Milano (AsiaNews) - Il 2026 è destinato a diventare “l’anno zero” per i rifugiati cristiani iraniani, e di altri Paesi in cui sono oggetto di persecuzioni, perché “zero” è il numero di quanti sono stati accolti dagli Stati Uniti. La superpotenza americana ha rappresentato a lungo un porto sicuro (e accogliente) per quanti fuggivano da guerre, violenze a sfondo confessionale e attacchi mirati; tuttavia, nell’ultimo anno il giro di vite anti-immigrazione impresso dal presidente Usa Donald Trump ha di fatto chiuso anche una delle poche fonti di speranza per i cristiani perseguitati. Il dato, che conferma i timori all’indomani della stretta impressa dall’inquilino della Casa Bianca, è contenuto in due nuovi rapporti pubblicati nei giorni scorsi da ong cristiane americane.
“Si prevede che l’[anno fiscale] 2026 sarà il primo, da almeno un quarto di secolo e probabilmente nell’intera storia del Programma statunitense di accoglienza rifugiati, in cui le minoranze religiose perseguitate saranno completamente escluse”, rileva il rapporto “State of the Golden Door”. La quarta edizione del rapporto, redatta congiuntamente da World Relief e Open Doors US, ha osservato che, mentre nel 2024 erano stati reinsediati 29.478 rifugiati provenienti dai Paesi in cui la persecuzione dei cristiani è più intensa, questa cifra è scesa a 9.916 nel 2025. Per l’anno in corso il dato si è azzerato, perché i soli rifugiati sinora accolti sono quelli provenienti dal Sudafrica.
Porte chiuse
Il blocco agli ingressi, anche per i cristiani perseguitati, non riguarda solo l’Iran anche se la Repubblica islamica mostra numero particolarmente preoccupanti: secondo la World Watch List 2026, 4.849 cristiani sono stati uccisi per la loro fede durante il periodo di riferimento (rispetto ai 4.476 del 2025), mentre più di 224mila hanno abbandonato le loro case, si sono nascosti o sono fuggiti dai loro Paesi a causa delle persecuzioni. In cima alla lista delle nazioni con maggiori casi vi sono Iran, Myanmar e Nigeria e laddove la persecuzione è diffusa, il cambiamento nella politica dei rifugiati adottata da Washington rischia di avere conseguenze significative. World Relief e Open Doors hanno anche scoperto che i tassi di approvazione di asilo nel tribunale per l'immigrazione per i richiedenti dei 50 Stati maggiormente associati alla persecuzione cristiana sono diminuiti in maniera sostanziale. Il tasso di approvazione complessivo è sceso al 10% nel 2026, rispetto al 26% del 2025 e al 58% nel 2023. I dati includono candidati di tutte le provenienze religiose, non solo cristiani e i cambiamenti più significativi riguardano rifugiati provenienti da Iran e Cina.
Tuttavia, in una fase in cui l’Iran sembra essere sempre più chiuso al mondo esterno a causa di blocchi e sanzioni collegati alla guerra, ad aggravare il quadro di isolamento contribuisce l’entrata in vigore oggi del blocco globale delle compagnie aeree, comprese le poche sinora operative in territorio iraniano. La decisione è stata annunciata nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, che intervistato dalla CNBC ha affermato che “il 23 settembre tutte le compagnie aeree iraniane saranno chiuse in tutto il mondo”. Gli hub internazionali che servono gli aerei iraniani, ha spiegato l’alto funzionario, saranno “completamente esclusi dal sistema bancario americano. Gli operatori stranieri non possono rifornire l’aereo, fornire strutture di atterraggio o vendere biglietti passeggeri senza rischiare il loro accesso alla compensazione del dollaro”.
Speranze perdute
La decisione della Casa Bianca finisce così per precludere ogni ulteriore speranza di partire per quanti vorrebbero lasciarsi alle spalle guerra, violenze e persecuzione anche a sfondo confessionale che non ha risparmiato nemmeno i leader cristiani di primo piano. Al riguardo, gli autori del rapporto congiunto affermano che “la ‘porta d’oro’ per chi fugge dalla persecuzione religiosa è stata di fatto chiusa”. Lo studio include la testimonianza del pastore iraniano-americano Ara Torosian, arrivato negli Stati Uniti come rifugiato nel 2010 e di cui almeno 19 fedeli iraniani sono stati trattenuti dai servizi di immigrazione statunitensi nell’ultimo anno. Due di loro, Marjan e Reza, erano già stati al centro delle cronache lo scorso anno, dopo che un video ha mostrato Marjan in preda a un attacco di panico mentre suo marito veniva prelevato dagli agenti dell’immigrazione.
