Mondo russo

Ogni sabato l'analisi di Stefano Caprio su quanto si muove a Mosca con un'attenzione particolare alle ripercussioni sulla società, sulla cultura e sulla religiosità russa della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina

  • Guerra e propaganda: il pensiero della ‘maggioranza’ dei russi al servizio di Putin

    Un approfondimento della rubrica Signal di Meduza ha valutato la reale consistenza del sostegno alla guerra della popolazione. La differenza fra “la maggioranza dei russi” e il campione degli intervistati nei sondaggi, sempre meno credibili. I rilevamenti mezzo di “manipolazione” e di “informazione”. L’esempio di “maschio russo medio”, amplificatore di slogan patriottici.

  • Il programma di Putin: riscrivere la storia

    Il primo decreto approvato appena finita la cerimonia di inizio del quinto mandato riguarda i “Fondamenti della politica di formazione storica”. L’ansia di riscrivere la storia è il sentimento che agita più di tutti la coscienza di Putin e di tutta la generazione afflitta dal risentimento della fine dell’Unione Sovietica. Ed è questa visione globale ed escatologica che Putin cerca oggi di impersonare anche accanto a Xi Jinping in piazza Tiananmen.

  • Il regno eterno dello zar vittorioso

    In passato Putin aveva dichiarato più volte di non avere intenzione di rimanere al potere a vita, ma questo tema è stato ormai da tempo accantonato. E in occasione dell'inaugurazione dell'ennesimo mandato presidenziale il patriarca Kirill ha invocato su di lui "la benedizione di Dio fino alla fine della vostra esistenza e fino alla fine dei tempi, come usiamo dire".

  • La Pasqua della Vittoria

    Durante la funzione del Giovedì Santo il patriarca Kirill ha recitato una speciale preghiera “per la vittoria della santa Rus’”, che intensifica le litanie belliche imposte ai sacerdoti, pena la privazione dello stato clericale di fronte al rifiuto di pronunciarle. Le celebrazioni pasquali devono ricompattare il popolo dei credenti per mostrare che la Russia ha sconfitto il male al suo interno, ritrovando la giusta via per la sobornost.

  • Mosca e ‘de-occidentalizzazione’: nella ‘svolta’ a Oriente il futuro incerto della Russia

    La guerra in Ucraina porta il Paese nell’era della negazione e presa di distanza dal “nemico”, per affermare la “ortodossia” spirituale, morale, politica ed economica. Oggi si impongono nuovi “modelli globali” non facilmente digeribili non solo in Russia o in Oriente, ma anche in Europa e nei Paesi anglosassoni. La figura del presidente si sovrappone ormai agli zar del passato.

  • La de-colonizzazione della Russia

    La questione del post-colonialismo in Russia è il grande tema di sottofondo imposto dalla guerra russa in Ucraina. Dietro le pretese del “mondo russo” ci sono le aspirazioni dei tanti popoli che da secoli sono sottoposti alla dominazione imperiale di diverse ideologie, da quella zarista a quella sovietica, e oggi dalla visione eurasiatica kirill-putiniana, che prendendosela con l’Ucraina ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora di tutta la storia russa.

  • L’apatia politica dei russi tra guerre e attentati

    Secondo il capo del centro Levada, il principale istituto russo di indagine sociologica, “solo il 10% dei russi si interessa attivamente di politica, e la guerra comporta una super-politicizzazione di una minoranza a fronte della de-politicizzazione delle masse”. Mentre solo il 30% è disposto a concedere fiducia alle persone esterne alla sempre più ristretta cerchia di parenti e amici.

  • L’ecumenismo della Russia imperiale e le ‘minacce’ da Oriente e Occidente

    I riflessi dell’attentato a Mosca ombra sui proclami di vittoria in Ucraina. Un testo del Sobordella Chiesa ortodossa va oltre le motivazioni ideologiche della guerra e si spinge a difesa della “purezza” del popolo russo dai “migranti invasori”. La lotta ai “ghetti” stranieri nelle città e il “ritorno” alla suddivisione “tradizionale” tra popolazione e forze produttive sul territorio.

  • La croce della Russia nel crollo del tempio

    La sala concerti nel centro commerciale sventrata dall'attacco dei terroristi era un simbolo della "ricostruzione" di Mosca dopo il comunismo sovietico. I russi ora hanno paura ad uscire di casa e a salire sul taxi guidato da un tagico, mentre le manifestazioni pubbliche sono sospese (quelle di Stato) o proibite (quelle “diverse”).

  • La strage di Mosca e un quarto di secolo sprecato

    Il terribile attacco terroristico al Krokus City Hall toglie ai russi l’illusione di vivere sotto una campana di vetro infrangibile. In una Russia che a 25 anni degli attentati della prima guerra in Cecenia e a una settimana dall'apoteosi di Putin si ritrova ancora una volta al suo anno zero.

  • L'apatia del consenso popolare in Russia

    L'esito delle elezioni presidenziali e la stessa percentuale dei votanti sono già di fatto decise mentre la gente si reca ai seggi. Il consenso al regime putiniano è stato definito dal dissidente Vladimir Kara-Murza - sepolto in un lager siberiano - soltanto un effetto “del terrore e dell’apatia”. E l’eterno zar è solo l’apparenza di un sistema che esclude l’anima umana.

  • I funerali della Russia da Sakharov a Naval’nyj

    Naval’nyj è riuscito ancora una volta a vincere sulla repressione e con la sua morte ha portato in strada una nuova “rivoluzione dei fiori”. Portano un fiore alla piccola tomba in uno dei cimiteri più periferici e trascurati della capitale dove c'è oggi il cuore della Russia, il contraltare del mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa, davanti al quale sfilano le armi e i cannoni.

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