Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Ai partecipanti al Convegno internazionale per vicari episcopali e delegati per la Vita consacrata Francesco raccomanda di “essere vicini ai consacrati, con tenerezza e amore” e di promuovere i diversi carismi. Ai consacrati di vivere l’autonomia “in stretta relazione con l’inserimento, in modo tale che la libertà carismatica e la cattolicità della vita consacrata si esprimano anche nel contesto della Chiesa particolare”.
“La pietra d’angolo della Chiesa è il Signore davanti al Padre, che intercede per noi, che prega per noi. Noi preghiamo Lui, ma il fondamento è Lui che prega per noi”. “Siamo tutti come una costruzione, ma il fondamento è Gesù, è Gesù che prega per noi. E’ Gesù che prega per me”.
Francesco ha ricevuto oggi i partecipanti alla Conferenza, promossa in Vaticano, del cosiddetto “Gruppo Santa Marta” contro il traffico di esseri umani. Il gruppo è guidato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e da Bernard Hogan-Howe, capo della Polizia metropolitana di Londra.
“Qualcuno ha detto che Dio si è fatto uomo per poter piangere, piangere quello che avevano fatto i suoi figli”. “Piange per questa umanità che non finisce di capire la pace che Lui ci offre, la pace dell’amore”.
Presentato in Vaticano il viaggio che Francesco compirà il 31 ottobre 1 l’1 novembre per commemorare i 500 anni della Riforma luterana. La dichiarazione congiunta sulla giustificazione mette in evidenza che non c’è accordo su tre punti, relativi al ministero, alla Chiesa e all’eucaristia.
“L’unica via di soluzione è quella della solidarietà, solidarietà con il migrante, solidarietà con il forestiero”. E anche con chi è “nudo”, in quanto ha perduto la propria dignità, come le donne vittime della tratta e “così pure non avere un lavoro, una casa, un salario giusto”.
Documento inviato in occasione della festa di Diwali, che segna anche l’inizio dell’anno. Anche se oggi “la nozione stessa di famiglia è minata da un clima di relativismo nel suo significato e valore essenziali”, oltre che da guerre, povertà e migrazioni, “ci sono forti segni di rinnovata speranza grazie alla testimonianza di coloro i quali credono nel perdurare dell’importanza del matrimonio e della vita familiare”.
“Istruzione” della Congregazione per la dottrina della fede. Preferenza per la sepoltura, “poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti”, ma si conferma la liceità della cremazione, purché essa non neghi la dottrina cristiana. Le ceneri non possono essere tenute in casa, né disperse, divise, usate per fare oggetti.
Il Regno di Dio “si fa tutti i giorni, con la docilità allo Spirito Santo, che è quello che unisce il nostro piccolo lievito o il piccolo seme alla forza, e li trasforma per far crescere”. Se invece non camminiamo, diventiamo rigidi e “la rigidità ci fa orfani, senza Padre”.
L’ordinazione avverrà il 10 novembre nella cattedrale. Il vescovo era stato nominato dalla Santa Sede almeno due anni fa. Ma attendeva la luce verde da Pechino. Situazione simile a Chengdu. Timori per la presenza di vescovi scomunicati. La riconciliazione con i vescovi illeciti e ufficiali non avviene con gesto politico, ma dipende da procedure canoniche e personali. L’incontro fra la delegazione cinese e quella vaticano non “è imminente”.
“Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c’è anche qualcosa di malattia. Quanto soffrono i rigidi: quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono! Perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati”.
Oltre mille poliziotti sono precettati per lo sgombero di almeno 6-8mila rifugiati. La maggior parte di loro proviene da Afghanistan, Sudan ed Eritrea. La popolazione di Calais lamenta poca sicurezza e un calo negli affari. E’ la quarta volta che si sgombera un campo vicino al porto.
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