Astana (AsiaNews) - A Seoul i leader degli Stati dell'Asia Centrale e della Corea del Sud hanno discusso nei giorni scorsi la natura delle relazioni tra i sei Paesi, e la loro visione per il futuro. Tra i temi principali figuravano i minerali critici (in particolare le terre rare) e le relative catene di approvvigionamento, lo sviluppo congiunto dei corridoi di trasporto, il capitale umano e la cooperazione industriale.
Il formato di dialogo "5+1" risale al 2007, anno in cui il Forum di cooperazione fu lanciato proprio su iniziativa della Corea del Sud. Nel 2017 è stato istituito un segretariato permanente, e parallelamente è cambiato lo status dei partecipanti: fino al 2019 le discussioni si svolgevano a livello di vice-ministri degli Esteri dei sei Paesi. Il forum di settembre ha riunito per la prima volta i presidenti di tutti e sei gli Stati: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Corea del Sud. Il dialogo presidenziale è importante anche perché l'influenza del capo di Stato nei Paesi dell'Asia centrale è tradizionalmente elevata, fungendo non solo da portavoce degli interessi del Paese sulla scena internazionale, ma anche da arbitro delle questioni politiche interne, le cui sfumature devono essere prese in considerazione nell'attuazione delle iniziative di politica estera.
Ad esempio il presidente della repubblica del Kazakistan, Kasym-Žomart Tokaev, incarna l'approccio multiforme alla politica estera tipico degli stati dell'Asia centrale, dimostrando la sua capacità di conquistare il consenso. Nello specifico, durante la sua visita a Seoul, Tokaev ha incaricato il ministro della cultura e dell'informazione del Kazakistan, Arman Kyrykbaev, di visitare il complesso commemorativo di Daejeon in Corea del Sud, per onorare la memoria del Generale Hong Beom-do, un generale venerato in Corea e simbolo della resistenza anti-giapponese all'inizio del XX secolo.
A prima vista, il recente vertice potrebbe sembrare solo un altro forum di discussione, conclusosi con una dichiarazione di facciata - in questo caso, la Dichiarazione di Seoul - con scarsi risultati pratici. Tuttavia, il formato “Asia Centrale - Repubblica di Corea” presenta prospettive concrete, e l'interesse tra i Paesi è reciproco. Le repubbliche dell'Asia Centrale sono interessate non solo all'accesso a prodotti ad alta tecnologia, ma anche al trasferimento di competenze nell'ingegneria meccanica e nella microelettronica, nonché a un'ulteriore localizzazione della produzione all'interno dei propri territori. Le autorità vedono in questo un modo per superare le imperfezioni strutturali delle loro economie e valorizzare il capitale umano. Inoltre, la Corea del Sud possiede tecnologie efficienti per l'utilizzo delle limitate risorse idriche, il che risulta estremamente attraente per i Paesi dell'Asia Centrale, dove circa il 50% dell'acqua prelevata per l'irrigazione viene persa a causa di un utilizzo inefficiente e del deterioramento delle infrastrutture.
L'interesse della Corea del Sud, a sua volta, è motivato dalla ricerca di ulteriori riserve di minerali critici (litio, uranio e metalli delle terre rare) e dal tentativo di integrarsi nella rotta internazionale di trasporto transcaspica, per garantire un transito terrestre affidabile tra Asia ed Europa. E naturalmente è opportuno sottolineare il desiderio di ridurre l'influenza della Cina, che entro il 2026 diventerà il principale partner commerciale per ciascuno dei Paesi dell'Asia centrale.
Il volume totale degli investimenti diretti accumulati dalla Corea del Sud nei Paesi dell'Asia Centrale, secondo alcune stime, ammonta già a circa 20 miliardi di dollari, di cui oltre il 95% è rappresentato da Kazakistan e Uzbekistan. Il Kazakistan contribuisce direttamente a circa la metà del volume degli scambi commerciali, con oltre 10 miliardi di dollari. In queste circostanze, gli accordi commerciali firmati tra Astana e Seoul, del valore di 19 miliardi di dollari, mirano a dare nuovo impulso all'ulteriore approfondimento della cooperazione tra i due Paesi. A tal fine, si procederà all'elaborazione di un “Programma globale per la cooperazione commerciale, economica e degli investimenti per il periodo 2027-2030”.
Il recente vertice va quindi considerato come un'opportunità per tutti i Paesi dell'Asia centrale. Il Kirghizistan e il Tagikistan devono attuare riforme globali, riducendo la dipendenza delle loro economie dalle rimesse e dall'agricoltura e incoraggiando lo sviluppo di un settore industriale a pieno titolo. I Paesi dell'Asia Centrale sono ben posizionati per sfruttare la propria posizione geografica, perseguendo un approccio multiforme alla politica estera; non è un caso che si stiano adoperando per attrarre investimenti stranieri, senza i quali sarebbe estremamente difficile per loro modernizzare le proprie economie. Anche perché l'interesse per la regione potrebbe iniziare a diminuire in caso di de-escalation dei conflitti globali, soprattutto se molte disposizioni dovessero rimanere in vigore solo nelle dichiarazioni firmate.




















