Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Nella messa per la solennità dell’Epifania, papa Francesco suggerisce di imitare i Magi: alzare “lo sguardo al cielo”, non accontentarsi di “vivacchiare, di galleggiare”. “Il successo, il denaro, la carriera, gli onori, i piaceri ricercati come scopo dell’esistenza… brillano per un po’, ma si schiantano presto e il loro bagliore svanisce. Sono stelle cadenti”. “Donare gratuitamente, per il Signore, senza aspettarsi qualcosa in cambio: questo è segno certo di aver trovato Gesù”.
Alla prima catechesi del nuovo anno, papa Francesco spiega i gesti e le parole del rito di introduzione della messa. “Fare i conti con la nostra debolezza, ci apre il cuore a invocare la misericordia divina che trasforma e converte”. Battersi il petto significa riconoscere che “ho peccato proprio per colpa mia, e non di altri”. Si pecca di “omissioni”: “non basta non fare del male al prossimo, occorre scegliere di fare il bene”.
Sempre più evidente la “svolta asiatica” nella politica e nell’economia. Fra tanti successi, lo smacco dell’esclusione della Russia dai Giochi olimpici invernali di Pyeongchang. Ma la Corea del Sud ha promesso “nove ponti di cooperazione” e accoglienza calorosa per gli atleti di Mosca.
All’Angelus, papa Francesco chiede a tutti “l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace”. Apprezzamento “per le molteplici iniziative di preghiera e di azione per la pace” in tutto il mondo. I saluti per il nuovo anno.
Alla messa per la solennità di Maria Madre di Dio e della 51ma Giornata mondiale della pace, papa Francesco esalta la figura di Maria, attraverso cui “Dio è vicino all’umanità come un bimbo alla madre che lo porta in grembo”. “L’umanità è cara e sacra al Signore”. “Il Vangelo non riporta neanche una sua parola in tutto il racconto del Natale… La Madre si associa al Figlio e custodisce nel silenzio”. La Chiesa è “madre e donna. E mentre l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare”.
“Le guerre sono il segno flagrante di questo orgoglio recidivo e assurdo. Ma lo sono anche tutte le piccole e grandi offese alla vita, alla verità, alla fraternità, che causano molteplici forme di degrado umano, sociale e ambientale”. “Ma questa sera prevale la grazia di Gesù e il suo riflesso in Maria”. Nel rendimento di grazie a Dio, esprimere anche riconoscenza per tutti gli artigiani del bene comune”.
All’Angelus, papa Francesco prega per le vittime degli attentati al Cairo e perché “il Signore converta i cuori dei violenti”. Per la Sacra Famiglia, “il figlio appartiene a Dio” e loro “sono i custodi della sua vita e non i proprietari”. Anche per le famiglie “ferite” o “segnate dal fallimento” si aprono strade “di risurrezione”. Ringraziare Dio per l’anno trascorso e per ogni bene ricevuto.
Per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato di assassini si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici); segue l’Africa, con 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016 sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 vescovi.
“Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di ‘snaturamento’ del Natale: in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede”. Gesù è “il dono”, “ecco perché a Natale ci scambiamo i doni. Il vero dono per noi è Gesù, e come Lui vogliamo essere dono per gli altri”.
All’Angelus, papa Francesco spiega il legame “molto forte” fra la festa del primo martire e il Natale. Il messaggio di Gesù “sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze”. Le parole di perdono di Stefano ai suoi persecutori, “espressioni umanamente impensabili”, “possibili soltanto perché il Figlio di Dio è venuto sulla terra ed è morto e risorto per noi”.
Medio Oriente, Yemen e Africa nel messaggio natalizio di Francesco, ma anche Corea, Ucraina e Venezuela. E il dolore dei piccoli che sono trasformati in soldati o soffrono la fame o sono costretti a migrare o sono vittime di trafficanti. “Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme”.
Nella messa della notte di Natale, Francesco dice che “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”. “Nei passi di Giuseppe e Maria “vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente “per imporre il loro potere”.
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