Kathmandu (AsiaNews) - La Chiesa cattolica in Nepal si muove per rispondere all’emergenza causata dalle inondazioni al confine col Tibet che hanno provocato vittime e dispersi con un bilancio che si fa ogni ora più drammatico, mentre papa Leone esprime “cordoglio e preghiera” in un telegramma inviato oggi. Raggiunto da AsiaNews p. Silas Krishna Bogati, amministratore apostolico del vicariato del Nepal, sottolinea che “i soccorsi e gli aiuti di emergenza sono la priorità assoluta dopo le inondazioni mortali che hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet”. “Ieri - prosegue il sacerdote - abbiamo subito la peggiore inondazione mai registrata, che si è propagata a valle. Il fiume Bhotekoshi, che scende dal Tibet, in Cina, ha causato gravi danni lungo il suo corso, mentre la parte nepalese è già stata colpita da massicce inondazioni. Secondo una prima stima, 1.300 persone - conferma - risultano disperse”.
Sulla tragedia che ha colpito Tibet e Nepal è intervenuto anche papa Leone XIV, con un telegramma di cordoglio inviato oggi a firma del segretario di Stato card. Pietro Parolin. Nella nota il pontefice si dice “rattristato nell’apprendere della perdita di vite umane” e delle “devastazioni” causate dalle inondazioni. “Affidando le anime dei defunti alla clemenza dell’Onnipotente” prosegue il telegramma di papa Prevost, ribadisce la propria “vicinanza spirituale” a quanti “sono stati colpiti da questa tragedia”. Infine, il pontefice offre preghiere “per il personale di emergenza” impegnato nelle operazioni di salvataggio in corso, invocando “assistenza e protezione divina”.
Tornando alla stima dei danni, le inondazioni avrebbero colpito in modo significativo anche i due fiumi Bhote Koshi e il Trishuli, causando gravi danni, mentre il bilancio aggiornato - ma pur sempre provvisorio - parla di oltre 330 vittime e migliaia di dispersi. Interi villaggi sono stati spazzati via da quello che i testimoni hanno definito un vero e proprio tsunami di fango e detriti che ha travolto qualsiasi cosa ha incontrato sul percorso, mentre gli esperti avvertono del pericolo di una seconda alluvione che potrebbe colpire l’area nelle prossime ore. Tra i dispersi figurano diversi stranieri che stavano facendo trekking e fedeli che stavano raggiungendo il Mansarovar, un tradizionale luogo di pellegrinaggio indù. L’intera zona è anche un itinerario per escursionisti, alpinisti o semplici appassionati di viaggi e montagna.
Il Consiglio dei ministri del governo di Kathmandu ha dichiarato tutte le aree colpite da “calamità naturale” per i prossimi tre mesi. È stato deciso di fornire cure mediche gratuite ai feriti, mentre sono in corso le operazioni di soccorso e trasferimento delle persone bloccate in luoghi considerati più sicuri. “È la seconda volta - ricorda ad AsiaNews p. Bogati - che si verifica un disastro di questo tipo in quella zona, ma questa volta è di proporzioni enormi”. “In quella zona - aggiunge - vivono circa 25 famiglie cattoliche. Preghiamo per la loro incolumità. Sono in attesa di ulteriori notizie sulla loro situazione.
Le squadre del Catholic Relief Services e della Caritas locale si trovano già nella zona colpita dalle inondazioni per contribuire alle operazioni di emergenza, insieme ad altre organizzazioni umanitarie internazionali. Per il vicario apostolico del Nepal il “quadro completo” di un disastro che è equiparabile a una devastazione totale “emergerà solo tra qualche giorno” mentre il Paese ha iniziato una conta dei danni che, in molti casi, risulterebbero “irreparabili”. Al contempo, conclude p. Bogati, il Paese “ha urgente bisogno di preghiere e sostegno”.
Lo US Geological Survey suggerisce una prima ipotesi sulle cause dell’inondazione improvvisa, attribuendola al crollo di un ghiacciaio o a una valanga di ghiaccio che potrebbe essere precipitata nel fiume Lhende, bloccandone temporaneamente il flusso. L’acqua potrebbe quindi essersi accumulata dietro l’ostacolo naturale prima che la barriera cedesse, provocando una potente ondata a valle nel fiume Bhotekoshi. Sebbene questa spiegazione sia preliminare, gli scienziati stanno approfondendo se lo straripamento di un lago glaciale possa aver contribuito all’alluvione. È stato inoltre segnalato un terremoto registrato in Tibet più o meno nello stesso arco temporale, ma il suo ruolo deve ancora essere accertato.
Suor Veena Dias, insegnante in pensione e membro della Congregazione di Gesù, ha dichiarato ad AsiaNews che la tragedia che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet a seguito delle devastanti inondazioni improvvise e di una frana è di “proporzioni enormi”. “Molte persone - ha aggiunto la religiosa - sono state colpite dall’inondazione improvvisa”. Le squadre di soccorso stanno correndo contro il tempo per trovare i sopravvissuti: secondo i dati ufficiali sono più di 1.300 le persone disperse a seguito delle inondazioni improvvise e delle frane lungo il confine tra Nepal e Tibet, ma il numero effettivo potrebbe essere con tutta probabilità di gran lunga maggiore.




















