La pax trumpiana tra Delhi e Pechino
Finora l'unico vero riavvicinamento favorito (involontariamente) dal tycoon attraverso i dazi è quello all'ombra dell'Himalaya. Ma già dai suoi primi passi si prospetta come una strada in salita per l'India.

Ogni venerdì il nostro sguardo sull'India e sul subcontinente per capire le trasformazioni e le contraddizioni del Paese più popoloso al mondo

Finora l'unico vero riavvicinamento favorito (involontariamente) dal tycoon attraverso i dazi è quello all'ombra dell'Himalaya. Ma già dai suoi primi passi si prospetta come una strada in salita per l'India.
Il tribunale ha sospeso per quattro settimane la “Land Pooling Policy 2025”, varata dal governo Aam Aadmi Party per acquisire 65.533 acri di terreni agricoli a fini residenziali e industriali. La misura, contestata da agricoltori e opposizione, è accusata di essere stata approvata senza consultazioni con le assemblee dei villaggi. I sindacati, che nei giorni scorsi hanno organizzato diverse proteste, denunciano compensazioni inadeguate, rischi per il sostentamento dei braccianti e benefici solo per i grandi gruppi immobiliari.
La decisione del presidente americano di introdurre una tariffa così alta ha provocato un terremoto economico e diplomatico a New Delhi. La misura include sanzioni legate ai rapporti dell’India con la Russia e alla sua adesione al gruppo BRICS. Mentre l’opposizione parla di “fallimento diplomatico”, il governo Modi chercherà di negoziare anche nel mese di agosto un “accordo equo”, Ma l’aggressività statunitense spinge Delhi a valutare un riavvicinamento tattico con la Cina, mentre Washington rafforza i rapporti con il Pakistan, aggiungendo tensione a un equilibrio regionale già fragile.
In un rapporto pubblicato ieri l'organizzazione umanitaria accusa il governo indiano di aver spinto in Bangladesh oltre 1.500 musulmani tra maggio e giugno senza alcun processo legale, alimentando discriminazioni religiose ed etniche. Tra le persone respinte ci sono anche cittadini indiani con documenti validi, come emerso da diverse testimonianze. In Assam, dove la situazione è più critica, sgomberi e demolizioni di case da mesi coinvolgono migliaia di famiglie, espulse o detenute anche per far spazio a interessi economici.
Il premier indiano ha visitato il Ghana, ed è arrivato a Trinidad e Tobago. Proseguirà poi in Argentina, Brasile - al veritce dei BRICS - e Namibia per rafforzare i rapporti con i Paesi in via di sviluppo e sfidare l’influenza cinese. Investimenti miliardari in Africa e cooperazione Sud-Sud al centro dell’agenda, mentre in patria l’opposizione lo accusa di trascurare le crisi interne.
Alla Milano Fashion Week Primavera/Estate 2026, Prada ha presentato sandali in pelle dal design identico ai tradizionali Kolhapuri chappal del Maharashtra, senza alcun riconoscimento agli artigiani Chamar, una delle tribù indigene e fuori casta dell'India. Il prezzo elevato e la distribuzione di anelli in pelle durante la sfilata per enfatizzare il dettaglio tipico del sandalo hanno innescato proteste sui social indiani. Da tempo gli attivisti chiedono alle case di moda il riconoscimento delle origini culturali e la condivisione dei profitti con le comunità locali.
Figlio dell’antropologo Mahmood Mamdani e della regista Mira Nair, il 33enne socialista ha vinto le primarie democratiche per la carica di sindaco della Grande Mela. Critico verso il primo ministro indiano e vicino alla causa palestinese, se eletto diventerà il primo sindaco musulmano sciita della città. Ma la sua formazione politica è stata fortemente influenzata dai genitori indiani.
La tragedia che ieri ha cionvolto un Boeing 787 Dreamliner, con oltre 200 vittime, getta una pesante ombra sul rilancio di Air India, da pochi anni tornata sotto la gestione del gruppo Tata. L'incidente, il primo mortale per questo modello, colpisce la compagnia nel pieno di un'ambiziosa espansione , mentre l'India punta a diventare un hub aeronautico globale. Le indagini si concentrano sulla spinta del motore, ma richiederanno tempo.
Il governo locale ha intenzione di concedere solo alle popolazioni indigene licenze per "autodifesa". Una mossa che il chief minister Himanta Biswa Sarma, esponente del Bjp, giustifica con ragioni di sicurezza, ma che l'opposizione vede come un tentativo di armare selettivamente le comunità, esacerbando le tensioni etniche contro i musulmani bengalesi.
Durante una vasta operazione antiterrorismo nello Stato del Chhattisgarh, le forze di sicurezza indiane hanno eliminato 27 ribelli maoisti, tra cui Nambala Keshava Rao, guida del gruppo dal 2017. Un successo strategico per il governo Modi, che punta a debellare la minaccia entro il 2026. L’insurrezione, in declino da anni, appare sempre più isolata e priva di consenso tra le nuove generazioni tribali.
Già durante le operazioni militari contro il Kashmir pakistano, si erano diffuse notizie false in India. Ma anche una volta terminata la violenza sono continuate le misure repressive. Il governo ha oscurato migliaia di account e bandito i media pakistani. Un professore universitario è stato incarcerato per un post critico e almeno 11 cittadini sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio.
Dopo aver per anni snobbato le richieste dell’opposizione, l’esecutivo indiano cambia linea e decide di includere la divisione in caste nel prossimo censimento. Dietro la mossa politica, ci sono le pressioni elettorali e il peso crescente delle caste svantaggiate. Nessuna data ufficiale, ma secondo i media locali il censimento dovrebbe tenersi nel 2026.
Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.
Iscrivitialla newsletter