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Vladimir Rozanskij

  • La Russia in Siria un anno dopo

    A una anno dalla caduta del regime di Bashar al-Assad Mosca non ha più nessun ruolo attivo all’interno della Siria. Ma al-Sharaa è andato in Russia a incontrare Putin e le relazioni tra i due Paesi sono improntate al pragmatismo, dipendendo comunque Damasco dal petrolio e dal grano russo. Il nodo delle basi aeree e del porto di Tartus.

  • Gli accordi tra Ulan Bator e i Paesi del G7

    Il governo mongolo - da sempre in equilibrio tra Cina e Russia, i due grandi vicini - negli ultimi mesi ha stipulato intese di "partenariato strategico" con ciascuna delle grandi economie dell'Occidente. Le relazioni internazionali sono la via che, sotto la presidenza di Khurelsukh Ukhnaa, la Mongolia vuole trovare per uscire da una stagnazione economica e sociale.

  • Mosca e Pechino tra storia e presente

    I due colossi del continente asiatico sono vicini da sempre, ma non hanno mai comunicato in modo così intenso e amichevole come negli ultimi tempi. La posizione cinese continua a rafforzarsi nonostante tutte le diffidenze rispetto ai progetti russi. Lo scenario di una "colonizzazione inversa" rispetto ai tempi in cui Mosca era il "fratello maggiore".

  • Baku batte persino Washington tra gli ebrei russofoni

    Un sondaggio d'opinione tra gli immigrati dall'ex Unione sovietica ha indicato l'Azerbaigian come lo Stato più vicino a Israele e Aliev al secondo posto dietro Trump tra i leader mondiali più amici. Un legame cementato da tanti fattori tra cui ragioni storiche ma anche intese commerciali di oggi sull'energia e la collaborazione militare.

  • Gli effetti della guerra sul mar Nero e il mare d’Azov

    Le nuove minacce russe a Kherson riportano in primo piano gli effetti del conflitto sull'inquinamento marino. Una ricerca pubblicata nell'estate scorsa ha individuato almeno 70 sostanze chimiche provenienti dalle armi nelle acque del mar Nero. Persino i suoi degli scontri e dei bombardamenti creano effetti devastanti tra la fauna marina.

  • Il rompicapo di Pechino tra Afghanistan e Pakistan

    Dopo aver puntato sugli spazi aperti dal ritiro degli Stati Uniti, la Cina oggi deve fare i conti con i nuovi venti di guerra tra Kabul e Islamabad che colpiscono anche le migliaia di cinesi che lavorano una delle più importanti direttrici della Belt and Road Initiative. Mentre i talebani arruolano contingenti della diaspora uigura.

  • I Paesi dell’Asia centrale insieme per le risorse idriche

    Alla 20ma conferenza della convenzione Cites (CoP-20) di Samarcanda i Paesi della regione hanno lanciato un piano per aiutare i governi a rallentare l’esaurimento delle risorse idriche e la degradazione delle terre, migliorare la sicurezza idrica della regione e amministrare le risorse in modo sostenibile. Previste iniziative per 26 milioni di dollari con il sostegno della Fao.

  • La religione nella politica russa

    Nella nuova strategia di politica nazionale voluta da Putin si parla anche della questione religiosa rafforzando ulteriormente il ruolo della Chiesa ortodossa. E mettendo sullo stesso piano tra le "minacce" il terrorismo estremista e la "russofobia" nelle relazioni inetretniche e interreligiose.

  • Il ritorno delle scuole di Tbilisi ai tempi sovietici

    Dai manuali comuni preparati direttamente dal ministero alle uniformi, l'istruzione in Georgia sta tornando alle abitudini dell'ex Unione sovietica. Persino l'età di iscrizione al primo anno è stata reinnalzata a 6 anni riducento a 11 le classi dell'intero ciclo scolastico. La promessa: “In tutte le scuole ci sarà un unico approccio, un unico standard, un unico livello qualitativo”

  • Gli esiti delle elezioni in Kirghizistan

    Il voto anticipato voluto da Žaparov per applicare il nuovo sistema elettorale ha promosso la presenza delle donne attraverso le quote di genere e introdotto il voto a distanza. Ma la suddivisione in distretti, la riduzione dei parlamentari e la limitazione dei poteri del parlamento hanno di fatto favorito i candidati più leali al presidente.

  • La preghiera in strada dei migranti musulmani in Russia

    Si fa sempre più acceso il dibattito tra i russi sui riti islamici negli spazi pubblici in assenza di sufficienti luoghi di culto. Le autorità religiose musulmane ricordano la raccomandazione a scegliere luoghi dove non si arreca disturbo alle altre persone. Ma nel clima crescente di ostilità verso le comunità provenienti dall'Asia Centrale non mancano i raid violenti contro musulmani in preghiera.

  • Violenza sulle donne: ferita nascosta dal Caucaso al Turkmenistan

    Un'inchietsa del sito Currentime ha tracciato un quadro del problema nei Paesi ex-sovietici. In nessuno dei cinque Paesi dell'Asia Centrale il concetto di “femminicidio” è inseirito nel Codice penale, nonostante la violenza domestica sia diffusa. Anche il conflitto bellico tra Russia e Ucraina ha comportato una crescita notevole dei reati contro le donne in entrambi i Paesi.

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