Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
La visita di papa Francesco per l’ostensione della Sindone e ai luoghi di don Bosco inizia con un incontro con il mondo del lavoro. Il papa esprime solidarietà ai giovani disoccupati e anche verso i migranti “trattati come merce”. Impegno comune di giovani e vecchi: i giovani sono “la promessa”; i vecchi “la memoria del passato”; insieme essi sono “la ricchezza di un popolo”. Quattro “no”: all’economia “dello scarto”; alla “idolatria del denaro”; alla corruzione; all’inequità che genera violenza. Un nuovo modello economico basato sul “bene comune”.
Alla messa in piazza Vittorio Veneto, con circa 40mila fedeli, papa Francesco ricorda l’amore di Dio e la fede “dei nostri antenati”, “rocciosa” e “solida”. Un ricordo ai santi “liberi e testardi” che in questa terra “hanno accolto l’amore di Dio e lo hanno diffuso nel mondo”. “Affrontare la vita con coraggio e guardare al futuro con speranza”, accogliendo i migranti “che fuggono da guerre e persecuzioni in cerca di pace e libertà”. Alla Madonna Consolata ha affidato “il cammino ecclesiale e civile di questa terra”. Il dono dell’arcivescovo e dei pellegrini della Sindone “per la carità del papa”.
Francesco incontra la “famiglia salesiana” nella basilica di Maria Ausiliatrice in occasione del bicentenario della nascita del santo. Parla a lungo e a braccio, ricordando episodi personali e la vicinanza della sua famiglia alla comunità fondata da don Bosco. Lo stimolo ad allargare sempre più la missionarietà e l’invito ad aprire scuole tecniche: “I giovani sono disoccupati, serve una risposta in tempo di crisi”. Il testo completo del discorso a braccio (a cura di AsiaNews).
L’ultimo incontro della prima giornata di Francesco a Torino è con i giovani, riuniti a piazza Vittorio. Francesco risponde a braccio a tre domande sull’amore, l’amicizia e la sfiducia nei confronti della vita: “Vi capisco, quanti sono ipocriti e parlano di pace vendendo armi. Come si può avere fiducia? Seguendo Cristo, il cui gesto di amore estremo, cioè la Croce, ha salvato l’umanità”. Una disamina degli orrori del Novecento come prova di sfiducia nei confronti delle potenze mondiali. E il ripetuto invito ai ragazzi: “Non andate in pensione a 20 anni, vivete e non vivacchiate!”. Il testo completo della risposta del papa (a cura di AsiaNews).
I “cattolici di destra” la rifiutano come “comunista”; quelli “di sinistra” applaudono alla novità, ma quanto dice Francesco nella sua “Laudato sì” è sulla linea della dottrina sociale della Chiesa. In sintonia con Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI. Qualche tono apocalittico annuncia “la fine”, il fallimento “dell’epoca moderna” e del suo “antropocentrismo deviato”. La critica ai poteri politici, l’invito alla collaborazione con tutti.
“Il sangue dei martiri”, “seme di unità della Chiesa” è stato al centro dell’incontro di questa mattina in Vaticano tra Francesco e Mor Ignatius Aphrem II, patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente. “Quanto dolore! Quante vittime innocenti! Di fronte a tutto questo, sembra che i potenti di questo mondo siano incapaci di trovare soluzioni”.
“In questo mondo, in questo momento, ci si sono tante guerre per avidità di potere, di ricchezze. Si può pensare alla guerra nel nostro cuore”. “Quando il Signore benedice una persona con le ricchezze: lo fa amministratore di quelle ricchezze per il bene comune e per il bene di tutto, non per il proprio bene”.
La “Laudato sì, sulla cura della casa comune” si apre con un fortissimo appello a rigettare “la violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato”, che “si manifesta anche nei sintomi di una malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi”. Mutamenti climatici, accesso all’acqua, tutela della biodiversità sono sfide “irrinunciabili” per l’umanità intera. Nella Bibbia e nei Vangeli “la corretta chiave di lettura: non siamo padroni, ma custodi della Creazione”.
Nei capp. 3 e 4 di “Laudato sì” sulla cura del creato, papa Francesco indica le cause profonde della crisi ecologica in un “antropocentrismo deviato”. Le pretese della scienza e della tecnica portano al relativismo presuntuoso e a una “cultura dello scarto” che produce rifiuti e scarti umani. Il movimento ecologista dovrebbe anche lottare contro l’aborto e la manipolazione degli embrioni umani vivi. La soluzione è un’ecologia integrale che riproponga l’uomo e i suoi rapporti con la natura, ma anche con gli altri, la cultura, e con se stessi, il proprio corpo e la mascolinità e femminilità. Una proposta per gli OGM.
“La spiritualità cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo”. “Non basta più parlare solo dell’integrità degli ecosistemi. Bisogna avere il coraggio di parlare dell’integrità della vita umana, della necessità di promuovere e di coniugare tutti i grandi valori”.
Metropolita Zizioulas, “il significato dell’enciclica non si limiti al tema dell'ecologia in quanto tale”, ma ha anche “una importante dimensione ecumenica”, di quell’ecumenismo “esistenziale”, che è “lo sforzo di affrontare insieme i problemi esistenziali più profondi”. “Porta i cristiani precedentemente divisi verso un compito comune che devono affrontare insieme”.
L’enciclica sul creato “che si pone nella linea della dottrina sociale della Chiesa”, è “un appello alla responsabilità in base al compito che Dio ha dato all’essere umano”. “Il lavoro dell’amore di Dio è più forte del lavoro della morte” ci protegga “dalla visione nichilista della morte, come pure dalle false consolazioni del mondo”. Se ci lasciamo sostenere dalla fede “l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza”.
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