Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“Semina gelosie, ambizioni, idee, ma per dividere! O semina cupidigia”. E come avviene dopo una guerra “tutto è distrutto. E il diavolo se ne va contento. E noi - ingenui, stiamo al suo gioco”. “Le divisioni nella Chiesa non lasciano che il Regno di Dio cresca; non lasciano che il Signore si faccia vedere bene, come è Lui”.
Prima dell’Angelus Francesco commenta il “capitolo della misericordia”, il quindicesimo del Vangelo di Luca, che presenta le te parabole con le quali Cristo risponde ai mormorii di scribi e farisei: la pecorella smarrita, la moneta e il figliol prodigo. Non c’è peccato in cui siamo caduti, dice il pontefice, “da cui con la grazia di Dio non possiamo risorgere; non c’è un individuo irrecuperabile, perché Dio non smette mai di volere il nostro bene, anche quando pecchiamo”. Dopo la preghiera mariana una preghiera per il Gabon e per la beatificazione di Ladislao Bukowinski, in Kazakhstan.
All’udienza giubilare Francesco sottolinea “l’illusione” di chi pensa di essere libero: “Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà, quante nuove schiavitù si creano in nome di una falsa libertà!”. Necessaria invece la liberazione che viene dal Signore. Dopo la catechesi un pensiero per la Protezione Civile: “Dovevano essere qui, invece continuano la loro opera di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto il 24 agosto scorso. Li ringrazio per la dedizione e il generoso aiuto offerto in questi giorni! Grazie fratelli e sorelle!”.
Ricevendo i vescovi partecipanti al seminario di aggiornamento promosso dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Francesco raccomanda di vigilare perché tutto ciò che si mette in atto per l’evangelizzazione e le diverse attività pastorali “non venga danneggiato o vanificato da divisioni già presenti o che si possono creare”. “Il diavolo entra per le tasche e distrugge con la lingua, con le chiacchiere che dividono e l’abitudine a chiacchierare è un’abitudine di terrorismo”.
Annunciare il Vangelo non è proselitismo, non va ridotto al “funzionalismo” né tanto meno ad una semplice “passeggiata”. E’ “farsi tutto a tutti”, è “andare e condividere la vita degli altri, accompagnare; accompagnare nel cammino della fede, far crescere nel cammino della fede”.
“Come è la tua famiglia oggi? E’ in pace? Se tu non sei capace di portare avanti la tua famiglia, il tuo presbiterio, la tua congregazione, portarla avanti in pace, non bastano parole di pace per il mondo…”.
Al G20 i ministri dell’energia Khaled Al-Falih e Alexander Novak hanno deciso di formare “gruppo di monitoraggio comune” insieme ad altri produttori per prevenire fluttuazioni nei prezzi. Anche l’Iran sarebbe disposto a collaborare per aumentare il prezzo del greggio a 50-60 dollari. Ma nessuno sembra voler ridurre la produzione.
Circa 200 personalità musulmane da Egitto, Russia, Siria, Sudan, Giordania, Europa rifiutano la dottrina dell’Arabia saudita. Un programma di riforma: una catena televisiva (in alternativa ad al Jazeera), un centro “scientifico” per condannare le interpretazioni fondamentaliste, borse di studio per studenti. L’apprezzamento di p. Samir Khalil. Lo studioso Kamel Abderrahmani: Non c’è differenza fra sunnismo e wahhabismo.
Il card. Pietro Parolin celebra la messa di ringraziamento per la canonizzazione della Madre: “Ha visto nei bambini ancora non nati i ‘più poveri fra i poveri’, perché dipendono in tutto dagli altri. Ha difeso coraggiosamente la vita nascente, con quella franchezza di parola e linearità d’azione che è il segnale più luminoso della presenza dei Profeti e dei Santi, i quali non si inginocchiano a nessuno tranne che all’Onnipotente”.
Francesco celebra la messa di canonizzazione della fondatrice delle Missionarie della Carità: “In tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero»”. La vita cristiana “non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno, ma una vocazione alla carità”. Una folla immensa in piazza san Pietro: “Continueremo a chiamarla Madre Teresa”.
Francesco incontra decine di migliaia di “operatori di misericordia”: “Voi toccate con la mano tesa la carne di Cristo, non dimenticatelo”. Un invito a “parlare con il Signore: chiedete a Lui il perché delle cose, e chiedetegli anche di rimanere umili e forti nel vostro servizio”. Un grande applauso per Madre Teresa, domani santa.
Il rapporto fra la santa di Calcutta e l’istituto missionario risale al 1973. Il “profondo interesse” di Madre Teresa “per l’altro, il prossimo”. Dalla Cambogia al Brasile, le missioni avviate o cresciute grazie alla collaborazione fra le Missionarie della Carità e i sacerdoti del Pime. L’intervento completo del Superiore Generale del Pime al Simposio di AsiaNews.
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