Iraq, caos scuola: la prima campanella slitta a ottobre

L’inizio in programma il 20 settembre posticipato all’11 ottobre, poi la nota del ministero che ufficializza l’apertura al primo ottobre. Voci legano la decisione al ritiro della coalizione e alla consegna di armi delle milizie. Dal patriarcato caldeo materiale didattico e zaini per 475 bambini.

Baghdad (AsiaNews) - Caldo estremo che si fa sentire ancora in diverse zone del Paese; questioni logistiche legate al ritiro entro fine mese della coalizione internazionale a guida statunitense dal territorio; la consegna di tutte le armi ancora in possesso di milizie e gruppi combattenti; problemi di sicurezza collegati al conflitto nel Golfo che coinvolge direttamente l’Iraq, territorio dal quale sono partiti - anche di recente - attacchi diretti all’Arabia Saudita da parte di fazioni legate a Teheran. Ad oggi non si conoscono ancora le motivazioni ufficiali, ma l’unica certezza è che il governo di Baghdad ha disposto il rinvio dell’inizio dell’anno scolastico 2026-27 previsto in origine per il 20 settembre. In un primo momento era avanzata la data del prossimo 11 ottobre, con oltre tre settimane di ritardo rispetto al calendario; tuttavia, nelle ultime ore il ministero dell’Istruzione ha annunciato che la prima campanella suonerà il Primo ottobre. 

Dubbi sullo slittamento

Il provvedimento non riguarda la regione del Kurdistan iracheno, in cui le lezioni dovrebbe iniziare regolarmente il 20 settembre, quanto il resto del Paese per un numero complessivo di oltre 12 milioni di studenti. In questi giorni si sono susseguite diverse ipotesi e si è innescato un acceso dibattito inerente al rinvio, mentre a Bassora (nel sud) il ministero ha inviato una nota di diffida agli istituti privati che intendono avviare regolarmente l’anno, senza aspettare il resto del Paese. Il rinvio originario all’11 ottobre rischiava di costare quasi un mese di anno accademico, col timore di non riuscire a completare il curriculum in particolare delle ultime classi di primarie, intermedie e secondarie. Inoltre, per gli esperti i nove mesi sono sempre più a rischio perché il normale iter è abbreviato per le numerose festività ufficiali e le pause associate a occasioni religiose.

Voci e speculazioni hanno collegato il rinvio al 30 settembre, data fissata per il ritiro delle forze della coalizione internazionale e termine ultimo per il trasferimento delle armi sotto il controllo dello Stato, che potrebbe causare scontri e tensioni. Il dicastero dell’Istruzione, tuttavia, ha citato quattro ragioni principali per il rinvio, nessuna delle quali riguarda il ritiro delle truppe straniere o il disarmo. In una nota il ministro Abdul Karim Abtan al-Jubouri ha spiegato che il rinvio consentirà di portare a termine la seconda fase di esami per gli studenti delle classi che non devono affrontare la maturità e preparare le aule per il nuovo anno. Una decisione, prosegue la dichiarazione, che “ha tenuto conto anche delle elevate temperature registrate in questo periodo e della necessità di soddisfare i requisiti didattici, tecnici e amministrativi prima del rientro”. Di fronte alle critiche dell’opinione pubblica riguardo al rinvio, il portavoce del ministero Karim al-Sayed ha fornito ulteriori motivazioni, spiegando che la data di inizio precedentemente annunciata, il 20 settembre, si era rivelata troppo anticipata ed erano cambiate le circostanze. 

Materiale dal patriarcato caldeo

Intanto, in previsione del nuovo anno scolastico, il patriarcato caldeo ha voluto promuovere una celebrazione presso l’Indian Club Hall di Baghdad, durante la quale sono stati distribuiti zaini e materiale didattico a 475 bambini presenti. Una iniziativa voluta con forza dal patriarca Paolo III Nona che si è tenuta il 16 settembre scorso e ha visto la partecipazione di decine di famiglie cattoliche irachene e studenti dai sei ai 10 anni, in rappresentanza di 15 chiese caldee della capitale irachena. A conclusione della celebrazione che ha incluso momenti educativi e di intrattenimento promossi dalla Rejoice della Bible Society con teatro e giochi mirati, spiega una nota del patriarcato inviata ad AsiaNews, il primate “ha distribuito zaini contenenti materiale scolastico e cancelleria”.

L’evento, prosegue la dichiarazione, si è svolto in “un’atmosfera di gioia e interazione tra i bambini”. Rivolgendosi ai partecipanti, il patriarca Nona ha “espresso i suoi ringraziamenti e apprezzamenti a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione e al sostegno di questa attività, compresi sacerdoti, educatori, filantropi, volontari”. Ai bambini ha detto di impegnarsi nello studio, sottolineando con forza che essi “rappresentano il futuro e la speranza” del Paese.

Mancano 10mila scuole

Infine, la controversia riguardante la data di riapertura ha - almeno per il momento - oscurato un’altra questione altrettanto prioritaria riguardante le scuole del Paese: il sovraffollamento delle classi e la mancanza di un ambiente adeguato a livello pedagogico. È quanto emerge da un rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Eco Iraq Observatory, ente di ricerca indipendente che indica in 10mila i nuovi edifici scolastici necessari per colmare le lacune e rispondere in maniera efficace alla mancanza di aule. Nonostante il Paese disponga di oltre 40mila scuole al servizio degli alunni della scuola primaria e secondaria a livello nazionale, l’osservatorio ha sottolineato che le strutture esistenti rimangono del tutto inadeguate ad assorbire una popolazione studentesca in espansione.

A questo si aggiungono anche deficit strutturali che limitano le attività quotidiane in tutto il sistema di istruzione pubblica; in particolare, almeno 8mila nuove strutture sarebbero essenziali per eliminare gradualmente la scuola a più turni e passare a un modello a turno singolo, in cui ogni amministrazione scolastica gestisce un edificio indipendente. Il rapporto di Eco Iraq Observatory ha richiamato pure l’attenzione sulle persistenti disparità negli standard di costruzione nelle regioni rurali e periferiche, con circa 200 scuole di mattoni di fango e circa 800 aule temporanee in stile roulotte tuttora in uso. Queste strutture precarie sono raggruppate principalmente nei governatorati di Salah al-Din e Dhi Qar, rispettivamente nord-centro e a sud del Paese. L’ente conclude invitando il ministero dell'Istruzione ad adottare programmi di allocazione dei capitali soprattutto in hub demografici ad alta densità - Baghdad, Mosul, Basra e Dhi Qar -, considerati prioritari nella ricostruzione scolastica per rispondere a un sistema educativo arretrato. 

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