Il prezzo del riavvicinamento di Bangkok alla giunta militare birmana

Gli attacchi dell’esercito birmano contro le forze karen hanno raggiunto villaggi e strutture civili in Thailandia, provocando feriti e danni. Per il governo thailandese, che ad agosto aveva accolto Min Aung Hlaing a Bangkok, si apre una difficile prova diplomatica.

Bangkok (AsiaNews) - La giunta militare birmana ha respinto l’accusa di aver causato danni e feriti sul territorio thailandese e ha puntato il dito contro i gruppi di opposizione. In una dichiarazione diffusa il 3 novembre attraverso la televisione di Stato Myanmar International Television, il regime ha accusato la Karen National Union (KNU), il suo braccio armato, la Karen National Liberation Army (KNLA), il Governo di unità nazionale (NUG), il Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (CRPH) e le Forze di difesa del popolo (PDF) di aver sparato deliberatamente oltre confine per compromettere i rapporti tra Myanmar e Thailandia. Un bel problema per il governo autoritario del generale diventato presidente Min Aung Hlaing, che sta cercando legittimazione internazionale partendo proprio dai Paesi suoi vicini più prossimi. 

Le dichiarazione della giunta golpista tornata al potere con un colpo di Stato nel 2021 arrivano dopo che il 29 ottobre un civile thailandese è rimasto ferito da un proiettile durante gli scontri tra l’esercito birmano e le forze karen, vicino alla città thailandese di Mae Sot. La giunta sostiene che le proprie truppe non utilizzino armi di quel tipo e afferma di aver già fornito spiegazioni alle autorità militari thailandesi, senza tuttavia presentare prove a sostegno della propria versione. Anche nella provincia di Tak, più a sud, la situazione resta instabile. Lo stesso giorno proiettili e schegge di esplosivi hanno raggiunto il territorio thailandese: una donna di 55 anni è rimasta ferita e un proiettile ha attraversato il tetto di un’abitazione, finendo sul petto di un ragazzo di 14 anni che si trovava al riparo in casa, senza provocargli lesioni. 

Nell’ultima settimana i combattimenti in Myanmar hanno continuato ad avere ripercussioni sulla popolazione thailandese che vive lungo il confine. Il 31 ottobre, due bombe sganciate da un aereo militare birmano contro una posizione del KNU sulla sponda opposta del fiume Salween hanno danneggiato alcuni edifici a Mae Sam Laep, nella provincia thailandese di Mae Hong Son. Secondo le autorità locali, le onde d’urto e i frammenti delle esplosioni hanno colpito 17 edifici, tra cui un centro sanitario, un centro per l’infanzia, una struttura amministrativa e luoghi di culto musulmani, buddhisti e cristiani. Diverse famiglie, soprattutto con bambini e anziani, hanno lasciato temporaneamente le proprie case per trasferirsi in aree del Paese più interne.

La tensione è cresciuta ancora dopo un bombardamento avvenuto il 3 novembre contro un dormitorio femminile nei pressi del villaggio di De Pu No, nello Stato birmano Karen. Secondo le informazioni raccolte dalle autorità thailandesi, l’attacco ha provocato inizialmente due morti e nove feriti. Due ragazze in gravi condizioni sono state trasportate in barca oltre il fiume Salween per ricevere cure in Thailandia: una delle due è morta mentre attendeva il trasferimento in ospedale. 

Bangkok per ora ha reagito convocando il 2 novembre l’addetto militare birmano, Win Thu Lin, per chiedere all’esercito di Naypyidaw di prestare maggiore attenzione alle operazioni condotte nelle aree vicino alla frontiera. Il primo ministro Anutin Charnvirakul ha dichiarato che la Thailandia intende tutelare la propria sovranità. Sul terreno, le forze thailandesi hanno rafforzato i pattugliamenti lungo il Salween, mentre i residenti sono stati invitati a restare al riparo in caso di nuovi attacchi.

L’esercito ha inoltre sospeso dal 30 ottobre al 5 novembre le autorizzazioni per il trasporto di merci attraverso alcuni valichi informali nei distretti di Mae Sot e Phop Phra, rallentando gli scambi commerciali che sono spesso vitali per le comunità che abitano sulle frontiera.

