Guerra e povertà alimentano il dramma dei bambini kolbari

La necessità di contribuire al sostentamento delle famiglie trasforma studenti, anche giovanissimi, in trasportatori trans-frontalieri. Il fenomeno in crescita soprattutto nelle zone di confine dell’Iran occidentale. Non mancano casi di vittime per incidenti o colpiti dai proiettili dei Pasdaran.

Istanbul (AsiaNews) - Guerra, povertà, scuole inaccessibili, mancanza di alternative lavorative e la necessità di contribuire al sostentamento delle famiglie stanno spingendo molti bambini e ragazzi curdi delle regioni di confine fra Iran, Iraq e Turchia ad unirsi ai Kolbar, i portatori trans-frontalieri di merci. I kolbari iraniani sono fra i più esposti ai pericoli trasportando carichi pesanti attraverso cumuli di neve in inverno o sotto il sole in estate, attraverso la zona montuosa di confine nell’Iran occidentale. Un tragitto compiuto a cavallo o, il più delle volte, a piedi e in condizioni (anche) di illegalità in molti casi al di fuori dei valichi ufficiali e lungo percorsi irti di difficoltà e pericoli.

Noti anche come kolber, il loro deriva dalle parole curde e persiane “kol” (schiena) e “bar” (carico), e descrive una delle professioni più pericolose e precarie al mondo. Non si tratta di trasportatori professionisti, ma di lavoratori informali - spesso veri e propri contrabbandieri - spinti dalla povertà estrema e dalla mancanza di alternative economiche nelle province curde soprattutto dell’Iran. Essi caricano sulle spalle fardelli enormi che possono pesare fino a 50 kg contenenti le merci più svariate: elettrodomestici, sigarette, vestiti, pneumatici, tessuti, carburante o proibite nel mondo islamico come gli alcolici. 

La maggior parte vive nel Kurdistan iraniano, una delle regioni più povere del Paese, e non sono solo braccianti ma anche giovani con lauree e titoli di studio elevati che non riescono a trovare alcun impiego per problemi strutturali o conflitti regionali. Nell’attività sono sempre più coinvolti anche donne e minori, che operano senza alcuna tutela legale, sindacale, pensionistica o assicurazione medica. Negli anni non sono mancati casi di attacchi diretti da parte delle forze di sicurezza della Repubblica islamica, compresi i Pasdaran, che aprono il fuoco contro i portatori per bloccarne i transiti, provocando vittime anche fra i giovanissimi.

A denunciare il fenomeno - in progressiva crescita per le criticità economiche legate al conflitto - è un rapporto dell’agenzia iraniana Ilna, specializzata nel mondo del lavoro. “Il fatto che un adolescente intraprenda una strada in cui vi è il rischio di essere colpito, sia vittima di incidenti o rimanga coinvolto nell’esplosione di una miniera dovrebbe costituire un serio avvertimento per la società” spiega il sindacalista Abdollah Belvasi. “Un bambino - aggiunge - dovrebbe essere seduto dietro a un banco di scuola, non su un percorso riservato ai kolbari”.

La povertà e i redditi familiari instabili stanno colpendo sempre più i bambini delle famiglie che vivono nelle zone di confine, prosegue Belvasi. “I corrieri di frontiera curdi affrontano neve, carichi pesanti e morte per soli 10 dollari. Una carenza di posti di lavoro ha anche lasciato molti giovani, tra cui laureati e atleti affermati, di fronte a una scelta tra diventare kolbari, con il rischio di morte, o di optare per la migrazione lontano dalle loro case e dalle loro famiglie”.

Ad inasprire le difficoltà di una economia già piagata dalle sanzioni vi è anche il recente conflitto lanciato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, che fra fine agosto e i primi di settembre ha registrato un’ulteriore escalation. Nella notte il presidente Usa Donald Trump ha minacciato nuovi raid sulla Repubblica islamica, i cui vertici hanno promesso di rispondere con rinnovati attacchi come avvenuto stamane con un lancio di droni verso obiettivi statunitensi in Kuwait. Secondo il ministero iraniano della Sanità, dal 30 agosto si contano almeno 18 morti e 142 feriti e la situazione è destinata a peggiorare con le diplomazie del Golfo che faticano a rilanciare la via del dialogo.  

In una fase di rinnovato conflitto, blocchi navali e inasprimento delle sanzioni il quadro economico per l’Iran e i suoi abitanti diventa ancora più critico. Teheran ha affrontato anni di inflazione elevata, di indebolimento della valuta e una crisi legata alla disoccupazione che hanno eroso il potere d’acquisto rendendo il costo della vita sempre più difficile da sostenere per gran parte delle famiglie. Secondo la Hormozgan Workers’ House almeno 20mila lavoratori hanno perso l’impiego a causa della crisi economica e per la chiusura delle attività commerciali. Da qui la scelta di molte famiglie di ritirare i figli dalle scuole avviandoli ad attività lavorative per contribuire all’economia domestica, ripiegando su occupazioni non prive di pericoli e criticità: fra i Kolbari, infatti, non mancano casi di vittime rimaste uccise in sparatorie per mano delle forze di sicurezza o per incidenti collegati all’esplosione di mine.

In genere le morti vengono trattate come “notizie di routine”, suscitando attenzione o interesse “per qualche giorno prima di venire declassate e sparire dalla discussione pubblica” sottolinea il sindacalista. “Quando un kolbar viene ucciso, la famiglia soffre. I figli restano senza il padre o un fratello - aggiunge Belvasi - dovendo fare i conti con spese e problematicità. Se guardiamo ai kolbari solo in termini di numeri e statistiche, ignoriamo la dimensione umana della tragedia” e le promesse del governo sinora “non sono riuscite ad affrontare le questioni di base”. Intanto il bilancio in termini di morti, incidenti e criticità continua ad aumentare per quanti operano nelle regioni di confine nell’ovest del Paese: “Se le cause principali come povertà, disoccupazione e mancanza di opportunità di lavoro stabile non vengono affrontate, il problema emergerà continuamente” coinvolgendo fasce sempre più giovani della popolazione e a dispetto delle “risorse economiche, umane e naturali” della regione. Per questo, conclude il sindacalista, “le cause devono essere affrontate alla radice”.

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