Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Dialogo, solidarietà e ripensamento di una società condizionata dall’arrivismo sono stati i temi centrali del pomeriggio della penultima giornata della visita di papa Francesco in Giappone, scandita dalla celebrazione della messa al Tokyo Dome, davanti a oltre 50mila persone, dalla visita al primo ministro e dall’incontro con le autorità politiche, civili e religiose del Paese.
Lo stupore e la gratitudine per la visita di papa Francesco in Giappone e il conforto per la testimonianza di fede dei cattolici. P. Lorenzo Manerba è da 46 anni missionario nel Paese del Sol levante.
Francesco ha incontrato le vittime del “triplice disastro”, come in Giappone chiamano il terremoto, lo tsunami e l’incidente nucleare del 2011. Ai giovani, “le cose sono importanti, ma le persone sono indispensabili”. “Dobbiamo unirci tutti contro questa cultura del bullismo e imparare a dire: basta! È un’epidemia per la quale la migliore medicina la potete trovare voi stessi”.
Francesco si è recato a Hiroshima e Nagasaki. Da Nagasaki ha lanciato il suo Messaggio sulle armi nucleari, a Hiroshima, accanto all’arco che segna il punto nel quale cadde la bomba, ha ripetuto il “Mai più la guerra, ma più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza!”.
Prima messa di papa Francesco in terra giapponese, nella città che ha sperimentato l’olocausto nucleare, che ha fatto 100-200mila morti. Alzare “le nostre voci” per difendere gli innocenti, scegliendo la “compassione come vero modo per costruire la storia”.
Papa Francesco visita e prega davanti al Memoriale dei martiri sulla collina di Nishizaki. Un luogo che racconta “l’oscurità della morte e del martirio”, ma “annuncia anche la luce della risurrezione”. I martiri giapponesi ispiratori della vocazione missionaria del papa. “Far ardere continuamente lo zelo evangelizzatore”. Appello per la libertà religiosa in Asia e nel mondo.
Francesco ha ricordato che da giovane voleva venire da missionario nel Paese del sol levante. “In Giappone la Chiesa è piccola e i cattolici sono una minoranza” (536 mila, lo 0,4 per cento della popolazione), e l’evangelizzazione richiede l’impegno per “una testimonianza umile, quotidiana e di dialogo con le altre tradizioni religiose”. Nessun cenno alla crisi che sta vivendo Hong Kong nei telegrammi ai capi di Stato di Cina, Hong Kong e Taiwan.
Almeno 3mila fedeli sono giunti dal Vietnam; altri 7mila sono migranti in Thailandia. La felicità: vedere il papa “almeno una volta nella vita”. In Thailandia, con l’1% di cristiani, ci sono state due visite papali; in Vietnam, col 10% di cattolici, nessuna visita. “La Chiesa vietnamita ha proposto molte volte di invitare il pontefice, ma l’invito ufficiale deve venire dal governo”.
Domani papa Francesco sarà a Nagasaki in visita al Museo dei Martiri giapponesi. Per il direttore, p. Domenico Vitali, da 55 anni in Giappone, il Museo è un elemento importante nella storia del Paese: “I martiri hanno portato un’altra visione del mondo”. Nella società secolarizzata, tutti sono occupatissimi: non c’è tempo per educare i figli.
Folla di giovani in festa per l’ultimo appuntamento pubblico di papa Francesco in Thailandia. L’invito “a metterci in movimento e guardare al futuro per incontrarci con la cosa più bella che vuole regalarci: la venuta definitiva di Cristo nella nostra vita e nel nostro mondo”.
La testimonianza di una giovane davanti a Francesco nel corso dell’incontro con sacerdoti e religiosi. “Ero sulla mia strada quando gli eventi mi fecero incontrare padre Raffaele del PIME a Chiang Mai. Andai a lavorare con lui alla Casa degli Angeli, struttura di accoglienza per bambini disabili”.
Nell’incontro con sacerdoti, religiosi e vescovi, Francesco ha sottolineato il significato della missione che “prima che attività da realizzare o progetti da porre in atto, richiede uno sguardo e un ‘fiuto’ da educare”.
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