Il ritorno della Guardia popolare in Russia  

A San Pietroburgo sono attualmente in servizio circa 40 milizie di volontari, e molte altre sono attive a Mosca e in molte altre città della Russia. Richiamando l'esperienza delle squadre di sovietica memoria per il controllo della criminalità e il “rafforzamento della moralità pubblica”.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - La Russia si sta adoperando attivamente per ripristinare l'esperienza sovietica dei gruppi della Guardia popolare, la Družina, i vigilantes di strada come forma di controllo della criminalità e per “rafforzare la moralità pubblica”. Si ricorda che negli anni Sessanta, sul giornale giovanile comunista del Moskovskij Komsomolets fu pubblicata una lettera di alcuni studenti del decimo anno, convocati nell’ufficio della preside, a causa dei tagli di capelli che sembravano esagerati. Tutto sarebbe andato bene, se non fosse che la giovane artista Ira Zaitseva, una persona piuttosto eccentrica, aveva raffigurato questa preside con gli occhiali, una challah in testa e un paio di forbici enormi sulla spalla, mentre abbracciava una povera studentessa dell'ultimo anno in lacrime. La preside era membro del comitato distrettuale del partito, insignita di numerose medaglie, e a vedere il ritratto ebbe un infarto, suscitando un enorme scandalo.

A quei tempi, la brillante editorialista del quotidiano “Cultura Sovietica” Elena Bruskova si recò a Rostov per un colloquio con il primo segretario del comitato regionale del partito, Sergej Bondarenko, un tiranno famigerato. Elena era in ritardo per l'appuntamento, e si precipitò al comitato regionale, ma il poliziotto non la fece entrare: i pantaloni erano proibiti. Irena Andreeva, la principale critica d'arte della Casa della moda di tutta l'Unione Sovietica, arrivata per tenere il discorso di apertura di un importante seminario indossando degli stivali-calzino inauditi, fu cacciata dal podio dal moderatore del seminario, un vice-ministro. Pantaloni, stivali e acconciature sono cose innocue, ma venivano allora ritenuti elementi di predisposizione delle persone all'influenza corruttrice dell'Occidente.

Si applicava allora il principio militare: se non sai fare, ti insegneremo; se non vuoi, ti costringeremo. In Russia c’erano tutti gli strumenti per questo: l'esercito, la scuola, la polizia anti-sommossa, i tribunali, le squadre di volontari del Komsomol e tanto altro. Oggi è la Duma di Stato, che tra poco verrà rinnovata da “elezioni democratiche”, che sforna leggi a raffica, una più selvaggia dell'altra. La “legge sugli agenti stranieri”, copiata anche dalla Georgia e dai Paesi dell’Asia centrale, è un perfetto esempio di ritorno alla moralità sovietica, ma ora si torna perfino alle milizie cittadine dei volontari.

Nell’Urss le task force dei vigilantes si occupavano di mantenere l'ordine nei dormitori studenteschi, e durante gli eventi pubblici all'università statale di Mosca. Inizialmente il lavoro dei membri del Komsomol, l’organizzazione giovanile comunista, era regolato solo da decreti e istruzioni del Comitato centrale, ma divenne ufficiale con l'adozione della risoluzione “Sulla partecipazione dei lavoratori al mantenimento dell'ordine pubblico nel Paese” del 1959. Entro il 1970, i distaccamenti operativi del Komsomol si erano organizzati in unità specializzate indipendenti. Un regolamento adottato nello stesso anno consolidò la loro specializzazione specifica: “il lavoro tra i giovani e i minori”. Oltre cinque milioni di persone prestarono servizio in questi distaccamenti operativi nel corso degli anni della loro esistenza.

A San Pietroburgo sono attualmente in servizio circa 40 milizie di volontari, e molte altre sono attive a Mosca e in molte altre città della Russia. Non è del tutto chiaro se le loro attività si estendano a tutti i distretti cittadini, ma comunque ogni bilancio comunale deve includere fondi per il lavoro dei volontari, che sono pronti a pattugliare gli isolati e individuare le persone vestite in modo poco conveniente e di “comportamento immorale”, non per tornaconto personale, bensì unicamente per ragioni ideologiche. Questo, come sottolinea la corrispondente di NTV Daria Krivolapova, distingue in qualche modo i vigilantes moderni dai loro predecessori, che almeno cercavano di scalare in alto verso le sfere superiori del potere sovietico.

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