Dal Kazakistan a Baku: la frenata dell'Asia su Mosca

I rapporti dei vicini orientali con Mosca restano per lo più in sospeso, nel tentativo di ridurre le dipendenze senza rompere in modo definitivo con i russi. Mentre per l'ennesima volta a Biškek Xi Jinping non ha accolto l'appello di Putin a sbloccare il progetto del gasdotto "Forza della Siberia 2".

di Vladimir Rozanskij

Astana (AsiaNews) - Il Kazakistan ha recentemente vietato la maggior parte delle importazioni di grano russo, mentre il suo principale partner commerciale, la Cina, ha inferto a Mosca due duri colpi. In primo luogo, Pechino si è rifiutata di fornire sistemi di propulsione navale per i carichi che la Russia intendeva utilizzare per sviluppare la rotta marittima del nord nell'Artico. In secondo luogo, ha di fatto bloccato il progetto del gasdotto “Forza della Siberia-2”: il presidente russo Vladimir Putin, incontrando Xi Jinping nei giorni scorsi a Biškek, per i 25 anni della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shangai, l’ha supplicato per l’ennesima volta di accettare, ricevendo il solito rifiuto. Diverse pubblicazioni internazionali sostengono che la Cina e i Paesi più vicini alla Russia in Asia stiano cambiando rotta e prendendo silenziosamente le distanze da Mosca.

I rapporti rimangono per lo più in sospeso, nel tentativo di ridurre le dipendenze senza rompere in modo definitivo con i russi. È molto evidente per l’Azerbaigian, che negli ultimi tempi rilascia spesso dichiarazioni ostili, per poi ribadire che “le relazioni con la Russia sono buone”, seguite da altre dichiarazioni secondo cui le relazioni sono pessime, in piena contraddizione. Come osservano diversi esperti, si sta già tentando di costruire una sorta di struttura per il mondo postbellico, in cui i Paesi asiatici “amichevoli” cercano di mantenere alcune opportunità di guadagno sul mercato russo e contatti minimi con la Russia.

A differenza della Russia, che è entrata in uno scontro diretto con l'Occidente, tutti i Paesi che rimangono alleati anche militari della Russia - come l’Iran, la Cina e la Corea del Nord - stanno cercando con molta cautela di evitare i rischi di sanzioni per la propria economia. Allo stesso tempo, ovviamente, non si parla di un blocco della Russia o di una rottura dei rapporti. Si tratta piuttosto di cercare di costruire il modello di cooperazione più efficace in questo momento, sulla base dell'attuale comprensione degli eventi, compreso lo sfruttamento della situazione in cui si trova attualmente Mosca.

Oggi la Russia è fortemente dipendente dall'economia cinese. Senza il sostegno di Pechino, l'economia russa sarebbe completamente diversa; secondo diversi commentatori, è difficile dire quanto durerà questa dipendenza, quanto persisterà dopo la guerra, ma oggi la Cina sta svolgendo un ruolo chiave nell'adattamento dell'economia russa alla pressione delle sanzioni senza precedenti nella storia degli ultimi quattro anni. La Russia stessa ha bisogno (cosa impensabile solo pochi anni fa) di sostegno, di accesso a determinate risorse, petrolio e gas, e la Cina sta approfittando di questa situazione, cercando di ottenere il massimo nei negoziati.

L’Asia centrale sceglie la massima cautela: dopo l'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, tutti i cinque Paesi hanno dichiarato una posizione neutrale, e i loro presidenti evitano di dare valutazioni pubbliche sulla guerra stessa. Fece eccezione la dichiarazione del presidente del Kazakistan, Kasym-Žomart Tokaev nell’estate del 2022 al Forum economico di San Pietroburgo, con il rifiuto di riconoscere le “repubbliche indipendenti” del Donbass. Poi, però, anche la retorica ufficiale di Astana è diventata notevolmente più contenuta: “Tokaev sceglie sempre le espressioni più neutrali riguardo alla guerra. L'anno scorso, ad esempio, ha persino cominciato a dire che la Russia è invincibile sul campo di battaglia. Queste formulazioni dimostrano che il Kazakistan dipende dalla Russia. I nostri leader cercano di non provocare Mosca, di non mettersi in una posizione opposta”, commenta il sociologo kazako Serik Beisembayev, direttore del centro di ricerca indipendente PaperLab.

Anche la posizione del presidente kirghizo Sadyr Žaparov era diventata controversa nei primi giorni di guerra. In seguito a una conversazione telefonica tra Putin e Žaparov, il Cremlino aveva riferito che il leader kirghizo aveva “espresso sostegno alle azioni della Russia per proteggere la popolazione civile del Donbass”; la dichiarazione ufficiale dell'amministrazione kirghisa, però, non conteneva tali parole. I rapporti tra la Russia e l’Asia, più che la “svolta ad Oriente” tanto proclamata, sembrano oggi esprimere una perdita di orientamento, tra steppe e montagne senza veri confini.

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