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Vladimir Rozanskij

  • La minaccia della Russia a Erevan

    Al recente summit europeo in Armenia con la presenza di Zelenskyj e l'affermata volontà di rafforzare le relazioni con l'Unione europea Putin ha risposto ammonendo l'Armenia a non seguire la aprabola dell'Ucraina. Parole che pesano in un Paese che si appresta ad andare alle urne il 7 giugno per elezioni parlamentari estremamente delicate.

  • I governatori russi, silenzioso partito del potere

    A settembre la Russia andrà alle urne per l'elezioni parlamentari e nella campagna elettorale che si sta aprendo per la prima volta i tradizionali alleati di Russia Unita, il partito di Putin, sembrano intenzionati a smarcarsi per cavalcare il malcontento popolare. Così il Cremlino per serrare i ranghi sta chiamando a raccolta i fedelissimi vertici delle amministrazioni locali.

  • La fine della guerra da spiegare ai russi

    Dietro alle parole di Putin alla parata della festa della Vittoria sulla "possibile fine della guerra" (in tempi comunque indeterminati) i rischi che l'ulteriore protrarsi del conflitto ormai comporterebbe per la tenuta della società russa. Così, nonostante le tratative rimangano bloccate, Mosca cerca di rivedere le tesi propagandistiche per dare l'impressione di aver comunque raggiunto i suoi obiettivi nell'"operazione speciale" in Ucraina.

  • I pastori tagiki del XXI secolo

    Attraversando passi anche a 3mila metri di altezza percorrendo con le loro greggi centinaia di chilometri i čabany tengono viva un'attività che produce un tipo di carne ovina di assoluta eccellenza. Una vita dura, esposta allo sfruttamento senza scrupoli dei padroni dei pascoli ma con un solido codice non scritto di solidarietà e una profonda armonia con la natura.

  • Censura e autocensura in Russia

    Il livello di controllo statale su quello che i cittadini dicono e scrivono a Mosca oggi è ormai superiore a quello dell’Unione Sovietica prima di Gorbačev. Qualunque poliziotto, vigile o giudice si attiene a questa linea; tutti capiscono che non si può più parlare di politica o criticare chi è al potere, e si controllano anche le espressioni più innocue.

  • La (tortuosa) via al mare dell'Asia Centrale

    Per aggirare il blocco sia il Golfo sia l'Afghanistan infiammati dai conflitti, sta emergendo un nuovo corridoio terrestre che partendo dal porto di Karachi sulle rive del mare d’Arabia per giunge fino a Taškent passando dal terriotorio iraniano. Un percorso lungo e faticoso che per il Pakistan oggi è l'unica via per entrare nel mercato dell’Asia centrale, dove vivono quasi 80 milioni di persone.

  • I punti deboli della Nato oggi in un eventuale attacco russo in Europa

    Dalle divisioni politiche con Washington che annuncia ritiri delle sue truppe ai limiti mostrati dalle forze aeree e navali nella crisi in Medio Oriente: gli alti gradi degli eserciti europei insistono sulla necessità di attrezzarsi per far fronte a un possibile attacco russo a un Paese Nato entro il 2030. E con la minaccia sempre più concreta dei droni si rafforza la cooperazione militare con l'Ucraina.

  • I legami sempre più stretti tra l'Asia Centrale e la Germania

    In una regione dove entro il 250 vivranno oltre 100 milioni di persone si sta superando il modello tradizionale dello scambio tra materie prime e prodotti finiti, orientandosi sempre più sulla creazione coordinata di valore aggiunto. Con Berlino che può offrire soluzioni all'avanguardi per la transizione verde e un contributo fondamentale per lo sviluppo del capitale umano.

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