Dalla Malaysia a Trump: la giunta militare birmana fuori dall’isolamento

Dopo la visita di Min Aung Hlaing in Malaysia, anche Indonesia e Brunei potrebbero accogliere il presidente birmano. Intanto Washington ha avviato colloqui diretti con la giunta, interessata a ottenere legittimità internazionale.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Dopo anni di isolamento diplomatico, la giunta militare birmana sta recuperando legittimità internazionale grazie alle recenti aperture da parte dei Paesi della regione e ora anche degli Stati Uniti. 

Dopo una visita in Malaysia il 7 e 8 ottobre, durante la quale il presidente Min Aung Hlaing ha discusso del rimpatrio dei rifugiati birmani con il primo ministro Anwar Ibrahim, altri Paesi del sud-est asiatico hanno annunciato di voler ospitare l’ex generale responsabile del colpo di Stato militare nel 2021 che ha poi aperto la strada alla guerra civile. Min Aung Hlaing è stato nominato presidente ad aprile di quest’anno dopo elezioni illiberali, mentre nel frattempo il conflitto continua a devastare il Paese e a prendere di mira anche obiettivi civili come chiese e monasteri, dove le persone cercano rifugio dai bombardamenti e dagli scontri armati. 

La svolta con la Malaysia

Al termine dei colloqui di settimana scorsa la portavoce del governo birmano ha annunciato che Min Aung Hlaing potrebbe recarsi anche in Indonesia e Brunei. Il premier malese aveva infatti sottolineato che Kuala Lumpur avrebbe fatto “tutto il possibile” per favorire il pieno reintegro del Myanmar nell’ASEAN, l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico. Il governo malese ha poi precisato che il riavvicinamento non equivale a un riconoscimento incondizionato del governo birmano e ha dichiarato di voler proseguire il dialogo tenendo conto delle questioni che restano da affrontare sul piano politico e umanitario. I due governi hanno però concordato di rafforzare la cooperazione in settori come commercio, investimenti, istruzione, agricoltura, energia e sanità. 

Anwar ha inoltre ringraziato Min Aung Hlaing per aver accettato il rientro di migliaia di cittadini birmani. Ma i rimpatri, utilizzati come strategia di politica interna da Anwar in vista delle prossime elezioni, hanno ricevuto il biasimo degli esperti delle Nazioni unite e delle organizzazioni per i diritti umani. Chi viene rimandato indietro rischia infatti persecuzioni, violenze o il reclutamento forzato dopo che nel 2024 la giunta ha imposto a uomini e donne la leva obbligatoria. 

In questa situazione rimane poco chiaro quale sarà il destino dei Rohingya, minoranza etnica perlopiù di fede islamica, alla quale le autorità birmane continuano a negare in larga parte il riconoscimento della cittadinanza. Nello Stato occidentale del Rakhine, da cui proviene la maggior parte dei membri del gruppo, i combattimenti tra esercito e gruppi armati etnici di opposizione sono particolarmente violenti e le principali vittime sono proprio i Rohingya, presi di mira da entrambi gli schieramenti. 

Un calcolo di politica interna e regionale

Diversi osservatori hanno sottolineato come la svolta della Malaysia, che in passato aveva fortemente condannato la giunta militare birmana, arriva dopo mesi di crescente ostilità nei confronti dei Rohingya rifugiati in Malaysia. Nei mesi scorsi alcune petizioni online hanno chiesto l’espulsione della minoranza, e a luglio 100 Rohingya sono stati cacciati dalle proprie abitazioni sull’isola di Penang da residenti locali. Il partito di Anwar ha subito tre sconfitte elettorali consecutive in consultazioni statali consecutive a Negeri Sembilan, Johor e Sabah e i consensi nei confronti del governo sono bassi soprattutto tra la popolazione di etnia malay. Per questo la linea dura sui Rohingya appare più come una risposta al malcontento popolare in vista delle prossime elezioni generali da indire entro inizio 2028.

L’apertura mostrata da Kuala Lumpur segue inoltre le visite di Min Aung Hlaing in Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam (senza contare quelle in India, Cina, Russia, Bielorussia e Kazakistan), segno di un cambiamento anche nell’atteggiamento complessivo dell’ASEAN. Al vertice di maggio nelle Filippine i capi di governo dei vari Paesi avevano riconosciuto la necessità di cercare nuove modalità per affrontare la crisi birmana dopo anni di scarsi progressi nell’attuazione del piano di pace concordato nel 2021. Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr., che detiene la presidenza di turno del blocco regionale, ha citato la necessità di superare lo stallo, ribadendo però che qualsiasi progresso dovrà rispettare i principi dell’organizzazione. 

Le iniziative dei singoli Paesi rischiano però di minare questi sforzi. E anche se un coinvolgimento più pragmatico può offrire canali utili per affrontare la crisi, le richieste di cessazione delle violenze e di dialogo con i gruppi che compongono la resistenza non sono sul tavolo degli impegni della giunta militare. 

Cambio di passo anche negli Stati Uniti

Ora anche il governo guidato dal presidente statunitense Donald Trump ha avviato colloqui diretti con il governo militare. Secondo quanto rivelato da Reuters nei giorni scorsi, a metà settembre, Michael Vance, capo dell’intelligence del dipartimento di Stato, ha incontrato Min Aung Hlaing a Naypyidaw. L’obiettivo principale era ottenere la liberazione dell’imprenditore Adam Castillo, presidente della Camera di commercio statunitense in Myanmar, che era stato catturato dalle autorità locali. 

Ma il confronto ha poi aperto la strada a una collaborazione più ampia. Una fonte ha riferito che il regime ha chiesto in cambio per la liberazione solo “di avere un rapporto ufficiale al giusto livello con il governo degli Stati Uniti”. Ennesima conferma della ricerca di legittimità internazionale da parte della giunta. Altre fonti hanno dichiarato che Vance, che ha assunto l’incarico ad agosto, ha incontrato attori di tutte le fazioni coinvolte nel conflitto birmano e orientato di conseguenza l’approccio del presidente Trump.

L’amministrazione statunitense vuole mettere fine al fenomeno dei centri per le truffe online, proliferati al confine tra Myanmar e Thailandia dopo il 2020 e che colpiscono anche cittadini statunitensi. Ma Washington potrebbe essere interessata anche all’accesso ai giacimenti di terre rare, che si trovano in territori perlopiù controllati dai gruppi armati su cui la Cina esercita la propria influenza. Anche se Washington ha già rimosso alcune misure restrittive nei confronti di elementi vicini all'entourage militare, per il momento Min Aung Hlaing resta sottoposto a sanzioni (imposte a seguito della persecuzione dell’esercito birmano nei confronti dei Rohingya nel 2016-17) e gli Stati Uniti mantengono contatti con l’opposizione democratica e con gruppi armati etnici. Anche in questo caso vengono ignorate le sofferenze della popolazione civile birmana a favore di un approccio pragmatico che prevede di dialogare con chi controlla le istituzioni per perseguire specifici obiettivi interni.

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