Milano (AsiaNews) - C’è un pensiero su Gerusalemme da ritrovare prima di ogni soluzione politica. Uno sguardo profondo sulla sua identità, senza il quale oggi mancano addirittura le parole giuste per parlare di pace. Ed è il cantiere che il patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, ha aperto oggi nella Città Santa lanciando ufficialmente “Within Your Gates” (“Nelle tue porte”), un Forum che si propone di riunire “studiosi, leader religiosi e civici di diverse tradizioni” per approfondire e far conoscere la “vocazione universale di Gerusalemme”.
L’aveva scritto già nell’aprile scorso nella sua lettera pastorale “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”, il patriarca: dalla ferita profonda lasciata dietro di sé dal 7 ottobre 2023 e dalla guerra a Gaza che ne è seguita, non si esce senza tornare a interrogarsi sul “sogno di Dio su Gerusalemme”. E in questo sforzo che la Chiesa della Terra Santa sta portando avanti, si inserisce anche l'iniziativa di questo centro studi che - proprio mentre in Israele e Palestina in queste ore tutto è concentrato su un’attesa spasmodica di elezioni che difficilmente apriranno orizzonti nuovi - prova ad aprire un cantiere su un piano diverso ma non meno decisivo: quello delle narrazioni su Gerusalemme.
Già il nome dice un programma ambizioso: il riferimento è a un versetto del salmo 121, uno dei Cantici dell’ascensione che nella tradizione ebraica venivano cantati salendo al monte del Tempio. “I nostri piedi si fermano alle tue porte Gerusalemme”, dice il salmo. Ed è proprio questo fermarsi a riflettere e incontrarsi sulla soglia tra persone che hanno sguardi tra loro anche diversi sulla Città Santa, il cuore di questa nuova istituzione che il card. Pizzaballa ha scelto di lanciare insieme alla University of Notre Dame di Gerusalemme.
"Tutti apparteniamo a Gerusalemme"
“Nonostante tutto, continuo a credere che la missione della città sia diventare una profezia e una promessa di quella riconciliazione universale e di quella pace che Dio desidera per l'intera famiglia umana – scrive il card. Pizzaballa in una lettera che accompagna il lancio dell’iniziativa -. Negli ultimi anni, abbiamo collettivamente perso di vista questa missione, ed è a questa missione che dobbiamo ritornare”.
“Scrivo queste parole non come un'astrazione - continua il patriarca -. Le scrivo da una città dove le parole ‘pace’, ‘coesistenza’ e ‘dialogo’ sono diventate vuote, distanti dalla nostra realtà quotidiana. La violenza che ha travolto questa terra ha fatto più che distruggere vite e case. Ha avvelenato il linguaggio stesso. E quando il linguaggio fallisce, segue il silenzio - e in quel silenzio, la violenza grida il suo linguaggio brutale. È proprio in quel silenzio che qualcosa deve essere detto”.
Dietro a Within Your Gates, c’è l’ambizione di offrire ben più di un’altra condanna da elevare o un’analisi da aggiungere a tante altre. Si propone di essere “un tentativo serio e costante di recuperare la bussola che abbiamo perso - per chiederci di nuovo, con onestà e umiltà, a cosa serve Gerusalemme, e che cosa essa richieda a coloro che vivono entro le sue porte e a coloro, in tutto il mondo, ai quali appartiene”.
“Il Cantico delle ascensioni ci invita a gioire per essere finalmente alle porte di Gerusalemme - scrive ancora il card. Pizzaballa -. Queste porte non sono costruite per la difesa. Al contrario, servono a definire un modo di vivere: aperte in ogni direzione, verso lo straniero e il pellegrino, verso chiunque desideri entrare e prendervi parte. Qui non c'è monopolio; tutti apparteniamo a Gerusalemme. Le sue mura non sorgono per paura, ma per identità - e quell'identità è costituita dall'essere accogliente per tutti. Questo è ciò che ho scritto alle mie comunità all'inizio di quest'anno. Ed è anche lo spirito con cui è costruito ‘Within Your Gates’”.
