Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Incontrando sacerdoti, religiose, religiosi e seminaristi di Sarajevo, Francesco improvvisa un discorso prendendo spunto dalle testimonianze sulla ferocia della guerra, ma anche dai gesti di umanità che ci sono stati.
Nell’incontro con esponenti delle comunità musulmana, ortodossa, cattolica ed ebraica Francesco parla del valore del dialogo in una città “crocevia di popoli e di culture, dove la diversità, se da un lato costituisce una grande risorsa che ha permesso lo sviluppo sociale, culturale e spirituale di questa regione, dall’altro è stata motivo di dolorose lacerazioni e sanguinose guerre”. Una preghiera perché “uomini e donne credenti di diverse religioni, nazioni e culture” possano vivere “in pace e armonia”.
“Alcuni potenti della terra parlano e dicono belle cose sulla pace, ma sotto vendono le armi! Da voi io aspetto onestà, ma onestà fra quello che pensate, quello che sentite e quello che fate: le tre cose insieme”. Nelle risposte alle domande dei giovani “scegliere cose che fanno bene” nell’usare programmi televisivi e computer, la vocazione dei giovani a costruire ponti e non muri, l’agire per la pace.
Attaccate le province occidentali del Paese. Coinvolte 1000 persone nella disinfestazione. Le autorità hanno trattato più di 55mila ettari di terreni agricoli. Nel 1996 la Fao ha creato una Unità per gestire le emergenze. L’invasione delle locuste colpisce tutta l’Asia Centrale, la Russia e il Caucaso.
Ricevendo le Pontificie opere missionarie, Francesco ricorda “le difficoltà e le persecuzioni” che vengono subite dai cristiani. Nelle “periferie umane la Chiesa è chiamata ad uscire per le strade e ad andare incontro a tanti nostri fratelli e sorelle che vivono senza la forza, la luce e la consolazione di Gesù Cristo”. “Una Chiesa che si riduca all’efficientismo degli apparati di partito è già morta, anche se le strutture e i programmi a favore dei chierici e dei laici ‘auto-occupati’ dovessero durare ancora per secoli”.
Celebrando la messa del Corpus Domini, Francesco parla della comunione, l’Eucaristia, che impedisce ai cattolici di “disgregarsi” e “svilirsi”. Ci disgreghiamo "quando non viviamo la fraternità tra di noi, quando gareggiamo per occupare i primi posti, quando non troviamo il coraggio di testimoniare la carità, quando non siamo capaci di offrire speranza”. E ci sviliamo quando ci facciamo “intaccare dalle idolatrie del nostro tempo: l’apparire, il consumare”. Sentirsi “in comunione con tanti nostri fratelli e sorelle che non hanno la libertà di esprimere la loro fede nel Signore”.
“La famiglia ha tanti problemi che la mettono alla prova” e “una di queste prove è la povertà”, aggravata dagli pseudo-modelli” diffusi dalla società consumista e lo “sfruttamento” della famiglia da parte di “politica ed economia” che sostanzialmente se ne disinteressano. “Vicinanza” al popolo cinese per il disastro dello Yangtze.
“I profeti, gli uomini di Dio che hanno parlato al popolo, che non sono stati ascoltati, che sono stati scartati, saranno la sua gloria”. “Se ognuno di noi fa un esame di coscienza, vedrà quante volte, quante volte ha cacciato via i profeti. Quante volte ha detto a Gesù: ‘Vattene’, quante volte ha voluto salvare se stesso, quante volte abbiamo pensato che noi eravamo i giusti”.
All'Angelus, Francesco sottolinea il mistero dell'unico Dio in tre Persone: "Ci rinnova la missione di vivere la comunione con Dio e tra di noi sul modello di quella trinitaria". Ricordiamoci "per quale fine, per quale gloria noi esistiamo, lavoriamo, soffriamo". Giovedì prossimo la celebrazione del Corpus Domini: "Partecipate a questo solenne atto pubblico di amore per Gesù in mezzo al popolo". Il Papa invita la piazza a fare, tutti insieme, il segno della croce.
Francesco riceve in udienza i partecipanti all’incontro promosso dall’Associazione Scienza e Vita: “Vedo la vostra Associazione come delle mani che si tendono verso altre mani e sostengono la vita”. Una società giusta “riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale”, ma “bisogna anche andare oltre e riflettere sull’uso che ne facciamo”.
Ci sono “tre modi di vivere”. C’è chi “vive per sé; tranquillo, egoista” e “Gesù condanna la sterilità spirituale”, poi ci sono “quelli che fanno della religione un affare” e infine c'è la vita di fede, per la quale “tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà”.
La sfida della nuova evangelizzazione e della catechesi si gioca su un punto fondamentale: “come incontrare Cristo, qual è il luogo più coerente per trovarlo e per seguirlo”. “La domanda su come stiamo educando alla fede, pertanto, non è retorica, ma essenziale. La risposta richiede coraggio, creatività e decisione di intraprendere strade a volte ancora inesplorate”.
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