le incerte relazioni tra Mosca e Delhi

    Proprio mentre Modi discute con Trump sui dazi e gli acquisti di petrolio, nella capitale indiana si è tenuta la conferenza tra Russia e India del club Valdaj per fare il punto sulle relazioni. Con gli uomini di Putin che puntano sui rapporti di lunga data con Delhi invitando a privilegiare oggi le alleanze con i Paesi dei Brics.

  • Il faticoso cambio dell'inno nazionale kirghizo

    Le tre varianti che avevano superato il concorso nazionale sono state rifiutate dal Žogorku Keneš, il parlamento kirghizo che si è però impegnato a continuare la ricerca. Il nuovo inno, dopo la nuova bandiera, corrisponde alla volontà del presidente Žaparov di affermare l’identità storica e attuale del Kirghizistan e l'aspirazione a svolgere un ruolo di primo piano nel mondo.

  • I popoli nativi della Russia e il Consiglio d'Europa

    Tra i 15 delegati delle forze democratiche russe all’estero con cui l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha cominciato a lavorare vi sono anche rappresentanti di popoli come gli udege, i buriati, gli izoriani e i komi. Che raccontano: “Per molti europei è scioccante sapere che non per tutti in Russia la lingua nativa è quella russa”.

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