Mondo russo

Ogni sabato l'analisi di Stefano Caprio su quanto si muove a Mosca con un'attenzione particolare alle ripercussioni sulla società, sulla cultura e sulla religiosità russa della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina

  • La solitudine del patriarca

    L'appello di Kirill a tutti i capi delle Chiese ortodosse contro il divieto della giurisdizione russa dell'ortodossia in Ucraina sancito dal parlamento di Kiev è rimasto senza risposte. Mentre di fronte all'invio del metropolita Tikhon in Crimea, sulla linea più calda del fronte, molti si chiedono se si tratti dell’ennesima punizione o di una possibile esaltazione della sua figura, a livello ecclesiastico e politico.

  • La Russia tra Israele e Palestina

    La “guerra mondiale a pezzi” evocata per anni da papa Francesco si sta effettivamente sviluppando in modalità sempre più globale, e la Russia vede in questo il realizzarsi della sua “missione” nel contestare il dominio dell’Occidente “collettivo”. E tornano alla mente le parole di Solženitsyn sul rapporto tormentato tra russi ed ebrei.

  • Guerre, ordine mondiale, sinodalità: gli amici di Putin e la ‘multipolarità giusta’

    Il presidente ha tenuto un nuovo discorso programmatico alla plenaria del XX Club Valdaj, una delle sedi “ideologiche”. Agli “intellettuali” l’invito a costruire un “mondo nuovo”. L’evocazione dell’asse con Cina, mondo arabo e India contro l’Occidente, il cui sostegno all’Ucraina si fa incerto. La “sinodalità” (sobornost) che riassume le giustificazioni putiniane del conflitto.

  • L'identità di genere della Russia

    Il problema della Russia è l’incertezza della sua collocazione, in una fluidità irrisolta tra Oriente e Occidente, tra Settentrione e Mezzogiorno. Incapace di esprimere una vera unità, come risulta evidente dalle sue istituzioni, ma anche dalle diatribe tra i dissidenti sovietici e i pacifisti di oggi.

  • Cecenia e Nagorno Karabakh: il Caucaso, crocevia del mondo russo

    La malattia di Kadirov e il colpo di mano dell'azero Aliev che spazza via l'enclave armena hanno dominato la settimana. Mentre Baku fa pesare in Europa la forza acquisita a spese di Mosca nel mercato del gas, il Cremlino lascia fare accusando gli armeni di aver troppo flirtato con gli occidentali. Cercando di non perdere dopo l'Ucraina anche il Caucaso, il suo “lato mediorientale”.

  • Il papa e l’Ucraina, la Chiesa e l’Impero

    Dietro alle incomprensioni tra Francesco e i greco-cattolici ucraini non c'è semplicemente una questione personale legata al contesto di oggi. La ricerca della sintonia del Vaticano con la “Terza Roma” degli zar e degli imperatori moderni (fino ai segretari di partito e ai presidenti federali) è una costante della storia da oltre un millennio. Come le relazioni complicate tra la Santa Sede e gli "uniati" della frontiera di Kiev.

  • La svolta della Russia a Oriente di se stessa

    Il Cremlino afferma di avere rotto i legami con l’Occidente per passare alla “svolta verso Oriente”, ma i fatti smentiscono questa tesi: la Russia di Putin è tornata piuttosto all’immagine di quella imperiale del XIX secolo e della Guerra di Crimea, quando era in continuo conflitto con i Paesi del Vecchio Mondo. Trascurando le sue immense distese eurasiatiche che non ha mai amato e oggi lascia colonizzare da Pechino.

  • La guerra russa delle bande di strada

    Lo spettro di Prigožin, vivo o morto che sia, aleggerà sulla Russia ancora per molto tempo, come del resto avvenuto con tanti zar e zarevič del passato. Dopo la “conquista di Bakhmut” - uno scontro senza senso di mesi e mesi trasformato in leggenda eroica - la narrazione dell' "armata alternativa" non reggeva più la scena, e la mitologia ha mostrato tutta la sua inconsistenza.

  • Mosca, l'Asia Centrale e i talebani due anni dopo il ritorno a Kabul

    Nella mente di Putin la fuga degli americani dalla capitale afghana fece scattare la molla della “grande rivincita”. La Russia invita ormai regolarmente i rappresentanti di Kabul a Mosca per consultazioni, nonostante i talebani siano tuttora considerati “organizzazione terroristica” sgradita. E anche gli altri Paesi ex sovietici sono solidali con il Cremlino nel condannare ufficialmente il governo afghano, considerandolo allo stesso tempo un partner necessario.

  • La rilettura della storia per ritrovare la Russia scomparsa

    L’intervento statale sulla scuola era un classico anche del regime sovietico. Così ora nei nuovi manuali di storia il 9 maggio 1945, giorno della gloriosa Vittoria di Stalin sui nazisti, è la data che segna il “nuovo battesimo” della Russia, e che permette di assimilare tutta la retorica dell’ideologia sovietica nella visione attuale della sobornost, l’unione universale dei popoli guidati da Mosca.

  • La guerra dei droni, zeta-realismo e la fine della ‘terza Roma’

    L’operazione di Putin non ha spostato gli equilibri territoriali ma tocca il cuore dell’(ex) impero. I velivoli radiocomandati stanno diventando il fattore decisivo della guerra dei due mondi. Crollata la barriera difensiva nella coscienza dei moscoviti e nel resto del Paese. Per Putin “tutto va secondo i piani”. La versione apocalittica dell’Ortodossia: dopo la Russia il nulla.

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