Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Durante l’udienza generale Francesco ha espresso vicinanza e preghiera per "i nostri fratelli dell’Ecuador” colpito dal terremoto e ha ricordato la popolazione dell’Ucraina che “soffre da tempo per le conseguenze di un conflitto armato, dimenticato da tanti”.
“Gesù ci invita ad essere i suoi discepoli, ma per esserlo dobbiamo lasciarci attirare dal Padre verso di Lui. E la preghiera umile del figlio, che noi possiamo fare, è:’Padre, attirami verso Gesù; Padre, portami a conoscere Gesù’, e il Padre invierà lo Spirito ad aprirci i cuori e ci porterà verso Gesù”.
Lui è la porta. “non ce n’è un’altra” e “chi non entra nel recinto delle pecore per la porta”, ma lo fa da un’altra parte “è un ladro e un brigante”. “Tu troverai la voce di Gesù nelle Beatitudini. Qualcuno che ti insegni una strada contraria alle Beatitudini, è uno che è entrato dalla finestra: non è Gesù!’.
Al Regina Caeli Francesco sottolinea l’importanza dell’ascolto, da parte dei seguaci, delle parole di Cristo: “Un ascolto coinvolgente, non superficiale, al punto da rendere possibile una versa conoscenza reciproca”. Dopo la preghiera mariana, il pontefice ringrazia chi lo ha accompagnato con la preghiera nella visita a Lesbo con il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronimo: “L’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore”. Il papa racconta la storia di un ragazzo musulmano, cui i terroristi hanno sgozzato la moglie perché cristiana: “E’ una martire, e lui piangeva tanto”. Una preghiera anche per le vittime dei terremoti in Ecuador e Giappone.
ono arrivati con il pontefice da Lesbo. Si uniscono alle due famiglie che già vivono all’interno delle Mura leonine. Il pontefice scende per primo dall’aereo che lo ha riportato a Roma per stringere la mano a ognuno di loro. L'accoglienza e il mantenimento delle tre famiglie saranno a carico del Vaticano. L'ospitalità iniziale – ha detto padre Lombardi - sarà garantita dalla Comunità di Sant'Egidio.
Incontrando la popolazione di Lesbo, Francesco esprime “ammirazione” per il popolo greco che – nonostante le difficoltà – accoglie chi soffre: “Dio saprà ricompensare questa generosità, come quella di altre nazioni circostanti, che fin dai primi momenti hanno accolto con grande disponibilità moltissimi migranti forzati”. Le preoccupazioni della gente “sono legittime”, ma non bisogna mai dimenticare che davanti a noi abbiamo persone che soffrono. La preghiera comune.
Francesco, Bartolomeo e Ieronimo firmano una lunga dichiarazione congiunta sulla situazione dei profughi. “L’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo”. Rinnovato impegno all’unità dei cristiani, un appello per la fine della guerra in Medio Oriente. Il testo integrale della dichiarazione.
Insieme al patriarca ortodosso Bartolomeo e all'arcivescovo di Atene Ieronimo, Francesco visita il grande campo di Moria sull'isola greca. Commozione, dolore ma anche tanta gioia soprattutto da parte dei più giovani. Moltissimi si gettano ai piedi del pontefice per raccontare storie di dolore e sofferenza. Il papa: "Non perdete la speranza". Un ringraziamento al popolo greco che "nonostante le sue proprie sofferenze" ha aperto cuori e case a chi fugge dal dolore.
Commentando l’evangelizzazione dell’etiope da parte di Filippo, Francesco sottolinea l’importanza della docilità allo Spirito: “Filippo, uno degli Apostoli, era indaffarato come tutti i vescovi e quel giorno sicuramente aveva i suoi piani di lavoro”. Ma lo Spirito gli dice di lasciare ciò che aveva in programma e andare dall’etiope “e lui obbedì”.
All’udienza generale Francesco commenta la chiamata di Matteo, peccatore agli occhi del mondo: “La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono. La vita cristiana quindi è scuola di umiltà che ci apre alla grazia”. La superbia e l’orgoglio “sono un muro che impediscono il rapporto con Dio”. Dopo la catechesi un appello: “Andrò in Grecia per esprimere vicinanza e solidarietà, ai migranti e al popolo greco che li accoglie con tanta generosità”.
Evidente come quella del giorno di Pasqua nei confronti dei cristiani pakistani o “educata” come quella rivolta non contro chi confessa il nome di Cristo, ma contro chi vuole e manifesta i valori del Figlio di Dio. “È una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli!”.
“Tutti noi cristiani siamo chiamati a comunicare questo messaggio di risurrezione a quanti incontriamo, specialmente a chi soffre, a chi è solo, a chi si trova in condizioni precarie, agli ammalati, ai rifugiati agli emarginati”.
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