Il rapporto sottolinea inoltre come oltre 14mila rifugiati iraniani - la stragrande maggioranza dei quali cristiani - rimangano “in una situazione di stallo” in Austria, in seguito alla chiusura di un centro di sostegno al reinsediamento nel Paese. Nella struttura, in passato, venivano anche gestite le pratiche dei rifugiati in attesa di reinsediamento proprio negli Stati Uniti. Vi sono poi timori riguardo al possibile “respingimento” dei rifugiati verso i Paesi da cui sono fuggiti: nello studio si cita il caso di Artemis Ghasemzadeh, cristiana iraniana che è stata espulsa dagli Stati Uniti verso Panama, prima di essere re-insediata in Canada, grazie al sostegno di una coppia cristiana locale.
“Alcuni accordi hanno portato al rimpatrio di persone da parte del paese terzo verso la nazione da cui erano inizialmente fuggite a causa delle persecuzioni” accusa lo studio. “World Relief e Open Doors US credono fermamente che rimandare qualcuno in un luogo di persecuzione - per quanto indirettamente - costituisca una grave violazione dei principi su cui è stata fondata la nostra nazione e sia in diretta contraddizione con le nostre convinzioni di cristiani”.
Il rapporto rileva infine un drastico calo nell’accoglimento delle richieste di asilo da parte di coloro che si trovano già nel Paese, compresi gli iraniani. “L’Iran ha storicamente registrato tassi molto elevati di approvazione delle richieste di asilo dinanzi ai giudici dell’immigrazione”, osserva il rapporto, con percentuali “superiori all’80%” dal 2020 al 2024. Ma negli ultimi due anni tale percentuale è “scesa al solo 38%”. Lo studio si conclude esortando i cristiani a pregare e a difendere i propri fratelli rifugiati, “per garantire che coloro che sono perseguitati a causa della loro fede continuino ad avere accesso al Programma di Accoglienza dei Rifugiati degli Stati Uniti insieme a coloro che sono perseguitati per altri motivi riconosciuti dal diritto statunitense e internazionale”.
Minacce in carcere
La criticità delle condizioni dei cristiani in Iran è confermata da una vicenda emersa proprio in queste ore e che riguarda una convertita dall’islam e prigioniera di coscienza, che sta scontando una condanna a oltre nove anni nel carcere di Evin. Ghazal Marzban, che ha da poco compiuto 43 anni, ha iniziato uno sciopero della fame, per protestare contro il rifiuto di farle avere una Bibbia in cella e per le ripetute minacce di morte perché accusata di apostasia. Fonti locali dietro anonimato riferiscono che dal 19 settembre si rifiuta di mangiare e bere, aggiungendo che è la seconda volta in tre mesi che promuove questa forma estrema di protesta. A giugno, ricorda Article18, aveva intrapreso uno sciopero della fame di 11 giorni per protesta contro la condanna a nove anni e otto mesi per “propaganda contro lo stato” e “manifestazioni e collusione contro la sicurezza nazionale”. Le autorità carcerarie avrebbero giustificato il rifiuto affermando che solo gli iraniani “nati in famiglie cristiane” - e non i convertiti - hanno il diritto di possedere una Bibbia in prigione.
Anche una donna britannica detenuta in prigione - probabilmente Lindsay Foreman, viaggiatrice arrestata nel gennaio 2025 insieme al marito Craig - avrebbe chiesto una Bibbia per conto di Ghazal, ma la sua richiesta è stata rifiutata. Inoltre, un giudice avrebbe ordinato alla convertita di firmare una lettera di pentimento e registrare un video in cui abiura la propria fede, in caso contrario sarebbe stata condannata a morte per apostasia. La donna, che in passato ha trascorso due mesi a Evin per “propaganda contro il regime cantando slogan”, è tornata in prigione in seguito a un secondo arresto a gennaio. La convertita al cattolicesimo è stata oggetto di violenze in prigione a luglio, riportando la frattura della mano sinistra. Ad agosto ha infine pubblicato una lettera commovente in cui denunciava uno stupro “brutale” in un centro di detenzione del ministero dell’Intelligence dopo essere stata arrestata per la prima volta nel maggio 2023.




















