Myanmar, la ministra in esilio: "Le bombe sulle nostre scuole"

Ad AsiaNews la denuncia di Ja Htoi Pan, responsabile dell'istruzione: a cinque anni dal colpo di Stato del 2021 nel Paese 6,3 giovani non accedono all'educazione di base. L'urgenza della sicurezza: "Forniamo esercitazioni e rifugi antiaerei alle scuole". Aung San Suu Kyi rimane "speranza per il popolo".

di Daniele Frison

Roma (AsiaNews) - La fragilità delle pareti in canne di bambù accanto alla pesantezza dei sacchi di sabbia e della terra rivoltata, riparo dalle bombe che arrivano dal cielo. Scuole e rifugi antiaerei non dovrebbero mai incontrarsi. Eppure in Myanmar funziona così l’“istruzione dei sopravvissuti”, come racconta ad AsiaNews Ja Htoi Pan, ministra dell’istruzione del Governo di Unità Nazionale (Nug), esecutivo in esilio dal colpo di stato del 2021 – che aprì la strada alla guerra civile – oggi riferimento per parte dell’opposizione anti-regime birmana.

Ja Htoi Pan, 42 anni, è anche rappresentante del Kachin Political Interim Coordination Team (Kpict), impegnato contro la giunta militare del Myanmar. Antropologa sociale e leader politica di formazione, è in prima linea nel sostenere e riformare parte del sistema educativo del Paese, occupandosi tra l’altro del coordinamento di migliaia di scuole provvisorie e della curatela dei programmi educativi nazionali. In precedenza ha ricoperto la carica di viceministra dell’istruzione e ha assunto diversi ruoli presso istituzioni accademiche e centri di ricerca nello Stato birmano del Kachin.

Giovani senza istruzione di base

“Siamo appesi a un filo”, ripete più volte durante l’intervista. “Finora quel filo sembra essere molto resistente. Ma la sensazione non passa mai”. I dati dipingono la drammatica precarietà scolastica di un Paese in conflitto da oltre cinque anni: per l’anno scolastico 2026-2027 le iscrizioni sono 6,7 milioni. Gli ultimi censimenti riportano una popolazione in età scolare di 13 milioni: oltre 6,3 milioni di giovani, bambine e bambini non accedono all’istruzione di base. Mentre Min Aung Hlaing – che guidò il golpe del 2021, per poi giurare da presidente nella primavera 2026, dopo le elezioni di inizio anno, ampiamente criticate dalle organizzazioni umanitarie per l’esclusione del principale partito di opposizione – promette un aumento dei finanziamenti all’istruzione. Ma nel frattempo le allocazioni sono inferiori a quelle del 2020-2021 (8,07% della spesa pubblica).

“Veniamo bombardati continuamente”, denuncia Ja Htoi Pan. “Prendono di mira scuole, università, monasteri e persino ospedali. Ragazzi e ragazze non conoscono serenità, sono sempre all’erta e vivono nella paura”. In tanta tragedia, il Governo di Unità Nazionale (Nug) lavora per garantire un “sistema educativo alternativo”. Oggi, il ministero dell’istruzione segue nei territori liberati dalla giunta militare dalle Forze di Difesa del Popolo (Pdf, gruppi armati che dipendono dal Nug) circa 800mila studenti e oltre 60mila insegnanti. Dopo il golpe, medici e professori si unirono al Movimento di Disobbedienza Civile, prima protesta pacifica contro il ritorno alla dittatura. Ancora oggi costoro sono sulle liste nere dell’esercito birmano. Le strutture scolastiche funzionanti cui fa riferimento il Nug sono circa 5mila, secondo la ministra. Nel Paese, solo tra 2023 e 2024 le scuole sono state attaccate 217 volte; in 141 casi sono state usate per scopi militari. “Nel conflitto è molto importante che i giovani vivano una normalità, che abbiamo un riferimento nel caos”, dice ancora Ja Htoi Pan.

Scuole e rifugi antiaerei

L’impellenza degli ultimi anni è la sicurezza. “Scuola sicura, istruzione sicura” è la convinzione, condivisa anche dagli altri ministeri. “Forniamo esercitazioni e rifugi antiaerei; lo scorso anno abbiamo persino raccolto fondi per costruirli. Abbiamo ideato un sistema di sicurezza scolastica”, spiega ad AsiaNews la ministra. Anche se il Nug opera principalmente dall’esilio, Ja Htoi Pan effettua regolarmente sopralluoghi. Ci mostra una foto che la ritrae all’ingresso di un austero riparo sotterraneo, un ammasso di terra dorata e sabbia. “Per ottenere la qualifica di centro d’esame per la maturità, le scuole devono soddisfare i requisiti di sicurezza, compresa la costruzione di un rifugio”, racconta. “Da tempo ormai portiamo avanti così l’istruzione”.

Nelle aree liberate la resistenza si fa con “tanta innovazione e creatività”. “Per resistere abbiamo bisogno di più sostegno, finché c’è la lotta armata sostenuta dalla popolazione”. L’appoggio all’istruzione è “fondamentale per ricostruire le comunità” costrette a spostarsi altrove. Sono oltre 3,5 milioni le persone sfollate interne in Myanmar. “Oltre alla sicurezza, ci occupiamo della formazione degli insegnanti, definiamo le linee guida e gestiamo gli esami”, spiega. “Il resto dell’attività educativa, come l’erogazione dei servizi e il sostegno pratico a chi insegna, è fornito dalle comunità stesse”, contributo essenziale per garantire a bambine e bambini una parvenza di normalità. “A scuola ci sono un rifugio e gli insegnanti: se dovesse succedere qualcosa, c’è una via d’uscita. La sicurezza potrebbe non essere garantita nelle loro case”.

Aung San Suu Kyi "speranza per il popolo"

In Myanmar il regime sta finalizzando il completo ritorno alla dittatura. L’unica “speranza per il popolo”, sostiene la ministra, continua a essere Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991, destituita e detenuta dai militari. Solo di recente la giunta militare, a causa delle pressioni esterne, ha diffuso una sua foto confermando che è ancora viva. Ja Htoi Pan condivide con AsiaNews un appello: “È fondamentale che sia in buona salute e che venga rilasciata per riprendere il suo lavoro come leader del popolo. La comunità internazionale dovrebbe esercitare più pressioni”. La ministra sottolinea quanto, al contrario, i vicini Paesi asiatici cerchino di “sostenere i militari, di instaurare maggiori relazioni con loro”. “Li stanno legittimando, per loro non c’è altro presidente oltre il capo militare”, dice. “Bisogna fermarli, bloccando anzitutto la fornitura di carburante, che permette ai raid aerei di continuare”.

Da parte del Nug, il dialogo con la giunta militare è azzerato. “Abbiamo delle condizioni precise: ora non è il momento giusto”, aggiunge. “Il nostro obiettivo è chiaro: non vogliamo continuare a combattere. Dobbiamo fare tutto il possibile per ottenere la pace: non fittizia, artificiale o di facciata. Vogliamo una pace reale: questa è la nostra linea politica”. Ja Htoi Pan ricorda lo Steering Council for the Emergence of a Federal Democratic Union (Scef), coordinamento politico istituito a marzo 2026 con l’obiettivo di realizzare l’unità nel federalismo, superando la centralità dello stesso Nug. “Per far sì che le cose funzionino, dobbiamo pensare fuori dagli schemi”, dichiara. “A partire dall’istruzione di giovani e bambini, che desiderano studiare. Mentre si resiste agli attacchi dei militari, contemporaneamente si porta avanti la costruzione della nazione”.

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