Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“L’orgoglio umano sfruttando il creato, distrugge. Il Signore però non ci lascia soli e anche in questo quadro desolante ci offre una prospettiva nuova di liberazione, di salvezza universale”. Per il Sud Sudan, dove “una grave crisi alimentare che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini”, “non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti”.
“La promozione umana dei migranti e delle loro famiglie comincia dalle comunità di origine, là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare”. “Di fronte alle tragedie che ‘marcano a fuoco’ la vita di tanti migranti e rifugiati – guerre, persecuzioni, abusi, violenze, morte –, non possono che sgorgare spontanei sentimenti di empatia e compassione”.
“Alcune volte lo diciamo con vergogna noi preti, noi presbiteri: ‘Io vorrei quella parrocchia …’ – ‘Ma il Signore è qui …’ – ‘Ma io vorrei quella …’. Lo stesso. Non la strada del Signore, ma quella strada della vanità, della mondanità. Anche fra noi vescovi succede lo stesso: la mondanità viene come tentazione”.
La causa sono “le volatili condizioni finanziarie”, fra cui le elezioni Usa e la Brexit. La parte maggiore del profitto viene dalle operazioni in Asia. Cadono del 41% i profitti della Hang Seng di Hong Kong.
Gesù non chiede ai suoi discepoli di subire il male, anzi, chiede di reagire, però non con un altro male, ma con il bene. Una preghiera per le vittime della violenza nella regione del Kasai Centrale della Repubblica Democratica del Congo, in particolare i bambini-soldato e per quanti sono stati colpiti dagli attentati in Pakistan e Iraq.
In visita alla università di Roma Tre, Francesco ha risposto alle domande di alcuni studenti. La fondamentale importanza del dialogo, la ricerca di “verità, bontà e bellezza”; l’unità che ha bisogno delle differenze; integrazione e “rispetto” come risposta alla paura del migrante, “ma ogni Paese deve vedere quale numero è capace di accogliere. E’ vero: non si può accogliere se non c’è possibilità”.
Francesco ha ricevuto una delegazione degli atleti di Special Olympics, l’associazione diffusa in 170 Paesi del mondo, che organizza allenamenti ed eventi sportivi per ragazzi e adulti con disabilità mentale. “Lo sport ci aiuta a diffondere la cultura dell’incontro e della solidarietà. Insieme, atleti e assistenti, ci mostrate che non ci sono ostacoli né barriere che non possano essere superati”.
“Dentro di noi ancora c’è quel seme, quel peccato originale, lo spirito del Caino che per invidia, gelosia, cupidigia e volere di dominazione, fa la guerra”. “Che il Signore – ha concluso – ci dia la grazia di poter dire: ‘E’ finita la guerra’ e piangendo. ‘E’ finita la guerra nel mio cuore, è finita la guerra nella mia famiglia, è finita la guerra nel mio quartiere, è finita la guerra nel posto di lavoro, è finita la guerra nel mondo’. Così ci sarà più forte la colomba, l’arcobaleno e l’alleanza”.
Presentato il tema dell’annuale convegno internazionale della Fondazione “Centesimus Annus – Pro Pontifice”, che si terrà in Vaticano dal 18 al 20 maggio. Vincitori del III Premio Internazionale “Economia e Società” della stessa Fondazione sono il tedesco Markus Vogt e due giornalisti: il francese padre Dominique Greiner e il tedesco Burkhard Schäfers.
E’ “un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci ‘canali’, con umiltà e semplicità, per tutti”. “Siamo invitati a vantarci dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo” e “il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani”.
“La Parola di Dio deve essere annunciata con questa franchezza, con questa forza … con coraggio. La persona che non ha coraggio – coraggio spirituale, coraggio nel cuore, che non è innamorata di Gesù, e da lì viene il coraggio! – no, dirà, sì, qualcosa di interessante, qualcosa di morale, qualcosa che farà bene, un bene filantropico, ma non c’è la Parola di Dio”.
“Questo processo dev’essere fermato subito, all’inizio, alla prima amarezza, fermare. L’amarezza non è cristiana. Il dolore sì, l’amarezza no. Il risentimento non è cristiano. Il dolore sì, il risentimento no”.
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