“Il mio interesse iniziale nel creare il Forum - racconta ancora il patriarca - nasceva dal desiderio di comprendere la prospettiva cristiana sulla situazione in Terra Santa. Più ci ho riflettuto, però, più è diventato chiaro che, dato che questa prospettiva è esplicitamente universale, può essere completa solo quando il bene comune di tutte le comunità vi è integrato”. Per questo motivo il Forum non nasce come un'istituzione della Chiesa di Gerusalemme: le sue porte sono aperte a studiosi e professionisti di diverse tradizioni di fede, discipline e comunità. “Teologi e politologi, storici e architetti, musulmani, ebrei e cristiani, credenti e non credenti - cita il cardinale -. Tutti quanti condividono la convinzione che le complessità di Gerusalemme non siano un ostacolo ma le condizioni stesse che rendono possibile un futuro migliore, tutti quanti hanno a cuore le proprie comunità pur avendo a cuore anche tutti i residenti della città”.
Il Board e il Comitato scientifico
Un’idea chiara di questa apertura la si vede già dalle personalità coinvolte nell’avvio dell’iniziativa. Insieme al patriarca nel Board dei promotori figurano infatti tre altri nomi significativi: il prof. Sari Nusseibeh, filosofo e politologo arabo, già presidente per quasi vent’anni dell’Università al Quds di Gerusalemme, storica voce palestinese per la non violenza; la prof.ssa Sarah Stroumsa, già rettrice dell’Università ebraica di Gerusalemme, dove per tanti anni ha insegnato nel dipartimento di Lingua e letteratura araba studiando proprio le relazioni tra arabi ed ebrei nell’era medievale; e poi Margaret Karram, cristiana di Haifa da tanti anni impegnata nel dialogo interreligioso e dal 2021 alla guida del Movimento dei Focolari.
Altre presenze importanti compaiono poi nel Comitato scientifico: è presente Avraham Burg, figlio di uno dei “padri fondatori” dello Stato di Israele, lui stesso già speaker della Knesset ritiratosi dalla politica attiva nel 2004 e divenuto da allora uno degli intellettuali israeliani più coraggiosi nell’affrontare il tema del volto plurale di Gerusalemme e della Terra Santa. E poi Nivine Sandouka, femminista e attivista per la pace cresciuta a Shufat, il grande quartiere dei profughi palestinesi a Gerusalemme est, e oggi responsabile dell’Alliance for Middle East Peace, un cartello di ong che lavorano per l’incontro tra israeliani e palestinesi.
Ci sono poi figure legate ad altre realtà accademiche che - come la University of Notre Dame - da tempo operano per riflettere su Gerusalemme e sul suo ruolo unico di crocevia: per esempio padre Anthony Giambrone, dell’Ecole Biblique dei domenicani e Martino Diez, della Fondazione Internazionale Oasis, voluta dal card. Angelo Scola e attiva da più di vent’anni sulle frontiere del dialogo tra cristiani e musulmani. Come spiegato sopra, il coordinamento dell’iniziativa sarà affidato a Daniel Schwake, che è il direttore di Notre Dame Jerusalem, luogo di riferimento per un’iniziativa che – si specifica – nasce aperta “a tutti quanti vorranno unirsi” condividendone lo spirito.
"Uno spazio per conversazioni serie e coraggiose"
Ma che cosa farà concretamente questo nuovo Forum? “Produrrà una ricerca interdisciplinare applicata – risponde ancora il patriarca nella sua lettera - orientata non verso ideali astratti ma verso le realtà vissute di questa città e le domande che quelle realtà sollevano. Il lavoro sarà accademico e serio. Spero anche che rimanga umano e onesto, disposto ad affrontare verità difficili piuttosto che a mascherarle”.
“Questo Forum - continua Pizzaballa - è per gli studiosi che vogliono pensare seriamente a Gerusalemme senza essere costretti in categorie familiari: il Forum non segue alcuna agenda politica e non rappresenta alcun interesse politico. È per i professionisti che lavorano quotidianamente nello spazio tra le comunità e hanno bisogno di un linguaggio adeguato a ciò che vedono. Per le persone che vogliono cambiare le realtà a beneficio di tutti i residenti della città. Per tutti coloro - vicini e lontani - che credono che ciò che accade dentro queste mura riguardi l'intera famiglia umana, e che Gerusalemme appartenga, in ultima analisi, a tutti, che sia il cuore condiviso dell'umanità”.
“La città in cui ho vissuto in questi anni di conflitto - conclude il patriarca di Gerusalemme - mi ha insegnato che la frattura, se affrontata con onestà, può diventare il fondamento di qualcosa di reale. Within Your Gates non è una soluzione alla nostra frattura collettiva, ma uno spazio per il tipo di conversazioni serie, radicate e coraggiose che questa città esige e, al suo meglio, rende ancora possibili”.



