Negli ultimi mesi l’esercito birmano ha cercato di intensificare le campagne di riconquista del territorio per legittimarsi agli occhi della comunità internazionale, colpendo le aree controllate e dal KNU e dal KNLA, due delle principali organizzazioni della resistenza karen, soprattutto nel distretto di Hpapun. La regione è strategica anche per le rotte di approvvigionamento che partono dai mercati thailandesi.

Secondo il KNU, da maggio, gli attacchi dell’esercito birmano nella zona hanno provocato almeno sette morti e 47 feriti tra i civili, oltre a più di 54mila sfollati in 67 villaggi. Il gruppo ha inoltre sostenuto che i bombardamenti del 31 ottobre contro una sua base sul Salween avessero come obiettivo interrompere le rotte commerciali e di rifornimento utilizzate da una delle sue brigate.

Il KNU, fondato nel 1947, è una delle più longeve organizzazioni etniche armate del Myanmar e da decenni si batte per l’autonomia del popolo karen. Dopo il golpe del 2021, il gruppo ha intensificato la collaborazione con le forze di opposizione al regime militare, offrendo anche addestramento ai giovani che si sono uniti alla resistenza nelle fila delle PDF, i gruppi armati che fanno riferimento ai deputati del NUG, il governo civile in esilio. Il KNLA, in particolare, controlla diverse aree rurali lungo il confine ed è proprio qui che l’esercito birmano continua a condurre operazioni terrestri e bombardamenti aerei.

Secondo le stime delle Nazioni unite, in meno di sei anni il conflitto civile ha causato circa 100mila morti e oltre 3,5 milioni di sfollati.

Questa crisi lungo il confine di oltre 2.400 chilometri mette in luce anche i limiti della strategia di riavvicinamento alla giunta portata avanti negli ultimi mesi dal governo thailandese. Il 6 e 7 agosto il premier Anutin Charnvirakul aveva accolto a Bangkok Min Aung Hlaing per la sua prima visita ufficiale in Thailandia da quando è diventato ufficialmente presidente ad aprile dopo elezioni pilotate e parziali. La visita, accompagnata da una cerimonia con gli onori militari e da un forum economico bilaterale, aveva segnato un passo importante nel tentativo di normalizzare i rapporti con il regime. Nella dichiarazione congiunta, Bangkok si era impegnata a sostenere il pieno reinserimento del Myanmar nei meccanismi dell’ASEAN e i due Paesi avevano concordato di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza, commercio ed energia con l’obiettivo dichiarato di portare gli scambi bilaterali a 12 miliardi di dollari.

La scelta thailandese, definita di “riavvicinamento calibrato”, nasce da interessi concreti: il controllo dei flussi migratori, la lotta al narcotraffico e alle reti criminali transnazionali, la sicurezza dei confini e la dipendenza energetica. Il Myanmar fornisce infatti alla Thailandia circa il 15-20% del gas naturale necessario al Paese, attraverso i giacimenti di Yadana e Zawtika. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, inoltre, oltre 4,1 milioni di cittadini birmani vivono in Thailandia, tra cui circa 2,3 milioni di lavoratori registrati. Per Bangkok mantenere un canale diretto con Naypyidaw è dunque una necessità economica e di sicurezza, oltre che una scelta diplomatica.

Ma le contropartite politiche ottenute finora sembrano limitate. La visita di Min Aung Hlaing non ha prodotto cambiamenti nella posizione della giunta nei confronti dell’ASEAN. Al contrario, il regime ha continuato a offrire concessioni limitate all’organizzazione regionale, rifiutandosi di liberare la leader democratica Aung San Suu Kyi e contrastando il ruolo dell’inviato speciale incaricato di facilitare il dialogo tra le parti in conflitto. 

L’analista Thitinan Pongsudhirak ha sottolineato che Bangkok avrebbe potuto mantenere la cooperazione con il Myanmar su commercio, energia e controllo delle frontiere senza offrire a Min Aung Hlaing una così evidente riabilitazione politica. Il rischio è infatti che il regime interpreti le aperture dei Paesi vicini come un riconoscimento della propria legittimità senza sentirsi obbligato a ridurre la violenza o a cercare un accordo con le forze che controllano ampie parti del territorio, come sta avvenendo ora. 

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